Il settore farmaceutico non è più soltanto un comparto industriale ad alta intensità di ricerca. È diventato, a tutti gli effetti, una delle infrastrutture strategiche su cui si regge il futuro dei sistemi sanitari e, sempre più spesso, delle economie avanzate.
Il white paper “Innovazione & Sostenibilità. Il valore strategico del settore farmaceutico” , pubblicato a febbraio 2026 da Impatta (Fondazione Earth Day Italia) con il coordinamento scientifico di Deloitte, restituisce con chiarezza questa trasformazione. Nato dal confronto tra imprese, istituzioni e mondo accademico, il documento non si limita a fotografare un settore in evoluzione: ne ridefinisce il perimetro.
Il pharma emerge come snodo centrale di un ecosistema più ampio, in cui innovazione scientifica, sostenibilità e valore sociale si intrecciano.
Un’industria che cambia funzione
I numeri raccontano un’accelerazione evidente. Oltre 24.000 molecole sono oggi in sviluppo a livello globale e gli investimenti in ricerca e sviluppo sono destinati a superare i 2 trilioni di dollari entro il 2030.
Ma il dato più rilevante non è quantitativo. È qualitativo.
Il settore sta cambiando funzione: da produttore di farmaci a partner strutturale del sistema salute. Non più solo risposta terapeutica, ma capacità di incidere su prevenzione, organizzazione dei percorsi di cura, gestione dei dati e sostenibilità complessiva.
In Italia questo ruolo si innesta su una base industriale solida: una filiera completa, dalla ricerca alla produzione, che genera oltre 50 miliardi di euro di export e rappresenta uno dei principali motori manifatturieri del Paese.
Eppure, proprio questa solidità convive con una fragilità strategica. L’Europa dipende ancora in modo significativo dalle catene di approvvigionamento globali – circa il 75% dei siti produttivi di principi attivi si trova fuori dai confini UE – e fatica a mantenere attrattività nella ricerca clinica rispetto a Stati Uniti e Cina.
Il rischio non è teorico. È industriale e geopolitico insieme.
Dalla cura alla previsione
La trasformazione più profonda è però scientifica.
Il modello tradizionale, centrato sul trattamento della malattia, lascia spazio a un approccio predittivo, preventivo e personalizzato. La cosiddetta medicina delle 4P – predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa – rappresenta oggi la direzione di sviluppo dei sistemi sanitari avanzati.
Questo cambiamento ha implicazioni che vanno oltre la clinica.
Significa ridurre ospedalizzazioni, intervenire prima sull’insorgenza delle patologie, costruire percorsi di cura più efficienti. In altre parole, spostare il baricentro dalla gestione della malattia alla gestione della salute.
È in questo passaggio che il pharma assume un ruolo sistemico. Non solo innovazione terapeutica, ma contributo diretto alla sostenibilità dei sistemi sanitari.
Ricerca e alleanze, il nuovo paradigma
Anche il modello di ricerca evolve.
Il white paper evidenzia il passaggio da una logica lineare a un ecosistema di innovazione distribuita, in cui collaborazioni tra aziende, centri di ricerca e istituzioni diventano la norma.
Le terapie avanzate – dalle geniche alle cellulari – rappresentano la frontiera più evidente di questa trasformazione. Ma il loro sviluppo richiede investimenti elevati, infrastrutture complesse e modelli regolatori adeguati.
In questo scenario, la competizione globale si gioca sempre meno sulla singola scoperta e sempre più sulla capacità di costruire alleanze strategiche.
Non è un caso che il paper insista su un punto: senza un rafforzamento dell’ecosistema europeo della ricerca, il rischio è che l’Europa si trasformi progressivamente in un mercato di destinazione più che in un luogo di innovazione.
Il digitale ridisegna il farmaco
La rivoluzione tecnologica accelera ulteriormente questo processo.
Intelligenza artificiale, telemedicina, piattaforme digitali e Digital Therapeutics stanno ridefinendo il concetto stesso di terapia. Il farmaco non è più un’entità isolata, ma parte di un sistema integrato che combina dato, tecnologia e assistenza.
L’AI, in particolare, sta già incidendo lungo tutta la catena del valore: dalla scoperta delle molecole alla gestione degli studi clinici, fino all’ottimizzazione dei processi produttivi.
Questo comporta un cambiamento radicale:
non si tratta più solo di sviluppare trattamenti, ma di progettare soluzioni sanitarie.
In Europa alcuni modelli, come quello tedesco delle Digital Therapeutics, stanno aprendo la strada. In Italia, il PNRR rappresenta un acceleratore importante, ma resta aperta la questione cruciale dei modelli di valutazione e rimborso.
Sostenibilità come criterio industriale
Se l’innovazione è il motore, la sostenibilità è il filtro attraverso cui oggi viene valutata.
Il settore farmaceutico sta integrando sempre più criteri ESG nei processi industriali: riduzione delle emissioni, efficientamento energetico, modelli produttivi più sostenibili.
Ma il punto non è solo ambientale.
La sostenibilità è anche economica e sociale: accesso alle cure, equità, tenuta dei sistemi sanitari. È qui che si misura davvero il valore dell’innovazione.
Innovare non significa solo introdurre nuove tecnologie, ma farlo in modo compatibile con la sostenibilità di lungo periodo.
Il nodo irrisolto dell’accesso
Su questo terreno emerge una delle criticità più evidenti.
In Italia, il tempo medio di accesso ai nuovi farmaci può superare i 14 mesi, a cui si aggiungono ulteriori ritardi regionali. Un divario significativo rispetto ad altri Paesi europei.
Non è solo un problema amministrativo. È una questione di equità e competitività. Perché la capacità di garantire accesso rapido all’innovazione incide sia sulla qualità delle cure sia sull’attrattività del sistema Paese.
Un cambio di prospettiva necessario
Il white paper converge su un punto chiave: il futuro del settore non dipenderà solo dalla capacità di innovare, ma dalla capacità di integrare innovazione, sostenibilità e governance.
Questo implica un cambiamento di prospettiva. Il pharma non può più essere considerato un semplice fornitore di prodotti. È un attore che contribuisce alla costruzione del sistema salute nel suo complesso: dalla ricerca alla prevenzione, dall’organizzazione dei servizi alla formazione delle competenze.
In questo senso, le priorità sono chiare: rafforzare le partnership pubblico-private, investire nelle competenze digitali, costruire modelli di cura più territoriali e integrati, rendere il quadro regolatorio più agile e orientato al valore.
Una partita industriale, prima ancora che sanitaria
La questione, in fondo, è più ampia della sanità.
Riguarda il posizionamento dell’Europa – e dell’Italia al suo interno – in una competizione globale che è insieme tecnologica, industriale e politica.
Il settore farmaceutico è uno dei pochi ambiti in cui questa competizione si gioca contemporaneamente su tutti questi piani.
Per questo il passaggio è decisivo.
Non si tratta più solo di produrre farmaci migliori.
Si tratta di costruire sistemi più capaci di generare valore, sostenere l’innovazione e garantire accesso.
In questa traiettoria, il pharma può essere uno dei motori principali. A condizione di essere riconosciuto, governato e sviluppato per ciò che è diventato: una leva strategica per il futuro.


