Il 1° agosto 2025, Nerviano Medical Sciences Srl (NMS) ha annunciato l’apertura di una nuova filiale a Shanghai. Una mossa che, sulla scia della sede inaugurata a Boston nel 2023, proietta il polo oncologico italiano nel cuore del biotech cinese, dove investimenti pubblici superiori ai 100 miliardi di dollari annui stanno trasformando la Cina in un attore globale di primo piano.
Ma dietro questa espansione internazionale si celano tensioni interne: a poche settimane dall’annuncio, la decisione del fondo di private equity PAG (azionista di controllo con sede a Hong Kong) di chiudere i reparti di chimica e biologia preclinica a Nerviano ha scatenato una importante mobilitazione, con oltre 90 ricercatori a rischio esubero.
Una vicenda che mette in luce la contraddizione centrale della farmaceutica italiana: eccellenze locali capaci di competere su scala mondiale, ma vulnerabili alle logiche di capitali esteri e ai mutamenti geopolitici.
Le origini: da Carlo Erba al boom di Nerviano
Le radici di NMS affondano nella storia industriale italiana. Nel 1853 Carlo Erba fondava a Milano una farmacia-laboratorio che presto sarebbe diventata uno dei primi esempi di impresa farmaceutica moderna. Nel 1935 nasce Farmitalia, che negli anni ’60 acquisisce terreni a Nerviano, alle porte di Milano, trasformandoli in un centro di ricerca veterinaria prima, e oncologica poi.
Il secondo dopoguerra segna la svolta: l’Italia, sostenuta dal Piano Marshall, diventa un esportatore netto di farmaci. La fusione Farmitalia Carlo Erba (1978, sotto Montedison) consolida Nerviano come hub oncologico europeo. Qui vengono sviluppate molecole iconiche come la daunorubicina e l’adriamicina, che segnano la storia della chemioterapia. Negli anni ’80 le esportazioni farmaceutiche italiane raggiungono il 40% del fatturato settoriale, rendendo il Paese un attore competitivo in Europa accanto a Germania e Francia.
Globalizzazione e crisi: dalla dismissione Pfizer al salvataggio pubblico
Gli anni ’90 e 2000 portano le ondate di consolidamento tipiche del pharma globale. Farmitalia Carlo Erba viene acquisita da Pharmacia (1993), poi da Upjohn e infine da Pfizer (2003). Ma nel 2004 Pfizer decide di dismettere il sito di Nerviano, ritenuto non più strategico, cedendolo alla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (CFIC), che lo trasforma in Nerviano Medical Sciences.
Il nuovo corso, pur salvando centinaia di posti di lavoro, non basta a evitare la crisi finanziaria del 2009: i debiti accumulati rischiano di far crollare il polo, fino all’intervento della Regione Lombardia. Tra il 2011 e il 2012, la Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB) acquisisce il 100% di NMS Group, riorganizzando l’azienda attorno a una pipeline oncologica diversificata e a sussidiarie come Accelera (ricerca preclinica) e NerPharMa (produzione GMP).
L’arrivo dei capitali asiatici: da SARI a PAG
La svolta arriva nel 2018, quando Hefei SARI V-Capital, società cinese legata all’Accademia delle Scienze, acquisisce il 90% di NMS per circa 300 milioni di euro, lasciando a FRRB un 10% di presidio istituzionale. L’obiettivo è valorizzare la pipeline oncologica italiana aprendola al mercato cinese, in piena fase di boom biotech.
Nel 2021 entra in scena Pacific Alliance Group (PAG), uno dei principali fondi di private equity asiatici con sede a Hong Kong e oltre 50 miliardi di dollari in gestione, che rileva il 45% di NMS diventandone l’azionista di maggioranza. Tra il 2023 e il 2024, PAG completa l’acquisizione delle quote residue di FRRB, rendendo NMS un gruppo interamente privato a capitale estero.
Sotto la regia di PAG, NMS accelera: filiale a Boston (2023), piattaforma ADC in rapida espansione e tre candidati oncologici in arrivo alla fase II nel 2025.
Le proteste del 2025: tra scienza e lavoro
Il 15 luglio 2025, la direzione NMS annuncia la chiusura dei reparti di chimica e biologia a Nerviano, mettendo a rischio 90 ricercatori con competenze uniche. La comunicazione, avvenuta in Assolombarda senza la presenza del CEO Hugues Dolgos, scatena un’ondata di proteste: presidi sindacali (CGIL, CISL, UIL), scioperi e audizioni in Regione Lombardia.
I lavoratori denunciano una “delocalizzazione mascherata” verso la Cina, temendo la dispersione di un patrimonio scientifico che ha prodotto farmaci come Entrectinib. La sindaca di Nerviano e parlamentari lombardi chiedono un tavolo interministeriale, mentre i licenziamenti vengono prorogati a settembre 2025 in attesa di soluzioni.
Le parole di una ricercatrice, Stefania Re Depaolini, sintetizzano il sentimento diffuso:
Non è solo il nostro lavoro, è un pezzo di scienza italiana che rischia di sparire.
Geopolitica e de-risking: un equilibrio fragile
L’espansione di NMS in Cina non è un caso isolato: riflette il nuovo asse della farmaceutica mondiale. La Cina ha destinato oltre 100 miliardi di dollari annui al biotech, attirando talenti e multinazionali. Per NMS, Shanghai significa trial clinici rapidi, partnership locali e accesso a un mercato in crescita a doppia cifra.
Ma in Italia, dove il pharma vale 52 miliardi di euro di produzione e 49 miliardi di export (2023, Farmindustria) ed è il sesto esportatore mondiale con il 5,65% del totale globale (Eurostat), la mossa solleva timori di perdita di sovranità scientifica.
L’Unione Europea parla da due anni di “de-risking”: ridurre la dipendenza da Pechino senza interrompere i rapporti commerciali. Un concetto cruciale per il settore farmaceutico, dato che fino all’80% di alcuni principi attivi (API) proviene da Cina e India. La pandemia ha reso evidente questa vulnerabilità, con blocchi improvvisi nelle forniture e carenze di medicinali essenziali.
NMS come paradigma del futuro
Il caso NMS non riguarda solo un sito lombardo, ma l’intero modello di sviluppo del pharma italiano. Da un lato, la capacità di attrarre capitali e inserirsi nei circuiti globali dell’innovazione. Dall’altro, la fragilità di un sistema che rischia di perdere competenze fondamentali se la ricerca viene sacrificata alle logiche finanziarie.
In un mondo multipolare, segnato dalla rivalità USA-Cina e dalle strategie europee per difendere asset critici, NMS è diventata un laboratorio vivente delle contraddizioni della farmaceutica contemporanea.
Il futuro dipenderà non solo dalle scelte degli azionisti, ma dalla capacità di Roma e Bruxelles di sostenere la ricerca con politiche industriali mirate: perché senza una visione di lungo termine, la scienza di Nerviano rischia di essere ricordata come un patrimonio disperso, anziché come un pilastro dell’autonomia tecnologica europea.