Liofilizzazione, il processo maturo che entra nella manifattura intelligente

In vista dell’evento PDA Italy Chapter del 29 e 30 giugno, Francesca Selmin, professoressa associata di Tecnologia farmaceutica all’Università degli Studi di Milano, racconta perché la liofilizzazione è oggi una tecnologia chiave per biologici, prodotti ad alto valore e manifattura farmaceutica avanzata.

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La liofilizzazione è spesso descritta come una tecnologia matura. Una fase ben conosciuta della produzione farmaceutica, essenziale per garantire stabilità a prodotti sensibili, ma ormai stabilizzata nelle sue logiche principali. Eppure, proprio questa apparente maturità rischia di nascondere la trasformazione profonda che il processo ha attraversato negli ultimi anni.

Lo sottolinea Francesca Selmin, professoressa associata di Tecnologia farmaceutica all’Università degli Studi di Milano e componente del comitato di gestione di PDA Italy Chapter, coinvolta nell’organizzazione dell’evento “Engineering the Future of Lyophilization. From Formulation Science to Smart Manufacturing“, in programma il 29 e 30 giugno a Milano.

La crescita dei prodotti biologici, degli iniettabili ad alto valore, delle formulazioni complesse e delle terapie sensibili alle condizioni di processo ha riportato la liofilizzazione al centro del confronto scientifico e industriale. Non più soltanto come tecnica di essiccamento, ma come processo critico da progettare, comprendere e controllare lungo tutto il ciclo di sviluppo e produzione.

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Dal prodotto al processo

“La liofilizzazione è un processo ben stabilito”, osserva Selmin. Ma negli ultimi decenni è cambiato il modo di guardarlo. Non si tratta più di applicare una tecnologia a valle della formulazione, quasi come una fase conclusiva. La liofilizzazione entra oggi nella logica del product and process understanding: comprendere che cosa accade durante congelamento, essiccamento primario ed essiccamento secondario; valutare l’interazione tra formulazione e ciclo; definire gli attributi critici di qualità da preservare; costruire un processo robusto fin dalle prime fasi di sviluppo.

Questo approccio è decisivo per i medicinali biologici e per i prodotti ad alto valore. In questi casi il margine di errore si riduce. Stabilità del principio attivo, conservazione dell’attività biologica, protezione della struttura molecolare, ricostituzione, uniformità e qualità finale non possono dipendere da una gestione empirica del ciclo.

La liofilizzazione diventa quindi un punto di incontro tra formulazione e manifattura. Non si può progettare correttamente il processo senza conoscere il prodotto. Allo stesso tempo, non si può sviluppare il prodotto senza considerare precocemente le condizioni che ne garantiranno stabilità, sicurezza e qualità industriale.

La qualità nasce dalla comprensione della complessità

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il superamento di una visione puramente operativa. La liofilizzazione non è una semplice sequenza di parametri da impostare. È un sistema complesso in cui temperatura, pressione, trasferimento di calore e di massa, caratteristiche della matrice, contenitore, carico di macchina e proprietà della formulazione concorrono al risultato finale.

Per questo, negli anni si sono sviluppati modelli sempre più avanzati per descrivere ciò che accade durante il processo e supportare la costruzione di cicli più robusti. La modellazione non sostituisce l’esperienza, ma la rende più leggibile, trasferibile e utilizzabile nelle decisioni di sviluppo. Permette di interpretare i dati, anticipare criticità, ridurre tentativi non necessari, migliorare lo scale-up e definire con maggiore consapevolezza lo spazio operativo del processo.

In questa prospettiva, la liofilizzazione si inserisce pienamente nella cultura moderna della qualità farmaceutica. La qualità non nasce dal controllo finale, ma dalla comprensione del prodotto e del processo. Gli attributi critici non devono essere soltanto verificati: devono essere progettati e mantenuti attraverso scelte formulative, tecnologiche e analitiche coerenti.

Per prodotti fragili o complessi, questa impostazione diventa essenziale. Una formulazione adeguata in laboratorio può rivelarsi difficile da trasferire su scala industriale. Un ciclo non ottimizzato può compromettere tempi, resa, stabilità e riproducibilità. Una conoscenza insufficiente del processo può trasformare una tecnologia consolidata in un collo di bottiglia produttivo.

Dalla formulazione allo smart manufacturing

Il titolo dell’evento PDA indica una direzione precisa: dalla scienza formulativa alla manifattura intelligente. La liofilizzazione sta entrando in una fase in cui sviluppo formulativo, tecnologie di processo e strumenti digitali devono procedere insieme.

La spinta verso apparecchiature più evolute, sistemi di monitoraggio avanzati, strumenti analitici, sensori, software e modelli predittivi non risponde soltanto a un’esigenza di automazione. Serve a governare meglio la variabilità e a costruire processi più prevedibili.

Selmin richiama il ruolo dei fornitori tecnologici e delle aziende che sviluppano soluzioni smart a supporto della fase di sviluppo e controllo. È un punto importante, perché l’innovazione nella liofilizzazione non nasce in un solo punto della filiera. Richiede il contributo di chi conosce la formulazione, di chi progetta gli impianti, di chi sviluppa strumenti di misura, di chi lavora sulla qualità, di chi opera in produzione e di chi porta competenze ingegneristiche e digitali.

Smart manufacturing, in questo contesto, non significa aggiungere tecnologia al processo in modo superficiale. Significa usare dati e strumenti predittivi per prendere decisioni migliori: comprendere il comportamento del prodotto, definire cicli più efficienti, ridurre i rischi, aumentare la riproducibilità e sostenere il trasferimento industriale.

Una competenza multidisciplinare

Un altro tema centrale dell’intervista è la natura trasversale della liofilizzazione. Nel farmaceutico viene spesso associata ai medicinali iniettabili e ai biologici, ma il suo campo di applicazione è più ampio. Può riguardare prodotti finiti, intermedi di processo e principi attivi, e trovare spazio anche in ambiti collegati alla salute, dai dispositivi medici alla cosmetica.

Questa ampiezza rende necessaria una lettura multidisciplinare. Non esiste una sola liofilizzazione valida per ogni prodotto e ogni contesto. Esistono problemi formulativi, obiettivi di stabilità, vincoli regolatori, requisiti produttivi e configurazioni tecnologiche da valutare caso per caso.

È anche questo il  valore dell’evento PDA: mettere in dialogo accademia, industria e fornitori tecnologici. L’obiettivo non è solo presentare innovazioni, ma creare uno spazio di confronto in cui esperienze diverse possano diventare conoscenza condivisa. La liofilizzazione è infatti un terreno in cui ricerca, sviluppo, qualità, produzione e tecnologia devono necessariamente parlarsi.

Dare spazio ai giovani professionisti

Una scelta distintiva dell’evento riguarda il coinvolgimento dei giovani professionisti. PDA Italy Chapter ha voluto dare maggiore spazio a studenti, ricercatori e giovani figure tecniche, offrendo loro l’opportunità di presentare i risultati delle loro attività, confrontarsi con esperti e comprendere meglio l’evoluzione dell’industria farmaceutica.

Non è solo una scelta formativa. È anche una scelta strategica. La manifattura farmaceutica avanzata avrà bisogno di professionisti capaci di muoversi in un ambiente multidisciplinare in rapida evoluzione. Serviranno solide competenze scientifiche, ma anche familiarità con dati, modelli, tecnologie di processo, qualità e linguaggio regolatorio.

Nel caso della liofilizzazione, conoscere una tecnica non basta. Bisogna comprendere il sistema: prodotto, formulazione, processo, attributi critici, strumenti di controllo e implicazioni industriali. È questa capacità di integrazione a fare la differenza.

Una comunità per accelerare l’innovazione

Selmin auspica che l’appuntamento PDA possa rappresentare il primo passo di un percorso più ampio dedicato alla liofilizzazione. Non un evento isolato, ma l’avvio di una comunità capace di condividere competenze, casi, problemi e soluzioni.

Il bisogno è evidente. Più cresce il valore dei prodotti, più aumenta la necessità di conoscere in profondità il processo. Più si diffondono biologici e terapie complesse, più diventa importante progettare cicli robusti, riproducibili e coerenti con gli attributi critici del prodotto.

In questo scenario, l’innovazione non consiste nel sostituire l’esperienza con la tecnologia. Consiste nel rendere l’esperienza più condivisibile, misurabile e trasferibile. Modelli, dati, sistemi smart e nuove apparecchiature hanno senso se aiutano a costruire processi più solidi e prodotti più sicuri.

La liofilizzazione, da tecnologia percepita come matura, diventa così un osservatorio privilegiato sul futuro della manifattura farmaceutica: un futuro in cui la qualità nasce prima del lotto, nella capacità di progettare prodotto e processo come parti dello stesso disegno industriale.