Penicillina, a rischio l’ultima filiera integrata europea

Lo stabilimento Sandoz di Kundl, in Austria, è al centro delle tensioni tra concorrenza internazionale e sicurezza degli approvvigionamenti farmaceutici. Mentre cresce la dipendenza europea dalle importazioni cinesi di penicilline, il caso riapre il confronto sui costi della produzione, sulle politiche di acquisto e sugli strumenti necessari per preservare una capacità industriale strategica.

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Quanto vale la possibilità di produrre un antibiotico in Europa? La risposta sembra semplice finché la disponibilità del medicinale è garantita e il prezzo rimane contenuto. Diventa più complicata quando la produzione europea non riesce a competere con le importazioni e il risparmio immediato rischia di tradursi nella perdita di competenze, impianti e capacità industriale.

È quanto sta accadendo a Kundl, nel Tirolo austriaco, dove Sandoz gestisce quello che viene indicato come l’ultimo stabilimento europeo completamente integrato per la produzione di penicilline. Il sito presidia diverse fasi della filiera produttiva, dalla fermentazione industriale fino alla realizzazione dei principi attivi e dei medicinali finiti.

Secondo un’inchiesta pubblicata da Reuters il 21 ottobre 2026, la sostenibilità economica dello stabilimento è messa sotto pressione dalla concorrenza dei produttori cinesi, in grado di offrire antibiotici e principi attivi a prezzi sensibilmente inferiori.

La vicenda assume un significato particolare nel momento in cui l’Unione europea sta cercando di rafforzare la propria capacità produttiva attraverso il Critical Medicines Act, il provvedimento dedicato alla sicurezza degli approvvigionamenti dei medicinali critici.

Critical Medicines Act

Dalla fermentazione al medicinale finito

Il caso Kundl è rilevante soprattutto per la sua struttura industriale. Produrre penicilline attraverso una filiera integrata richiede la disponibilità di competenze e impianti specializzati, che non possono essere ricostituiti rapidamente una volta dismessi.

La produzione industriale parte da processi di fermentazione, attraverso i quali si ottengono le molecole di base. Seguono operazioni di isolamento, purificazione ed eventuale trasformazione chimica o enzimatica per ottenere i principi attivi destinati alla formulazione dei medicinali.

La complessità di questa filiera comporta investimenti in biotecnologie industriali, apparecchiature di processo, sistemi di controllo qualità, infrastrutture energetiche e personale qualificato.
Nel caso degli antibiotici beta-lattamici si aggiungono specifiche esigenze di contenimento e prevenzione della contaminazione crociata, che incidono sulla progettazione e sulla gestione degli stabilimenti.

La competitività dipende quindi da numerosi fattori: capacità produttiva, resa dei processi, consumi energetici, disponibilità delle materie prime, efficienza degli impianti e costi di gestione.

Le economie di scala possono fare una differenza considerevole, soprattutto in un mercato caratterizzato da prodotti maturi e da una pressione costante sui prezzi.

Per questo motivo, la perdita di un impianto integrato non sarebbe equivalente alla semplice sostituzione di un fornitore. Significherebbe rinunciare a una capacità produttiva articolata, difficilmente recuperabile in tempi brevi.

Le importazioni cinesi continuano a crescere

I numeri mostrano quanto sia cambiata la geografia degli approvvigionamenti europei.

Secondo i dati Eurostat riportati da Reuters, la quota della Cina nelle importazioni dell’Unione europea di penicilline e loro derivati, prevalentemente sotto forma di principi attivi sfusi, è passata dal 44% nel 2019 all’86% nel 2025.

Nello stesso periodo, la produzione cinese ha consolidato la propria presenza internazionale, mentre le esportazioni europee dei medesimi prodotti si sono progressivamente ridotte. Secondo Reuters, il loro valore attuale è pari a circa un quinto del massimo registrato nei primi anni Duemila.

È importante interpretare correttamente questi dati. La quota dell’86% riguarda le importazioni europee delle categorie considerate, non l’intero consumo di penicilline nell’Unione. Non significa, quindi, che l’86% degli antibiotici utilizzati in Europa provenga dalla Cina.

Rimane però un indicatore significativo della concentrazione geografica degli approvvigionamenti esterni: per un sistema industriale che dipende da fornitori collocati in poche aree del mondo, il rischio riguarda la capacità di reagire a interruzioni produttive, restrizioni commerciali, aumenti improvvisi della domanda o difficoltà logistiche.

La vulnerabilità aumenta quando la dipendenza interessa le prime fasi della produzione, perché la disponibilità di uno stabilimento per la formulazione e il confezionamento non garantisce, da sola, l’accesso ai principi attivi necessari.

Duecento milioni investiti, ma il problema resta

La vicenda di Kundl dimostra che gli investimenti industriali, pur necessari, non sono sufficienti a garantire la sostenibilità economica della produzione.

Secondo Reuters, Sandoz ha realizzato un ampliamento del sito da circa 200 milioni di euro, comprendente 50 milioni di finanziamenti pubblici. L’intervento, completato nel 2023, era finalizzato a rafforzare la capacità produttiva e a migliorare la competitività dello stabilimento.

A distanza di tre anni, tuttavia, l’azienda segnala che la pressione esercitata dai prezzi delle importazioni continua a mettere in discussione l’equilibrio economico dell’attività.

È una contraddizione che merita attenzione. Da un lato, le istituzioni riconoscono il valore strategico della produzione europea e contribuiscono a finanziarne il mantenimento. Dall’altro, le condizioni del mercato possono rendere difficile recuperare gli investimenti e sostenere i costi operativi nel lungo periodo.

Un contributo pubblico può favorire l’ammodernamento degli impianti, ma non modifica necessariamente le dinamiche di prezzo del mercato in cui l’azienda deve vendere i propri prodotti.

Il problema riguarda dunque anche la prevedibilità della domanda e dei ricavi, elementi essenziali per pianificare investimenti industriali che richiedono diversi anni per essere realizzati e ammortizzati.

La richiesta antidumping di Sandoz

Per affrontare la concorrenza delle importazioni cinesi, Sandoz ha chiesto alla Commissione europea di avviare un’indagine antidumping riguardante l’amoxicillina.

L’iniziativa nasce dalla posizione dell’azienda, secondo cui i prodotti importati sarebbero commercializzati a condizioni tali da compromettere la competitività della produzione europea.
Il dumping, nel diritto commerciale internazionale, riguarda l’esportazione di prodotti a prezzi inferiori al loro valore normale, secondo i criteri applicabili. La semplice esistenza di prezzi più bassi non costituisce, di per sé, una prova di dumping.

Un’eventuale indagine dovrebbe quindi verificare la presenza delle condizioni previste dalla normativa europea, compreso il possibile danno all’industria dell’Unione e il nesso con le importazioni oggetto dell’esame.

Solo al termine delle procedure previste potrebbero essere adottate eventuali misure di difesa commerciale.

La questione è delicata anche sul piano economico. Misure capaci di sostenere la produzione europea potrebbero incidere sui prezzi di approvvigionamento, mentre il mantenimento delle condizioni attuali rischia, secondo Sandoz, di compromettere ulteriormente la competitività del sito.

Occorre inoltre distinguere il problema del dumping da quello, più generale, delle differenze strutturali di costo tra le aree produttive. Anche in assenza di pratiche commerciali illecite, una filiera europea può risultare economicamente svantaggiata rispetto a produttori che operano con costi energetici, dimensioni industriali e condizioni di mercato differenti.

Il prezzo più basso non misura la sicurezza della fornitura

Per molti medicinali essenziali, e in particolare per gli antibiotici fuori brevetto, il prezzo rappresenta un fattore determinante nelle procedure di acquisto.

La necessità di contenere la spesa sanitaria è comprensibile. Gli antibiotici sono prodotti di largo impiego e l’accessibilità economica contribuisce alla sostenibilità dei sistemi sanitari.
Tuttavia, il prezzo unitario non descrive completamente il valore di una fornitura.

Affidabilità produttiva, diversificazione geografica, capacità di rispondere a incrementi della domanda e continuità delle consegne sono elementi che possono avere un costo, ma che diventano particolarmente importanti in condizioni di crisi.

Per un produttore europeo, sostenere capacità disponibili, investire nel mantenimento degli impianti e rispettare requisiti industriali complessi comporta oneri che devono trovare una corrispondenza economica.

Quando le procedure di acquisto privilegiano sistematicamente l’offerta meno costosa, questi elementi rischiano di non ricevere un riconoscimento adeguato.
Il tema non riguarda la necessità di acquistare esclusivamente medicinali prodotti in Europa. Una filiera diversificata può rappresentare una garanzia importante anche attraverso fornitori internazionali.

La questione è comprendere quale livello di capacità produttiva interna sia opportuno preservare e come attribuire un valore economico alla maggiore resilienza che questa può offrire.

Il Critical Medicines Act alla prova dei fatti

Il caso Kundl rappresenta un banco di prova per la politica industriale farmaceutica europea.

Il 12 maggio 2026, Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sul Critical Medicines Act, proposto dalla Commissione nel marzo 2025 per rafforzare la disponibilità e la sicurezza degli approvvigionamenti dei medicinali critici.

Il provvedimento affronta la concentrazione delle catene di fornitura e punta a sostenere la produzione europea di medicinali e principi attivi considerati strategici, tra cui gli antibiotici.

Tra gli strumenti previsti figurano il sostegno a progetti industriali strategici, l’introduzione di criteri di resilienza negli appalti pubblici e il rafforzamento degli acquisti congiunti tra Stati membri.

L’accordo prevede inoltre margini di applicazione del principio di preferenza europea nelle procedure di acquisto, secondo condizioni che dovranno essere rispettate dalle amministrazioni competenti.

Il passaggio è significativo perché introduce esplicitamente la sicurezza degli approvvigionamenti tra gli elementi da considerare nelle decisioni pubbliche.

Resta però da capire quanto questi strumenti riusciranno a incidere sulle condizioni economiche di filiere già sottoposte a una forte pressione competitiva.

Il finanziamento di nuovi investimenti, per esempio, può favorire l’espansione della capacità produttiva, ma deve essere accompagnato da condizioni che ne consentano il mantenimento operativo.

Anche i criteri di resilienza negli appalti dovranno essere sufficientemente concreti e verificabili, per evitare che si traducano in requisiti formali privi di un effetto significativo sulle scelte dei fornitori.

Una questione industriale anche per l’Italia

La situazione di Kundl interessa direttamente il dibattito sulla competitività dell’industria farmaceutica italiana.

L’Italia dispone di una presenza manifatturiera importante, con competenze nella produzione di principi attivi, medicinali finiti e servizi di produzione per conto terzi.

Tuttavia, la forza complessiva del settore non implica che tutte le filiere terapeutiche siano presidiate sul territorio nazionale o che le aziende siano indipendenti dagli approvvigionamenti internazionali.

Per valutare la resilienza di una filiera occorre considerare l’intera sequenza produttiva, dalle materie prime e dagli intermedi fino al principio attivo, alla formulazione e al confezionamento.

È altrettanto importante distinguere la localizzazione degli stabilimenti dalla disponibilità effettiva di capacità produttiva alternativa. Due fornitori possono operare in Paesi differenti e dipendere comunque dallo stesso produttore di un intermedio essenziale.

Il caso degli antibiotici pone quindi domande che vanno oltre il singolo stabilimento austriaco: quali produzioni è strategico mantenere in Europa? Quali condizioni economiche possono renderle sostenibili? E quanto sono disposti a riconoscere i sistemi di acquisto per garantire una maggiore diversificazione delle forniture?

Il costo di perdere una capacità industriale

Al momento non è stata annunciata la chiusura dello stabilimento Sandoz di Kundl. La preoccupazione riguarda la sua sostenibilità economica futura e il rischio che la produzione europea continui a perdere terreno rispetto ai concorrenti internazionali.

È proprio questa incertezza a rendere il caso significativo.

La capacità di produrre antibiotici attraverso una filiera industriale integrata è il risultato di investimenti, conoscenze tecniche, infrastrutture e competenze sviluppate nel tempo. Se tali attività vengono dismesse, ricostituirle richiede risorse e tempi che potrebbero non essere compatibili con un’emergenza sanitaria o una crisi degli approvvigionamenti.

L’Europa si trova quindi a dover conciliare obiettivi che possono entrare in tensione: medicinali accessibili, spesa sanitaria sostenibile, concorrenza internazionale e sicurezza delle forniture.

Il Critical Medicines Act prova a intervenire su questo equilibrio. La sua efficacia dipenderà anche dalla capacità di trasformare il riconoscimento politico del valore della produzione europea in condizioni industriali ed economiche sufficientemente stabili.

Per lo stabilimento di Kundl, e per altre filiere farmaceutiche esposte alla concorrenza internazionale, la questione è già concreta: preservare una capacità strategica richiede decisioni prima che quella capacità venga perduta.

Fonti:

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