Nel 2025 la spesa farmaceutica italiana ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, il 6% in più rispetto all’anno precedente. È il dato più immediato del nuovo Rapporto OsMed, ma non basta a descrivere ciò che sta cambiando. Nello stesso anno circa sette cittadini su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione: il farmaco riguarda quindi una parte ampia della popolazione, dentro un sistema sanitario alle prese con invecchiamento, cronicità, innovazione terapeutica e differenze territoriali.
L’aumento della spesa non è un fenomeno unitario. Al suo interno convivono nuovi trattamenti ad alto costo, ampliamento delle popolazioni eleggibili, maggiore durata delle terapie, diffusione dei farmaci per le patologie croniche e crescita degli acquisti diretti da parte delle strutture sanitarie. A queste componenti si aggiunge la spesa sostenuta dai cittadini, arrivata a 10,7 miliardi di euro, con un incremento del 7,5%.
La fotografia restituita da OsMed richiede una lettura meno immediata della sola variazione percentuale. Non tutto ciò che aumenta rappresenta uno spreco e non tutta la spesa aggiuntiva coincide con un miglioramento dell’assistenza. Occorre distinguere l’accesso più ampio a cure efficaci da inappropriatezza, disuguaglianze e trasferimento di costi verso le famiglie.
Una spesa che cambia composizione
Una parte crescente della spesa passa attraverso l’acquisto diretto delle strutture pubbliche, canale nel quale si concentrano molti medicinali innovativi, biologici, oncologici e destinati alle malattie rare. La farmaceutica convenzionata resta l’infrastruttura quotidiana dell’assistenza territoriale, mentre ospedali e servizi regionali gestiscono terapie più complesse e costose per singolo paziente.
Questa diversa composizione ha conseguenze industriali e organizzative. Richiede programmazione, procedure di acquisto adeguate, reti cliniche e sistemi capaci di seguire l’impiego dei medicinali nel tempo. L’accesso a una nuova terapia non si esaurisce nella rimborsabilità: dipende anche dalla capacità di identificare i pazienti, attivare i centri, garantire le forniture e raccogliere dati sugli esiti.
Una maggiore spesa può evitare ricoveri o rallentare la progressione della malattia; senza una valutazione integrata, però, può anche produrre costi aggiuntivi senza un beneficio proporzionato. Collegarla ai risultati clinici resta uno dei passaggi più complessi della governance farmaceutica.
Il cittadino sostiene una quota crescente
L’incremento della spesa privata merita un’attenzione specifica. I 10,7 miliardi sostenuti dai cittadini comprendono medicinali di classe C, compartecipazioni, differenze rispetto al prezzo di riferimento e farmaci rimborsabili acquistati privatamente.
Dietro questo valore possono esserci libertà di scelta o accesso a trattamenti non coperti dal Servizio sanitario nazionale. Possono però emergere anche difficoltà nell’ottenere una prescrizione, tempi di accesso incompatibili con il bisogno percepito e differenze regionali.
Nel 2025 AIFA segnala la crescita degli acquisti privati di semaglutide e tirzepatide, all’interno di un aumento del 34,9% della spesa per i farmaci antidiabetici. Il dato riflette l’affermazione di terapie che stanno modificando la gestione del diabete e dell’obesità, ma mostra anche quanto rapidamente innovazione, domanda sociale e mercato possano interagire.
La spesa privata non è quindi una voce residuale. Può indicare la distanza tra bisogni e capacità del servizio pubblico di offrire risposte tempestive. Quando l’accesso dipende dalle risorse personali, la questione economica assume anche un significato sanitario.
Il consumo medio nasconde popolazioni diverse
Sette italiani su dieci hanno ricevuto almeno un medicinale, ma l’esposizione non è uniforme. Età, condizioni cliniche e luogo di residenza modificano il rapporto con le terapie.
È nella popolazione anziana che il Rapporto mostra una delle aree più delicate. Il 67,7% assume almeno cinque farmaci contemporaneamente, mentre il 27,9% è esposto a dieci o più medicinali. Un terzo degli anziani segue inoltre una politerapia cronica.
Questi valori non dimostrano, da soli, un uso inappropriato. La multimorbilità può rendere necessarie terapie articolate. Segnalano però quanto sia importante coordinare prescrizioni nate in momenti diversi e affidate a professionisti differenti. La qualità dell’assistenza dipende dalla riconciliazione terapeutica, dalla verifica delle interazioni, dall’aderenza e dalla rivalutazione periodica delle cure.
La geografia continua a contare
Il Rapporto registra una prevalenza d’uso del 63,5% nelle Regioni del Nord, del 68,9% nel Centro e del 70,4% nel Sud. La distanza non può essere letta automaticamente come prova di maggiore o minore appropriatezza. Può riflettere struttura demografica, diffusione delle patologie, accesso ai servizi, modelli prescrittivi e organizzazione dell’assistenza.
La variabilità territoriale resta un segnale da approfondire. A parità di bisogno, il luogo di residenza non dovrebbe determinare la probabilità di ricevere un trattamento, i tempi di accesso o il carico economico sostenuto dal cittadino. I dati OsMed permettono di individuare gli scostamenti, ma la loro interpretazione richiede di collegare consumi, epidemiologia ed esiti.
Dalla contabilità alla capacità di governo
Il Rapporto OsMed rende visibile ciò che accade dopo autorizzazione e rimborso. Mostra quanto viene utilizzato, dove, da quali popolazioni e attraverso quali canali. Il passaggio successivo è trasformare questa conoscenza in decisioni.
Per farlo servono dati collegabili, sistemi regionali interoperabili e indicatori che non misurino soltanto la quantità delle prescrizioni. Occorre osservare continuità terapeutica, appropriatezza, risultati raggiunti e distribuzione dell’accesso. Anche la programmazione industriale entra in questo quadro: l’aumento rapido della domanda per alcune classi può mettere sotto pressione capacità produttiva e catene di fornitura.
I 39,3 miliardi del 2025 non descrivono soltanto quanto costa la farmaceutica italiana. Raccontano un sistema nel quale il medicinale occupa uno spazio crescente nella gestione delle patologie, cittadini che partecipano direttamente alla spesa e territori nei quali l’uso delle terapie segue traiettorie differenti.
Occorre rendere questa evoluzione leggibile e governabile. Il valore della spesa dipenderà sempre più dalla capacità di collegarla ai bisogni, agli esiti e alla possibilità concreta di accedere alle cure.
Fonti
Agenzia Italiana del Farmaco, L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto nazionale OsMed 2025, 2026.
https://www.aifa.gov.it/-/l-uso-dei-farmaci-in-italia-rapporto-osmed-2025
Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA pubblica il Rapporto OsMed 2025 “L’uso dei farmaci in Italia”, comunicato stampa, 6 agosto 2026.
https://www.aifa.gov.it/-/aifa-pubblica-rapporto-osmed-2025
Agenzia Italiana del Farmaco, Rapporti OsMed, archivio delle pubblicazioni dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali.
https://www.aifa.gov.it/rapporti-osmed


