Per decenni il prezzo del farmaco è stato considerato una sintesi imperfetta ma accettabile di due dimensioni: il costo della ricerca e il valore terapeutico. Un equilibrio fragile, spesso contestato, ma funzionale a un sistema che riusciva, bene o male, a sostenere l’innovazione.
Oggi quell’equilibrio si è spezzato.
Il prezzo non riesce più a raccontare il valore reale dei farmaci innovativi. E il sistema europeo di pricing e rimborso fatica sempre di più a tenere insieme sostenibilità economica, accesso dei pazienti e competitività industriale.
Quando l’innovazione rompe i modelli esistenti
Il problema non nasce oggi. Nasce quando l’innovazione terapeutica smette di essere incrementale e diventa trasformativa. Terapie avanzate, farmaci one-shot, trattamenti altamente personalizzati non si adattano a modelli costruiti su cicli cronici, volumi elevati e costi distribuiti nel tempo.
Una terapia che promette benefici duraturi o potenzialmente curativi concentra il valore in un momento iniziale. Ma il sistema di rimborso europeo è progettato per diluire costi e benefici nel lungo periodo. Da qui nasce una tensione strutturale: il valore c’è, ma non sa dove collocarsi economicamente.
HTA frammentate, valore frammentato
In Europa il valore non è mai uno solo. È la somma di valutazioni nazionali, spesso divergenti, basate su criteri diversi, tempistiche diverse e priorità diverse. Il risultato è un mosaico in cui lo stesso farmaco può essere considerato altamente innovativo in un Paese e marginale in un altro.
Questa frammentazione non è solo un problema regolatorio. È un problema industriale. Costruire strategie di prezzo coerenti diventa estremamente complesso, soprattutto per aziende che operano su scala europea e globale.
Il prezzo, invece di essere uno strumento di sintesi, diventa un compromesso instabile tra esigenze locali e sostenibilità complessiva.
Il corto circuito dei tetti di spesa e del payback
Negli ultimi anni, molti sistemi sanitari hanno introdotto strumenti di contenimento sempre più rigidi: tetti di spesa, payback, meccanismi di clawback. Misure comprensibili in un’ottica di controllo dei costi, ma che producono effetti collaterali significativi.
Il prezzo nominale del farmaco non corrisponde più al valore economico reale per l’azienda. Tra sconti obbligatori, restituzioni e negoziazioni continue, il segnale di prezzo perde trasparenza. E quando il prezzo perde significato, diventa difficile usarlo come leva per orientare investimenti e scelte industriali.
ATMP e terapie one-shot: il punto di rottura
Le terapie avanzate rappresentano il banco di prova più evidente di questa crisi. Costose da sviluppare, complesse da produrre, destinate a popolazioni limitate, ma con un impatto clinico potenzialmente enorme.
Il sistema europeo, però, continua a valutarle con strumenti pensati per farmaci tradizionali. Il risultato è una tensione continua tra prezzo richiesto, prezzo accettato e valore percepito. In alcuni casi, questo porta a ritardi nell’accesso. In altri, a decisioni di non lancio in determinati mercati.
Non perché il valore non esista, ma perché non esiste un modello economico capace di assorbirlo.
Il rischio di disincentivare l’innovazione
Quando il prezzo non riflette il valore, il rischio non è solo per le aziende. È sistemico. Un modello che rende imprevedibile il ritorno sugli investimenti tende a spostareTopics di ricerca, capitali e infrastrutture verso contesti più favorevoli.
Negli ultimi anni, Stati Uniti e Asia hanno mostrato una maggiore capacità di attrarre investimenti in ricerca avanzata, anche grazie a modelli di valorizzazione più chiari. L’Europa, al contrario, rischia di diventare un luogo di eccellenza scientifica ma di debolezza industriale.
Prezzo, valore e sostenibilità non sono sinonimi
Un errore frequente nel dibattito è sovrapporre prezzo e valore, o prezzo e sostenibilità. Ma sono dimensioni diverse. Il prezzo è uno strumento, non un fine. Serve a distribuire il valore tra chi innova e chi utilizza l’innovazione.
Quando questo strumento smette di funzionare, l’intero sistema entra in tensione. I sistemi sanitari cercano di contenere i costi. Le aziende cercano di difendere la sostenibilità degli investimenti. I pazienti si trovano nel mezzo, con accessi disomogenei e tempi incerti.
Verso nuovi modelli di valorizzazione
Negli ultimi anni si è parlato molto di value-based pricing, outcome-based agreements, risk sharing. Strumenti interessanti, ma spesso applicati in modo episodico e non sistemico. Senza dati solidi, governance chiara e capacità di misurare gli outcome nel mondo reale, questi modelli restano fragili.
Il vero nodo non è introdurre nuovi strumenti, ma ripensare il rapporto tra valore clinico, tempo e sostenibilità economica. Un compito che richiede dati, fiducia reciproca e una visione industriale di lungo periodo.
Il prezzo come sintomo, non come causa
Il prezzo dei farmaci oggi non racconta più il loro valore perché il sistema che dovrebbe interpretarlo è rimasto ancorato a un passato che non esiste più. L’innovazione terapeutica corre, ma i modelli economici faticano a seguirla.
Se l’Europa vuole restare competitiva e garantire accesso equo all’innovazione, dovrà affrontare questo nodo senza scorciatoie ideologiche. Non si tratta di pagare di più o di meno, ma di pagare meglio, in modo coerente con il valore reale delle cure.
Perché quando il prezzo smette di essere un segnale affidabile, l’innovazione perde una delle sue bussole fondamentali.


