Candida auris: e se la minaccia venisse dai miceti?

Isolato per la prima volta nel 2009, il lievito Candida auris si è velocemente guadagnato una posizione di rilievo nella classifica dei patogeni emergenti a livello globale. Fino al recente picco di infezioni registrato a seguito della diffusione di COVID-19

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Candida auris è un lievito patogeno di scoperta piuttosto recente appartenente al gruppo degli Ascomiceti. Le preoccupazioni nei suoi confronti sono via via aumentate nel corso degli anni, principalmente a causa della sua capacità di resistere ai farmaci antifungini. Le organizzazioni sanitarie e gli addetti ai lavori prendono molto sul serio questo patogeno. E l’impennata di infezioni nei pazienti affetti da COVID-19 ha reso C. auris un sorvegliato speciale.

Dal Giappone la notizia di un nuovo patogeno

Nel 2009 un articolo pubblicato sulla rivista Microbiology and Immunology dichiarò la scoperta di un nuovo microrganismo. Si trattava di Candida auris, lievito ascomicete isolato dall’orecchio esterno di una paziente ricoverata al Tokyo Metropolitan Geriatric Hospital.

I ricercatori fecero uno strappo alla regola che prevede di descrivere una nuova specie solo dopo averla ritrovata in più campioni. Ma le caratteristiche di questo lievito, la sua capacità di crescere anche a 42°C e di assimilare carbonio da fonti diverse rispetto alle specie più vicine, C. haemulonii e C. ruelliae, li spinsero a presentare C. auris alla comunità scientifica dopo l’analisi di un solo isolato.

Allora non ci si sbilanciò sulla patogenicità del nuovo microrganismo. Ma oggi sappiamo che C. auris è un patogeno opportunista in grado di provocare infezioni particolarmente insidiose e, soprattutto per i pazienti immunodepressi, frequentemente mortali. Secondo il Ministero della Salute, infatti, la mortalità di questo microrganismo oscilla tra il 30% e il 70%.

Diversi motivi di preoccupazione

Nel giro di pochi anni Candida auris è stato rinvenuto in cinque continenti. Questo microrganismo è in grado di diffondersi attraverso il sistema circolatorio, colonizzando diversi distretti corporei. I siti di infezione finora identificati sono il sangue, le ferite e le orecchie, ma la capacità di infettare altre parti del corpo, come vescica e polmoni, è oggetto di studio. Gli statunitensi CDC (Centers for Desease Prevention and Control) riassumono le maggiori preoccupazioni degli specialisti relative a questo patogeno in tre categorie principali.

Innanzitutto C. auris è spesso multiresistente. Secondo il Ministero della Salute il 90% degli isolati è in grado di resistere ad almeno una delle tre classi di antifungini finora sviluppate, mentre alcuni ceppi sono pan-resistenti, riuscendo a resistere a tutte e tre le tipologie. C. auris, inoltre, è difficile da identificare con i metodi standard. Sbagliare diagnosi, confondendolo con altri microrganismi, causa un trattamento inefficace e aumenta le probabilità di decesso del paziente e di diffusione del patogeno nell’ambiente. Infine questo lievito è molto infettivo ed è capace di provocare epidemie nelle infrastrutture sanitarie.

A queste motivazioni va aggiunto anche il fatto che C. auris è in grado di formare biofilm. Questa capacità lo rende particolarmente resistente ai comuni disinfettanti e prodotti antifungini e causa la sua persistenza nell’ambiente anche molto tempo dopo la conclusione dell’infezione.

Candida auris: ancora molto da scoprire

La veloce ascesa di Candida auris come patogeno ha colto in un certo modo impreparata la comunità scientifica e molte sue caratteristiche devono ancora essere comprese appieno. Tra queste ci sono i meccanismi di resistenza che permettono al microrganismo di evadere l’attacco dei farmaci. Anche la sua provenienza resta al momento ignota, così come alcuni risvolti legati alla sua capacità di diffusione.

In particolare la pandemia di COVID-19 ha spianato la strada alle infezioni causate da C. auris, così come ad altre micosi. Sempre secondo i CDC, infatti, nei reparti di terapia intensiva si è registrata un’impennata dell’incidenza delle infezioni fungine, ma l’indebolimento del sistema immunitario dei pazienti non è sufficiente a spiegare questo fenomeno. Nel caso di C. auris, ulteriori cause potrebbero essere state la variazione delle routine di pulizia dei reparti imposta dalla pandemia e il riutilizzo dei dispositivi di protezione individuale usa e getta avvenuto all’inizio dell’emergenza sanitaria. Ma la reali motivazioni di questo boom sono ancora in fase di accertamento.

La comparsa di casi di infezione in diversi luoghi del mondo, apparentemente scollegati da altri episodi noti, sta sottolineando l’importanza di studiare questo lievito e approfondire la conoscenza delle sue modalità di trasmissione. Oltre alla sorveglianza e allo studio del microrganismo, però, anche lo sviluppo di nuove molecole efficaci su questo patogeno è uno strumento indispensabile per la sua gestione. Il numero di antifungini autorizzati per l’uso umano è infatti molto modesto se confrontato a quello di altre categorie di farmaci.