Assogenerici cambia pelle e diventa Egualia

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Egualia produzione
production of medicines in ampoules on automatic lines

«Charles Darwin diceva che non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti».

Con queste parole, Enrique Häusermann, presidente della ormai ex Assogenerici, ha dato il via a una nuova fase dell’associazione  che da oggi cambia nome e logo e diventa Egualia – Industrie farmaci accessibili.

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Il nuovo nome – ha spiegato il presidente in occasione dell’assemblea nazionale (virtuale) – richiama il concetto di eguaglianza e meglio rappresenta l’obiettivo dell’associazione e delle migliaia di persone che operano nel settore: «Rimuovere gli ostacoli per rendere accessibili le cure unendo intelligenza, scienza, sostenibilità, cambiando le prospettive del benessere per i cittadini».

Un comparto solido

Quello che Egualia rappresenta è un settore importante che, con i suoi 36 siti produttivi in Italia, occupa 10.000 addetti e genera 3,2 miliardi di euro di fatturato. Sebbene ancora indietro rispetto ai farmaci esclusivi e branded a brevetto scaduto (che assorbono rispettivamente il 38,8% e il 47% del fatturato in farmacia) le performance dei generici-equivalenti restano positive: nel 2019 hanno sostanzialmente confermato i valori dell’anno precedente (+0,3% a valori, -0,007% a confezioni) e, nelle settimane dell’emergenza, il comparto ha contribuito a garantire l’approvvigionamento di farmaci essenziali. «Tengo a ricordare che oltre il 70% dei farmaci utilizzati per gestire i pazienti ricoverati nelle terapie intensive era un generico».

Le cifre di Egualia

Una nuova filiera farmaceutica

Häusermann ha anche elencato gli obiettivi di Egualia, che potrà contare su 246 milioni di investimenti in 26 mesi e vede gli stanziamenti del Recovey Fund come una chance da non perdere per rinnovare il sistema produttivo farmaceutico e attuare tutte quelle riforme che il nostro sistema sanitario attende da anni su strutture, personale, digitalizzazione e politiche del farmaco.

L’emergenza sanitaria ha messo in luce molti punti deboli del sistema industriale farmaceutico europeo, a partire dalla profonda – pericolosa – dipendenza da Paesi extra-UE per l’approvvigionamento di principi attivi e altre materie prime. Solo riportando la produzione industriale all’interno dei confini europei sarà possibile garantire la resilienza della catena manifatturiera ed evitare carenze nella fornitura di medicinali. «Servono i giusti incentivi, le minime garanzie, un quadro regolatorio stabile e snello, in una parola: un ambiente favorevole».

È fondamentale rendere l’industria europea competitiva con le produzioni extra-UE attuando rapidamente le riforme in chiave Industria 4.0 con tecnologie innovative ma sostenibili. Per queste riforme il Recovery Fund rappresenta una opportunità unica.

Riformare le politiche del farmaco

Ma per poter attuare una vera trasformazione del settore, è fondamentale che anche il quadro normativo e politico vengano aggiornati. Egualia sollecita, innanzitutto, “la tanto agognata riforma della governance del farmaco, della revisione dei tetti di spesa, delle forme di distribuzione di diverse categorie di farmaci fuori brevetto e dei meccanismi di prezzo e rimborso, soprattutto per i prodotti di vecchia generazione”.

Servono, inoltre, investimenti in un settore che rappresenta un vero e proprio asset per il Paese e la UE, normative più agili, ed è necessario reinvestire  i nel settore farmaceutico tutti i risparmi derivanti dall’utilizzo di equivalenti e biosimilari.

«Ora è il momento di progettare un Paese capace di affrontare le nuove epidemie che arriveranno per accogliere le nuove generazioni, senza lasciare indietro nessuno».