Rapporto BioInItaly 2021: confermato il trend di crescita delle biotech italiane

Malgrado le congiunture non favorevoli, le imprese biotech italiane confermano il trend di crescita degli ultimi anni: i numeri ribadiscono la centralità del biotech nel percorso di ripresa, anche per quanto riguarda le piccole e medie realtà

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Il Rapporto BioInItaly 2021 Le imprese di biotecnologie in Italia realizzato da Assobiotec-Federchimica ed ENEA (agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile) conferma il trend di crescita del settore.

Malgrado la velocità di crescita sia lievemente ridotta rispetto al precedente periodo di osservazione, le realtà biotecnologiche italiane hanno mostrato una chiara tenuta alle difficoltà indotte dalla pandemia.

Rapporto BioInItaly: i principali indicatori

Il Rapporto BioInItaly di Assobiotec-ENEA mostra un numero delle imprese biotech in aumento: 751 realtà occupano 13.000 addetti producendo 11,4 miliardi di euro di fatturato.

Un dato che fa il paio con un aumento deciso (oltre il 23%) del fatturato biotech delle imprese a capitale italiano specializzate nella R&S biotecnologica e delle imprese a controllo italiano che dedicano almeno il 75% dei propri investimenti in R&S alla ricerca nelle biotecnologie.

Il settore di applicazione

Il comparto salute, che concentra l’88% del capitale investito, rimane al primo posto per numero di imprese. Queste rappresentano il 50% del totale, producendo il 73% del fatturato biotech complessivo.

Malgrado la stabilità sostanziale di questo fenomeno, sono in aumento (per numero) le realtà che operano nel settore industria e ambiente (30%) e nell’agricoltura e zootecnia (8%).

“Il Rapporto BioInItaly Assobiotec-ENEA conferma il trend di cambiamento strutturale in corso nel settore, con la progressiva crescita delle applicazioni biotecnologiche per l’industria, l’ambiente, l’agricoltura e la zootecnia”, conferma Gaetano Coletta, responsabile Servizio Offerta e Valorizzazione Servizi di Innovazione (Direzione Innovazione e Sviluppo) di ENEA.

“Una dinamica” riprende Coletta “strettamente legata ai processi innovativi volti ad una maggiore sostenibilità ambientale che stanno caratterizzando molti comparti industriali, non di rado ‘tradizionali’, e per i quali il contributo delle biotecnologie è spesso cruciale”.

La dimensione delle imprese biotech

Rimane una costante la dimensione delle imprese: le micro (da 1 a 9 addetti) e piccole (da 10 a 49 addetti) realtà superano l’80% del totale in numero, mentre le grandi (più di 250 dipendenti) il 9%.

Il 96% circa del fatturato biotech e l’82% della spesa sono concentrati nelle imprese medio-grandi.

In questo ambito è da sottolineare la performance delle start-up innovative, che hanno superato il 20%.

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fonte: BioInItaly Report 2021

La distribuzione geografica

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, malgrado un aumento del numero di imprese biotecnologiche nel Meridione, in particolare in Campania, la concentrazione rimane localizzata nel Nord Italia.

Il Rapporto BioInItaly evidenzia come oltre l’85% del fatturato da attività biotech e più del 75% degli investimenti in R&S intra-muros continuino ad essere realizzati in sole 3 Regioni (Lombardia, Lazio e Toscana).

Rapporto BioInItaly: il biotech alla prova della pandemia

Il rapporto BioInItaly mette in luce la capacità delle imprese biotech italiane di adattarsi al cambiamento e mettere in atto strumenti alternativi. Queste caratteristiche hanno permesso alle tante piccole e medie realtà presenti sul territorio di reagire all’emergenza imposta dalla pandemia con la necessaria solidità.

Hanno saputo riorganizzarsi e fare network, quando necessario.

Le difficoltà sono state numerose e pesanti. Gli eventi fieristici sono stati cancellati, l’organizzazione dei posti di lavoro sovvertita, lo smart working incentivato. Ma il livello dell’occupazione e anche delle attività di ricerca e sviluppo hanno tenuto.

Non dimentichiamo che le biotecnologie hanno messo in campo le soluzioni più strategiche per fare fronte all’emergenza, come sottolineato dal Presidente di Assobiotec-Federchimica Riccardo Palmisano:

Dal sequenziamento del genoma del virus ai test diagnostici, fino ai vaccini e agli anticorpi monoclonali: tutte le risposte a COVID-19 sono state biotecnologiche. Il biotech è universalmente riconosciuto quindi come un asset sul quale i Paesi sviluppati non possono non puntare per una ripartenza economica che sia anche sostenibile