Farmaceutica locomotiva dell’export italiano

Nel 2025 l’export italiano torna a crescere (+3,3% sul 2024), ma senza la farmaceutica la performance sarebbe modesta: il settore segnala +28,5% e vale circa 69–70 mld € di vendite all’estero, con un peso dell’11% sul manifatturiero. I dati Istat e i commenti istituzionali indicano un ruolo strutturale del pharma per la bilancia commerciale e per la competitività industriale.

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L’industria farmaceutica italiana si conferma uno dei principali driver dell’economia nazionale. Nel 2025, secondo il report ISTAT Commercio con l’estero e prezzi all’import (dicembre 2025), l’export complessivo cresce del +3,3% rispetto al 2024, raggiungendo 643,055 miliardi di euro.

Il dato medio, tuttavia, non racconta l’intera storia. La crescita è sostenuta da un numero ristretto di comparti manifatturieri, e tra questi la farmaceutica emerge come il vero motore.

Il contributo del pharma alla crescita dell’export

Le esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici registrano nel 2025 un incremento del +28,5%, risultando il settore con il contributo più elevato alla variazione complessiva dell’export nazionale.

In termini di impatto, la farmaceutica apporta 2,8 punti percentuali alla crescita dell’export manifatturiero, posizionandosi al primo posto nella graduatoria dei settori. Seguono metalli di base e prodotti in metallo (+9,8%), mezzi di trasporto esclusi autoveicoli (+11,6%) e alimentari e bevande (+4,3%).

Il dato assume una dimensione sistemica: su 19 miliardi di euro di aumento complessivo delle esportazioni manifatturiere, 15 miliardi derivano dall’industria farmaceutica. Senza il contributo del comparto, la crescita del manifatturiero si sarebbe fermata allo 0,7%.

Il valore dell’export farmaceutico raggiunge 69,2 miliardi di euro, rendendo il settore la seconda voce manifatturiera per valore dopo la meccanica. Il peso sul totale dell’export manifatturiero sale all’11,3%, più che raddoppiato rispetto al 5% del 2015.

Non si tratta più di una performance episodica: è una ridefinizione strutturale della specializzazione produttiva italiana.

Stati Uniti, primo motore della crescita

La dinamica geografica è altrettanto significativa. La crescita dell’export coinvolge sia l’area UE (+4,2%) sia l’area extra-UE (+2,4%). Tra i mercati con i contributi positivi più rilevanti figurano Svizzera (+41,7%), Paesi ASEAN (+48,0%) e Polonia (+18,9%), a conferma di una proiezione internazionale sempre più diversificata.

Per la farmaceutica il mercato statunitense si conferma centrale.

Le maggiori vendite di articoli farmaceutici verso gli Stati Uniti forniscono uno dei contributi più rilevanti alla crescita complessiva dell’export nazionale. In alcune rilevazioni infra-annuali e report parziali, l’incremento delle esportazioni pharma verso gli USA ha superato il +50%, con punte prossime al +54%.

Il dato rafforza un punto strategico: l’industria farmaceutica italiana è profondamente integrata nelle catene globali del valore ad alta regolazione, con un posizionamento competitivo nei mercati più sofisticati e stringenti dal punto di vista normativo.

Non è solo una questione di volumi, ma di riconoscimento industriale e tecnologico.

La dinamica complessiva del commercio estero

L’analisi ISTAT evidenzia che la crescita dell’export nel 2025 è sostenuta principalmente dall’aumento dei valori medi unitari (+2,6%), mentre i volumi crescono in misura più contenuta (+0,7%). È un segnale coerente con produzioni ad alto valore aggiunto.

Al netto dell’energia, l’export cresce del +3,7%. Le importazioni aumentano del +3,1%, trainate dai beni di consumo non durevoli (+16,5%), mentre la componente energetica registra una contrazione marcata (-12,6%).

Il saldo commerciale annuo migliora, attestandosi a +50.746 milioni di euro (da +48.287 nel 2024). La riduzione del deficit energetico, sceso da -54.290 a -46.939 milioni, contribuisce in modo determinante al risultato complessivo. L’avanzo nei prodotti non energetici resta molto elevato (+97.685 milioni), seppur in lieve flessione rispetto all’anno precedente.

Il commento di Farmindustria

Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha definito la farmaceutica «il settore trainante del Made in Italy nel quadro internazionale», sottolineando come la performance del 2025 rifletta anche un fenomeno di accumulo di scorte che potrebbe in parte assorbire quote di export nel 2026.

Il dato, tuttavia, conferma un rafforzamento strutturale della competitività internazionale del comparto. Con una crescita quasi nove volte superiore a quella media del manifatturiero, il pharma si consolida come pilastro macroeconomico.

Cattani ha inoltre richiamato l’obiettivo governativo di raggiungere 700 miliardi di euro di export entro il 2027, traguardo difficilmente conseguibile senza il contributo determinante della farmaceutica.

Le condizioni per consolidare la crescita

Il 2025 segna un anno di forte consolidamento, ma la tenuta futura dipenderà da variabili regolatorie e geopolitiche. Tra queste, la politica della Most Favored Nation (MFN) statunitense rappresenta un fattore di attenzione per le dinamiche competitive internazionali.

Secondo Farmindustria, il consolidamento dei risultati richiede:

  • superamento del sistema di payback a favore di modelli value-based,
  • rafforzamento dei percorsi di early access,
  • pieno utilizzo dei dati sanitari,
  • tutela del valore industriale della produzione nazionale.

Parallelamente, la flessione dei prezzi all’import (-1,7% nella media 2025; -0,6% al netto dell’energia) contribuisce a mantenere un contesto di relativa stabilità dei costi.

Una trasformazione strutturale

Il 2025 non è solo un anno di crescita: è l’anno in cui la farmaceutica consolida il proprio ruolo di asse portante dell’export italiano.

In un contesto globale segnato da riallineamenti delle supply chain e competizione regolatoria, la performance verso gli Stati Uniti – cuore del mercato farmaceutico mondiale – conferma la capacità dell’industria italiana di operare ai vertici delle catene globali del valore.

La questione per il 2026 non è se il settore continuerà a crescere, ma a quali condizioni sistemiche potrà farlo in modo stabile e sostenibile.