Antibiotici, supply chain e rischio shortage

Le carenze di antibiotici restano una criticità strutturale per i sistemi sanitari e la filiera farmaceutica. Tra dipendenza da API, vulnerabilità produttive e tensioni geopolitiche, emergono nuovi strumenti predittivi – come i modelli ETH Zurich – e policy europee per rafforzare la resilienza.

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Le criticità nella disponibilità di antibiotici rappresentano una delle tensioni più rilevanti per la filiera farmaceutica globale. Non si tratta più di eventi episodici, ma di una fragilità strutturale che emerge ciclicamente, soprattutto nei periodi di maggiore domanda.

Tuttavia, rispetto agli anni precedenti, il quadro europeo appare oggi più governato. Le analisi dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), attraverso il Medicine Shortages SPOC Working Party, indicano per l’inverno 2025/2026 una situazione complessivamente stabile, grazie alla preparazione anticipata dei titolari AIC (MAH) e al rafforzamento dei sistemi di monitoraggio. Restano episodi localizzati e picchi temporanei, ma senza segnali di criticità sistemica.

Questo dato non segnala una risoluzione del problema, ma un cambiamento di fase: dalle emergenze reattive a una gestione più strutturata del rischio.

Supply chain concentrate e vulnerabilità persistenti

Le radici delle interruzioni di fornitura restano però ben presenti. Le analisi della Commissione Europea sulla lista dei medicinali critici evidenziano come una quota significativa dei prodotti dipenda ancora da supply chain extra-UE, con limitata diversificazione dei fornitori.

Le principali vulnerabilità possono essere sintetizzate in quattro fattori:

  • concentrazione geografica della produzione di API
  • dipendenza da un numero ristretto di siti produttivi
  • rigidità nei rapporti distributivi
  • interruzioni legate a qualità e compliance GMP.

Questi elementi rendono il sistema efficiente in condizioni normali, ma fragile in presenza di shock, anche limitati.

Un fenomeno più stabile, ma non risolto

Anche i dati statunitensi offrono una lettura interessante. Il report FDA “Drug Shortages Report to Congress – Calendar Year 2024” (il più recente disponibile ad oggi) segnala 15 nuovi shortage, il numero più basso degli ultimi anni.

Il dato è rilevante non tanto per la riduzione assoluta, quanto per le cause: maggiore trasparenza, notifiche anticipate e miglior coordinamento tra industria e autorità regolatorie.

In altre parole, il problema non scompare, ma diventa più gestibile.

Dal monitoraggio alla previsione: la vera discontinuità

Se il monitoraggio è oggi una pratica consolidata, il vero salto di qualità si sta giocando sulla capacità di anticipare le criticità.

In questo contesto si inserisce il lavoro del team dell’ETH Zurich, che introduce il concetto di reroute flexibility nella gestione delle supply chain farmaceutiche. Il modello, basato su network science e simulazioni multi-livello, dimostra che la flessibilità distributiva è una leva concreta per ridurre l’impatto delle interruzioni.

I risultati sono particolarmente rilevanti in chiave industriale:

  • riduzione della severità del deficit cumulativo fino a ~35%
  • estensione della finestra di resupply di circa 2–3 settimane prima di condizioni critiche
  • aumento dell’utilizzo di percorsi alternativi esistenti fino a ~47%.

Il punto chiave è che questi benefici non richiedono nuove infrastrutture, ma una maggiore capacità di adattamento lungo la rete distributiva.

Si tratta, di fatto, di una forma evoluta di digital twin della supply chain, in grado di simulare scenari e identificare vulnerabilità prima che si manifestino.

Il nuovo quadro europeo della resilienza

Accanto all’evoluzione tecnologica, si sta consolidando un nuovo approccio regolatorio.

A gennaio 2026, il Parlamento Europeo ha approvato la propria posizione sul Critical Medicines Act, introducendo strumenti concreti per rafforzare la sicurezza delle forniture:

  • stockpiling coordinato a livello europeo
  • incentivi alla produzione intra-UE
  • partnership strategiche con Paesi terzi
  • nuovi criteri di procurement orientati alla resilienza

Il percorso è stato anticipato dal lavoro della Critical Medicines Alliance, il cui rapporto strategico del 28 febbraio 2025 identifica oltre 270 principi attivi a rischio, fornendo una base operativa per interventi mirati.

Parallelamente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a evidenziare la necessità di interventi sistemici per garantire la disponibilità di antibiotici, anche alla luce del loro ruolo nella lotta alla resistenza antimicrobica (vedi anche The selection and use of essential medicines, 2025: WHO Model List of Essential Medicines, 24th list“).

Il ruolo dell’industria: da reazione a previsione

Per l’industria farmaceutica, il cambiamento è chiaro: passare da una gestione reattiva a una logica predittiva e integrata.

Questo implica:

  • integrazione di modelli analitici nei sistemi ERP e S&OP
  • maggiore visibilità lungo la filiera
  • collaborazione strutturata con distributori e autorità
  • utilizzo di strumenti simulativi per stress-test

In particolare, per gli antibiotici, dove le criticità di disponibilità hanno un impatto diretto sulla salute pubblica, la capacità di anticipazione diventa un fattore competitivo oltre che sanitario.

Italia tra esposizione e opportunità

L’Italia condivide le vulnerabilità del sistema europeo, ma dispone anche di asset industriali rilevanti.

La presenza di un tessuto produttivo consolidato, unita alle competenze nella produzione di generici e API, può rappresentare un vantaggio competitivo nel nuovo scenario.

L’adozione di strumenti predittivi e la partecipazione attiva alle iniziative europee potrebbero trasformare una fragilità sistemica in un’opportunità di posizionamento industriale.

Una resilienza sempre più data-driven

Le criticità nella disponibilità di antibiotici non possono essere eliminate, ma possono essere gestite con maggiore precisione.

La convergenza tra:

  • modelli predittivi
  • digitalizzazione della supply chain
  • nuove politiche europee

sta ridefinendo il concetto stesso di resilienza.

Non più solo capacità produttiva, ma capacità di anticipare, adattare e coordinare un sistema complesso.