L’industria della salute nel tempo dell’Intelligenza Artificiale

Al 65° Simposio AFI, in programma a Rimini dal 10 al 12 giugno 2026, l’Intelligenza Artificiale diventa asse strategico per ricerca, produzione e regolatorio. A Milano l’anteprima dei contenuti e la consegna del Premio Rigamonti a dieci giovani ricercatori under 30.

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L’Intelligenza Artificiale non è più un tema da convegno futuribile. È una variabile industriale concreta, già integrata nelle scelte strategiche di molte imprese farmaceutiche. È da questa consapevolezza che prende forma il 65° Simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI), intitolato “L’Industria della Salute nel tempo dell’Intelligenza Artificiale“, in programma a Rimini dal 10 al 12 giugno 2026.

L’anteprima milanese del 24 febbraio ha offerto una fotografia chiara: l’AI è ormai parte degli strumenti che “determinano il percorso e condizionano le scelte” delle grandi imprese.

Non si tratta solo di sperimentazioni pilota, ma di adozioni strutturate. I dati richiamati dal presidente AFI, Giorgio Bruno, parlano di oltre la metà delle grandi aziende che utilizza stabilmente l’Intelligenza Artificiale e di un 16% che l’ha già integrata nei propri processi.

AI Act e sistemi ad alto rischio: la prova della maturità

Il 2026 non sarà un anno neutro. Ad agosto entrerà in piena applicazione il Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act), imponendo alle aziende farmaceutiche un passaggio di maturità regolatoria.

Per approfondire

Per un comparto già abituato a standard stringenti, la sfida sarà duplice. Da un lato, integrare sistemi di AI ad alto rischio – come quelli utilizzati in diagnostica o nella produzione critica – garantendo tracciabilità, sicurezza dei dati e robustezza algoritmica. Dall’altro, evitare che l’innovazione venga frenata da una compliance interpretata in modo difensivo.

Il Simposio AFI si candida così a diventare uno dei luoghi di confronto privilegiati su come rendere l’AI Act un fattore abilitante e non un ostacolo. La discussione toccherà l’intero ciclo di vita del farmaco, dalla scoperta molecolare alla valutazione regolatoria, segnalando una visione sistemica che supera la frammentazione tradizionale tra R&D, produzione e affari regolatori.

Ma a che punto siamo? Ne abbiamo parlato in questo articolo.

Digital twins, controllo qualità e radiofarmaci

Tra i filoni tecnici annunciati emergono con forza i digital twins applicati ai processi produttivi e l’uso di sistemi intelligenti nel Controllo Qualità. Non è un dettaglio. La modellizzazione virtuale degli impianti e delle linee produttive rappresenta una delle frontiere più promettenti per aumentare efficienza, ridurre scarti e anticipare deviazioni di processo.

Particolare attenzione sarà dedicata anche alla produzione di radiofarmaci e alla convalida dei sistemi digitali. Ambiti nei quali la combinazione tra automazione avanzata, gestione dati e supervisione umana può fare la differenza in termini di qualità e sicurezza.

L’AI, in questo scenario, non è presentata come sostituto dell’expertise industriale, ma come leva per rafforzarla. Il messaggio è chiaro: competitività e sostenibilità ambientale passano dalla capacità di governare tecnologie complesse, non solo di adottarle.

La voce del paziente nell’era algoritmica

Un passaggio significativo riguarda l’integrazione della prospettiva del paziente. Il programma prevede una sessione dedicata alla “voce del paziente”, con l’obiettivo di utilizzare l’IA per costruire nuovi modelli di engagement digitale e migliorare la raccolta di evidenze real-world.

È un punto che merita attenzione critica. Se l’Intelligenza Artificiale diventa infrastruttura della ricerca e della produzione, deve anche tradursi in un miglioramento tangibile dell’informazione medica e della qualità delle decisioni cliniche. La vera misura dell’innovazione non sarà la sofisticazione degli algoritmi, ma l’impatto sulla salute delle persone.

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Premio Rigamonti: l’innovazione che nasce dai giovani

La serata milanese è stata anche l’occasione per consegnare la seconda edizione del Premio Alessandro Rigamonti, dedicato a dieci ricercatori under 30 provenienti da università italiane.

I progetti premiati restituiscono una mappa concreta delle traiettorie emergenti. Dalle nanomedicine polimeriche sviluppate con metodi meccanochimici sostenibili, alla liofilizzazione di nanoparticelle lipidiche per migliorare la stabilità delle terapie avanzate. Dalla microfluidica per liposomi ultradeformabili in ambito dermico, a sistemi depot per il naloxone somministrati senza ago.

Non mancano soluzioni per infezioni ossee resistenti basate su nanogel ibridi, impianti intracranici per il trattamento del glioblastoma, analisi della complessità regolatoria dei biosimilari, dispositivi medici innovativi per la gestione della celiachia e piattaforme di drug delivery fondate su solventi eutettici profondi.

La varietà dei temi dimostra che l’innovazione non è confinata a un singolo segmento tecnologico. È una costellazione di approcci che uniscono sostenibilità, precisione terapeutica e ingegneria dei materiali.

Come ha ricordato Dorotea Rigamonti, l’Intelligenza Artificiale è uno strumento prezioso, ma non una soluzione autonoma. Le idee nascono dal confronto tra persone. Un monito che risuona con particolare forza in un momento in cui la tecnologia rischia di essere percepita come risposta universale.

Dialogo nel Buio e cultura industriale

A chiudere l’evento, l’esperienza del “Dialogo nel Buio”, percorso immersivo pensato per stimolare nuove prospettive. Un gesto simbolico che suggerisce una chiave di lettura più ampia: l’innovazione tecnologica richiede anche un’innovazione culturale.

Il 65° Simposio AFI si presenta così non solo come appuntamento tecnico, ma come spazio di elaborazione strategica. Con oltre 120 aziende già confermate nell’area espositiva, l’evento conferma la centralità di AFI nel dibattito industriale italiano.

La domanda che resta aperta non è se l’Intelligenza Artificiale entrerà stabilmente nella filiera farmaceutica. È già accaduto. La questione è come governarla: con quali competenze, con quale equilibrio tra regolazione e innovazione, con quale capacità di trasformare la potenza algoritmica in valore clinico e competitivo.