Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità del settore farmaceutico, il Trattato sull’Ecofarmacovigilanza di Adriano Pistilli rappresenta un punto di svolta. Non si tratta semplicemente di un volume tecnico, ma di un’opera sistematica che ambisce a definire i confini di una disciplina ancora giovane ma ormai imprescindibile.
L’ecofarmacovigilanza nasce come estensione naturale della farmacovigilanza: se quest’ultima osserva gli effetti avversi dei farmaci sull’uomo, la prima ne analizza le conseguenze sugli ecosistemi. Un cambio di prospettiva che amplia il concetto stesso di sicurezza del farmaco.
Il ciclo di vita del farmaco e l’ambiente invisibile
Il presupposto concettuale del volume è tanto semplice quanto radicale: il farmaco non termina la propria azione nel corpo del paziente. Dopo l’uso, principi attivi e metaboliti entrano nei sistemi idrici, nei suoli, nella catena alimentare, spesso senza essere intercettati dai trattamenti di depurazione convenzionali.
Pistilli ricostruisce con precisione questa “seconda vita” del farmaco, mostrando come l’inquinamento farmaceutico sia una conseguenza strutturale dei modelli di consumo, produzione e smaltimento oggi dominanti.
Antimicrobico-resistenza e pressione ambientale
Uno dei nuclei più solidi del trattato è il legame tra contaminazione ambientale e antimicrobico-resistenza. L’autore dimostra come l’ambiente rappresenti un vero e proprio laboratorio di selezione delle resistenze, alimentato dal rilascio continuo di antibiotici e metaboliti biologicamente attivi.
In questo quadro, l’ecofarmacovigilanza emerge come strumento strategico di sanità pubblica, capace di intervenire a monte di un fenomeno che oggi rappresenta una delle principali minacce globali alla salute.
Dalle Watch List alla mappa dei principi attivi
Particolarmente rilevante, anche in chiave operativa, è l’imponente lavoro di catalogazione dei principi attivi e dei PPCP presenti nelle matrici ambientali. Il libro analizza in modo sistematico le Watch List europee e propone una mappatura dettagliata di farmaci ad alto impatto ambientale, incrociando criteri di utilizzo, tossicità e persistenza.
Questa sezione trasforma il trattato in uno strumento di consultazione prezioso non solo per il mondo accademico, ma anche per le funzioni regolatorie, di compliance e di sostenibilità delle aziende farmaceutiche.

La svolta normativa e la responsabilità del produttore
Ampio spazio è dedicato alla nuova Direttiva europea sulle acque reflue urbane e all’introduzione della Responsabilità Estesa del Produttore. Pistilli affronta il tema senza semplificazioni, evidenziando le implicazioni economiche e industriali di un quadro normativo destinato a incidere profondamente sul settore.
Il volume solleva domande centrali: chi sosterrà i costi del trattamento quaternario? Quali farmaci rischiano di diventare economicamente non sostenibili? E come cambieranno le strategie industriali nei prossimi anni?
Farmaci “benign by design” e innovazione sostenibile
Il capitolo dedicato alla progettazione dei farmaci verdi rappresenta l’orizzonte più avanzato del libro. L’idea di principi attivi efficaci clinicamente ma progettati per degradarsi rapidamente nell’ambiente viene proposta come traiettoria scientifica concreta, non come esercizio teorico.
In questa prospettiva, l’impatto ambientale entra a pieno titolo nei processi di ricerca e sviluppo, ridefinendo i criteri stessi di innovazione farmaceutica.
Un libro che interpella l’intera filiera
Il Trattato sull’Ecofarmacovigilanza non è solo un’opera scientifica, ma un testo che chiama in causa l’intero ecosistema del farmaco: industria, regolatori, università, professionisti sanitari e cittadini.
In un contesto segnato da pressioni crescenti su costi, accesso e sostenibilità, il lavoro di Pistilli offre una chiave di lettura lucida e strutturata per comprendere il futuro del settore e prepararsi a governarlo.


