Il viaggio del vaiolo delle scimmie dall’Africa centrale al resto del mondo

Alta la guardia nei confronti della zoonosi che, dopo aver fatto il giro del mondo, il 20 maggio è approdata in Italia.

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Nell’ultimo mese il vaiolo delle scimmie (monkeypox) ha fatto parlare di sé a causa del suo ingresso in Italia, con il primo caso confermato in data 20 maggio 2022. Tra gli insegnamenti che dovremmo aver appreso dalla pandemia di COVID-19 c’è quello di non sottovalutare le zoonosi. Cercare di capire i meccanismi che hanno permesso a questa infezione di fare il giro del mondo può aiutarci a conoscerla meglio. Ma anche a difenderci.

Monkeypox, il vaiolo delle scimmie

Febbre, mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, astenia, linfonodi ingrossati, eruzioni e lesioni cutanee. Sono questi i segnali del vaiolo delle scimmie, zoonosi trasmessa da un virus appartenente al genere Orthopoxvirus. Lo stesso genere di cui fanno parte altri agenti infettivi che causano malattie simili, come il vaiolo bovino o quello umano. Tuttavia, pur presentando manifestazioni che ricordano da vicino il vaiolo umano, quello delle scimmie è clinicamente molto meno grave. Il primo raggiungeva infatti un tasso di mortalità di circa il 30%, mentre generalmente il vaiolo delle scimmie si presenta come una malattia lieve o moderata e autolimitante, con un tasso di mortalità tra il 3% e il 6%.

Il vaiolo delle scimmie, lo suggerisce il nome stesso, è nato come un’infezione principalmente a carico di primati non umani. Le trasmissioni ad altri animali come scoiattoli, ratti del Gambia, ghiri e anche all’uomo erano di tipo occasionale. In questi casi il contagio avveniva a causa di morsi o contatti diretti con sangue o liquidi corporei di esemplari infetti. Il passaggio però della malattia a zoonosi ha comportato anche la possibilità di trasmissione interumana, con una modifica nelle modalità di contagio. Oltre al contatto diretto con fluidi corporei che si può avere, ad esempio, durante i rapporti sessuali, questa volta la trasmissione può infatti avvenire anche attraverso droplets e materiale infetto, come tessili o stoviglie.

Il vaiolo delle scimmie è noto dal 1970, ma è diventato il principale Orthopoxvirus a destare preoccupazione per la salute pubblica a partire dall’eradicazione del vaiolo umano, dichiarata ufficialmente nel 1980, e dalla conseguente cessazione della relativa vaccinazione. Il vaccino che veniva somministrato contro questa infezione sembrerebbe infatti avere una certa efficacia anche contro il vaiolo delle scimmie.

Dall’Africa al resto del mondo

Il virus del vaiolo delle scimmie si distingue in due clade genetici: uno tipico dell’Africa centrale, in particolare del bacino del Congo, l’altro caratteristico dell’Africa occidentale. Il primo caso al mondo di questa zoonosi si è infatti registrato nella Repubblica Democratica del Congo nel 1970. Il lungo viaggio dell’infezione è quindi iniziato proprio dall’Africa.

Da allora l’infezione si è rapidamente diffusa in altri 10 Paesi del continente: Benin, Camerun, Repubblica Centrafricana, Gabon, Costa d’Avorio, Liberia, Nigeria, Repubblica del Congo, Sierra Leone e Sud Sudan. Per osservare il primo caso fuori dall’Africa bisogna invece aspettare una trentina di anni, precisamente il 2003.

Questo è infatti l’anno del primo caso statunitense, collegato alla vicinanza umana con cani della prateria che avevano contratto il virus da ghiri e ratti del Gambia con cui erano stati in contatto. Nel 2018 tocca invece a Israele registrare il primo caso, dovuto a un viaggiatore di ritorno dalla Nigeria. Nello stesso anno sarà poi il turno del Regno Unito e, nel 2019, di Singapore.

La situazione in Italia

La grande esplosione dell’infezione si sta però avendo nel 2022. A partire dal mese di maggio, infatti, si stanno registrando diversi focolai in numerosi Paesi non endemici, tra cui l’Italia.

I dati del Ministero della Salute aggiornati al 28 giugno 2022 parlano infatti di 159 casi in Italia, 32 in più rispetto al bollettino precedente emesso solo quattro giorni prima. La quasi totalità delle persone colpite è di sesso maschile, mentre meno della metà dei casi sono stati ricondotti a viaggi all’estero. La regione al primo posto per contagi è la Lombardia, con 83 persone colpite, seguita da Lazio ed Emilia Romagna.

La situazione è quindi sotto controllo, ma l’attenzione resta alta. Oltre all’attivazione di un sistema di sorveglianza, il Ministero della Salute invita quindi i casi confermati e sospetti di vaiolo delle scimmie a mettersi in autoisolamento e a contattare il proprio medico in caso di sintomi riconducibili a questa infezione.

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