A caccia di sprechi nell’industria farmaceutica

Il Simposio AFI 2021 continua con un focus sull'ottimizzazione e l'efficienza nella produzione farmaceutica

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Ernesto Claudio Manzati, esperto in lean manufacturing e attualmente direttore di stabilimento in Italfarmaco, apre la giornata del Simposio AFI 2021 dedicata alla produzione farmaceutica. All’ordine del giorno i temi dell’ottimizzazione e dell’aumento di efficienza, che Manzati propone di perseguire andando a caccia di sprechi.

Valore aggiunto VS valore non aggiunto

La ricetta sulla carta è semplice: aumentare la velocità, migliorare la qualità e abbassare i costi. Ma non è sempre così semplice metterla in atto. Se si valuta infatti il rapporto tra tempo con valore aggiunto e tempo che ne è privo, in genere nell’industria farmaceutica ci si assesta su un valore di circa 60/40. Quando si ha l’esigenza di produrre di più, però, non si va solitamente a intaccare questo rapporto, ma si tende invece ad aggiungere qualcosa: linee produttive, macchine, straordinari. In questo modo si raggiunge l’obiettivo, ma senza aumentare l’efficienza.

Se si prende in considerazione l’indice OEE (Overall Equipement Efficiency), nell’industria farmaceutica si osservano valori del 10-65%, nettamente inferiori a quelli di altri settori produttivi. Ma un margine di miglioramento c’è. Per scoprirlo bisogna analizzare i processi, comprenderli e cercare i punti dove possono annidarsi gli sprechi.

Il modo migliore per farlo secondo Manzati è utilizzare dei grafici, che permettono di visualizzare i numeri e comprendere meglio i processi. Per individuare poi i progetti su cui concentrarsi è bene partire da un brainstorming che coinvolga anche una persona estranea al reparto ed il personale operativo, che conosce le specificità del processo. Imprescindibile poi è la valutazione sforzo/beneficio: è meglio infatti cominciare da quei progetti dall’impatto più alto, ma che richiedono lo sforzo più basso per essere affrontati.

A ogni processo i suoi sprechi

Parlando di produzione, un punto su cui concentrarsi sono i costi di prodotto, che possono variare a seconda della specialità considerata. Ad esempio, se nel caso della produzione di fiale siringa i costi maggiori sono relativi all’API, nel caso delle compresse in barattolo sono invece collegati al packaging.

Un altro target da prendere in considerazione è poi l’analisi dell’impiego del tempo. In produzione possono esserci infatti sprechi di tempo in fase di cambio formato o nei fermi macchina: lavorando su questi momenti privi di valore aggiunto si può migliorare notevolmente l’OEE con uno sforzo minimo.

E che dire dell’overfilling? Riempire fiale e flaconi oltre il volume indicato è una pratica piuttosto diffusa. Analizzando però i dati è possibile rintracciare la frequenza con cui avviene e regolare quindi le macchine per contenerlo. Così si evitano anche gli OOS per volume in eccesso.

Ma Manzati tocca anche un altro punto critico nei processi dell’industria farmaceutica: i campionamenti. Razionalizzare quelli ridondanti, ad esempio relativi ai controcampioni di materie prime e prodotto, può valere un risparmio dai 10 ai 150 mila euro all’anno.

Il pallet economico ed ecologico

Infine Manzati porta l’attenzione sui pallet. Questi oggetti sono sicuramente importanti nell’industria farmaceutica, ma forse il pensiero non va a loro quando si va a caccia di sprechi. Invece possono rivestire un ruolo strategico in questo senso, poiché sono molto utilizzati, devono essere cambiati spesso e manutenzione e sostituzione hanno un notevole impatto in termini di tempo ma anche di costo.

Quelli più comuni sono infatti in legno, materiale nobile con una vita limitata. Molto più durevoli sono quelli metallici, che hanno però un costo decisamente superiore. Una buona soluzione allora sono i pallet in plastica, economici e con una vita superiore rispetto a quelli in legno, ma che possono porre problemi di impatto ambientale.

Eppure un modo per produrre pallet in plastica rispettando l’ambiente c’è, come dimostrato dall’azienda Plaxtech srl, che ha pensato di produrre pallet utilizzando gli scarti plastici delle produzioni farmaceutiche. Una bella applicazione dell’economia circolare, che unisce il rispetto per l’ambiente al tornaconto economico.

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