La sanità globale nel 2026 tra sostenibilità, lavoro e AI

Il Global Health Care Outlook 2026 di Deloitte racconta una sanità alle prese con margini sotto pressione, carenza di personale e modelli di cura da ripensare. L’intelligenza artificiale promette efficienza e valore, ma resta frenata da vincoli organizzativi, regolatori e di ritorno sull’investimento. Uno scenario che interpella direttamente anche l’industria farmaceutica.

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Nel 2026 la sanità globale non sarà attraversata da una rivoluzione improvvisa, ma da una ricomposizione lenta e strutturale delle sue priorità. È questo il messaggio di fondo che emerge dal 2026 Global Health Care Outlook di Deloitte, basato su un’indagine condotta su 180 executive di grandi sistemi sanitari in Nord America, Europa e area anglosassone.

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Il dato più interessante non è tanto l’ottimismo diffuso – oltre il 70% dei leader non statunitensi guarda al 2026 con aspettative positive – quanto la natura delle preoccupazioni che guidano le scelte strategiche: sostenibilità economica, forza lavoro, sicurezza digitale e trasformazione dei modelli di cura.

Temi che non riguardano solo ospedali e sistemi sanitari, ma che interpellano direttamente l’industria farmaceutica, sempre più parte integrante di un ecosistema complesso e interdipendente.

Margini sotto pressione e modelli di cura da ripensare

Nei sistemi sanitari europei e anglosassoni, il 2026 si apre con un paradosso solo apparente: aspettative di crescita dei ricavi, ma con una forte attenzione al contenimento dei costi. Oltre il 50% dei dirigenti intervistati prevede costi stabili o in lieve diminuzione, mentre quasi due terzi individuano nell’automazione e nell’uso dell’AI una leva per standardizzare processi e recuperare efficienza.

Il vero cambiamento, però, riguarda i modelli di cura. La sanità del futuro prossimo si sposta:

  • dall’ospedale al territorio,
  • dalla fase acuta alla prevenzione,
  • dal trattamento episodico alla gestione continua.

Ambulatori, assistenza domiciliare, monitoraggio remoto e servizi digitali diventano asset strategici. In questo scenario, il farmaco non è più solo un prodotto, ma parte di percorsi terapeutici estesi, dove aderenza, follow-up e dati real world assumono un valore crescente anche per le aziende pharma.

La crisi della forza lavoro come rischio sistemico

Se c’è un tema che accomuna tutti i sistemi sanitari analizzati è quello della carenza di personale qualificato. Secondo l’OMS, entro il 2030 mancheranno oltre 4,5 milioni di infermieri a livello globale. In alcuni Paesi, come il Regno Unito, il 40% dei medici di medicina generale valuta l’uscita dalla professione nei prossimi cinque anni.

Per il 90% dei dirigenti sanitari, migliorare la produttività sarà una priorità nel 2026. Le strategie individuate non si limitano al reclutamento, ma includono:

  • maggiore flessibilità organizzativa,
  • nuovi modelli di lavoro ibridi,
  • upskilling digitale,
  • supporto tecnologico alle attività cliniche e amministrative.

Per l’industria farmaceutica questo scenario è tutt’altro che neutro: la tenuta dei sistemi sanitari condiziona tempi di accesso, capacità prescrittiva, implementazione delle innovazioni e sostenibilità dei modelli value-based.

Cybersecurity: da tema IT a rischio industriale

Un altro asse strategico che nel 2026 sale ai livelli decisionali più alti è la cybersecurity. Quasi la metà dei dirigenti non statunitensi indica la sicurezza dei dati come una delle principali preoccupazioni, con investimenti dedicati che raggiungono il 14% dei budget tecnologici.

Gli attacchi ransomware agli ospedali non sono più solo incidenti informatici: interrompono l’assistenza, mettono a rischio la sicurezza dei pazienti e producono danni reputazionali e finanziari significativi. La risposta dei sistemi sanitari si sta strutturando a livello sovranazionale, come dimostra l’istituzione della EU Cybersecurity Reserve.

Per il pharma, sempre più integrato con piattaforme digitali, dati clinici, supply chain interconnesse e partner tecnologici, la cybersecurity diventa una componente della resilienza industriale, non un tema accessorio.

Intelligenza artificiale: promessa riconosciuta, impatto rinviato

Nonostante l’attenzione mediatica, il report restituisce un’immagine sorprendentemente sobria dell’AI in sanità. Solo il 2% dei sistemi sanitari dichiara di averla implementata su scala enterprise; circa il 30% la utilizza in aree circoscritte. E nel 2026, per molti executive, l’AI non sarà ancora una priorità strategica assoluta.

I motivi sono noti:

  • incertezza regolatoria (EU AI Act in primis),
  • difficoltà nel dimostrare il ROI,
  • frammentazione dei progetti pilota,
  • resistenze organizzative.

Eppure, le aree dove il valore potenziale è più evidente coincidono con nodi critici del sistema: efficienza operativa, supporto decisionale clinico, automazione amministrativa, esperienza del paziente.

Il messaggio chiave del report è netto: il problema non è sperimentare l’AI, ma riuscire a scalarla, evitando la “pilot trap” che blocca l’innovazione a livello sperimentale.

Un messaggio chiaro anche per l’industria farmaceutica

Il Global Health Care Outlook 2026 non è un report sul pharma, ma il suo messaggio è altamente rilevante per il settore. I sistemi sanitari del futuro prossimo chiederanno all’industria:

  • soluzioni integrate, non solo prodotti,
  • evidenze di valore e sostenibilità,
  • supporto ai nuovi modelli di cura,
  • capacità di dialogare con sistemi sotto pressione.

In questo contesto, l’innovazione farmaceutica dovrà allinearsi sempre più con l’innovazione organizzativa e digitale della sanità. Non basta più essere efficaci: occorre essere compatibili con sistemi che cambiano pelle.

Il 2026, più che l’anno dell’AI, sarà probabilmente l’anno delle scelte strutturali. E chi opera nella filiera pharma farebbe bene a leggerle con attenzione.