Critical Medicines Act, forte segnale politico per l’industria

Il voto favorevole del Parlamento Europeo sul Critical Medicines Act segna un passaggio chiave nella strategia industriale e sanitaria dell’Unione. Non solo accesso ai farmaci, ma ripensamento di produzione, procurement e supply chain in un’ottica di sicurezza strategica.

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Il 20 gennaio 2026 il Parlamento Europeo ha approvato il Critical Medicines Act con una maggioranza ampia e trasversale. Un dato politico rilevante, che va letto non solo come risposta alle carenze di farmaci emerse negli ultimi anni, ma come messaggio chiaro all’industria farmaceutica e alla filiera produttiva europea.

Il tema non è più soltanto sanitario. È industriale, strategico, geopolitico.

Dal problema delle carenze a una politica industriale

Negli ultimi cinque anni l’Unione Europea ha sperimentato una vulnerabilità strutturale: carenze ricorrenti di medicinali essenziali, dipendenza da forniture extra-UE, fragilità delle catene di approvvigionamento.

Il Critical Medicines Act nasce per trasformare una gestione emergenziale in una politica strutturata, integrata con la riforma complessiva della legislazione farmaceutica europea.

L’obiettivo dichiarato è duplice:

  • garantire continuità di accesso ai medicinali critici
  • rafforzare la capacità produttiva europea.

Produzione europea e procurement come leve strategiche

Uno degli elementi più rilevanti per il settore è il rafforzamento del ruolo del public procurement come strumento di politica industriale.

Il testo apre esplicitamente alla possibilità di:

  • criteri di gara che valorizzino produzione in UE
  • strumenti di acquisto congiunto
  • meccanismi per sostenere la capacità produttiva locale nei segmenti più vulnerabili

Per molte aziende, soprattutto nel comparto dei farmaci maturi e a basso margine, questo rappresenta un potenziale cambio di scenario: dal rischio di disinvestimento a una nuova centralità strategica.

Supply chain: resilienza prima dell’efficienza

Il CMA segna anche un cambio culturale: la resilienza – intesa come capacità del sistema di reggere shock, crisi e discontinuità senza interrompere l’accesso ai farmaci – entra formalmente tra gli obiettivi regolatori, accanto a qualità, sicurezza ed efficienza dei costi.

Per la filiera questo significa:

  • maggiore attenzione alla localizzazione degli API;
  • riduzione delle dipendenze da singoli Paesi o fornitori;
  • possibile ripensamento dei modelli just-in-time.

Non è ancora una politica di reshoring esplicito, ma la direzione è chiara.

Impatti attesi per l’industria farmaceutica

Dal punto di vista industriale, il Critical Medicines Act pone alcune domande chiave:

  • quali segmenti produttivi saranno considerati “critici”?
  • quali incentivi reali accompagneranno le nuove richieste?
  • come verranno bilanciati costi, sostenibilità economica e obblighi di fornitura?

Il voto del Parlamento non chiude il dibattito, ma alza l’asticella politica in vista dei triloghi con il Consiglio e la Commissione.

Un tassello della Health Union europea

Il CMA si inserisce nella visione di una European Health Union più integrata, dove l’accesso ai farmaci è considerato una questione di sicurezza collettiva.

In questo quadro, l’industria non è solo fornitore, ma attore sistemico: chiamato a dialogare su produzione, scorte, pianificazione e rischio.

Che cosa succede ora

Il testo entrerà nella fase di negoziazione interistituzionale. I prossimi mesi saranno decisivi per capire:

  • il grado di flessibilità per le aziende
  • l’impatto concreto sui modelli produttivi
  • il livello di coordinamento tra Stati membri

Una cosa è certa: il tema dei medicinali critici è ormai stabilmente nell’agenda industriale europea.