I’ve seen things you people wouldn’t believe

Una sintesi del convegno europeo annuale 2022 di Ispe focalizzata soprattutto sulle sfide regolatorie che il prossimo futuro riserverà al comparto life science

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conferenza europea ispe 2022
conferenza europea ispe 2022

A fine aprile ho avuto il piacere e l’onore di moderare il convegno europeo annuale 2022 di Ispe, nuovamente in presenza e fruibile contemporaneamente in remoto, ospitato dalla allegra e sempre fascinosa Madrid.

conferenza europea ispe 2022_Minero
Teresa Minero modera la conferenza europea Ispe 2022

Oltre 470 partecipanti, molti dei quali dalla Spagna ovviamente, ma anche provenienti da Germania, Austria, UK, Francia, Irlanda, Stati Uniti e molti altri paesi minori. Un bel gruppo di 24 professionisti era a rappresentare con me il Bel Paese.
Sul palco si sono avvicendati complessivamente 92 relatori, tra i quali importanti Agenzie del Farmaco, tra cui FDA e EMA e rappresentanti di aziende farmaceutiche da diversi paesi europei e dagli Stati Uniti.

La conferenza si è aperta come da tradizione con un pomeriggio dedicato all’executive forum, con relatori di eccezione da parte delle agenzie del farmaco, che hanno illustrato le nuove normative a sostegno dell’innovazione nel nostro settore.

A seguire due interventi di Bayer e Genethon che hanno condiviso i progressi, i traguardi raggiunti e le sfide affrontate dalle terapie geniche e cellulari.

Poi da Efpia il direttore generale Nathalie Moll – mi piace ricordare con un pregresso di studi a Milano ed un passato lavorativo in Dompè – è tornata ancora sulle nuove legislazioni farmaceutiche, in particolare in Europa. Le ha analizzate dal suo punto di vista istituzionale e, con grande lucidità, anche relativamente agli impatti sulle aziende.

A chiudere l’executive forum non posso non soffermarmi su due relatori d’eccezione dall’Italia.

Enzo Maria Tieghi (presidente di ServiTecno Srl, membro del board di CLUSIT ed uno dei coordinatori del gruppo di lavoro “Industrial Cyber Security” dell’affiliata italiana Ispe) che ci ha evidenziato la rilevanza e i rischi della cyber sicurezza nell’ambito industriale farmaceutico ed ha illustrato uno strumento estremamente efficace di auto-assessment per le aziende, il “Cyber Security RISK Self Assessment Tool”, elaborato esplicitamente per le aziende del comparto Life Sciences dal Gruppo di Lavoro  di ISPE e GAMP Italia sulla Cyber Security Industriale.

Enzo Maria Tieghi alla conferenza europea Ispe 2022
Enzo Maria Tieghi alla conferenza europea Ispe 2022

Giuseppe Recchia (Co-Founder & CEO daVinci Digital Therapeutics e Vice President Fondazione Smith Kline)  ci ha trasportato dalle fabbriche al Paziente descrivendo cosa sono oggi le terapie digitali (o DTX): software sotto forma di app, creati e testati per cambiare i comportamenti dei pazienti, al fine di migliorare gli esiti di una malattia. Oggi rappresentano una primaria opzione terapeutica, da offrire anche ai pazienti con malattie croniche in combinazione a medicinali, malgrado siano ancora da superare tante le barriere all’adozione, come la rimborsabilità e diversi freni legislativi.

Giuseppe Recchia alla conferenza europea Ispe 2022
Giuseppe Recchia alla conferenza europea Ispe 2022

A valle dell’executive forum, la conferenza è proseguita con due giornate strutturate in quattro sessioni parallele sui temi della sostenibilità, della revisione in arrivo (si dice dopo la pausa estiva) di Annex 1, della qualità digitale e dei nuovi trend in ingegneria e project management.

In plenaria invece sono state condotte le tre tavole rotonde dedicate al confronto con le agenzie regolatorie, focalizzate ancora una volta su temi quali sostenibilità, Annex 1 e trasformazione digitale.

Tanti incontri, tanti progetti, tante informazioni, troppi per raccontarli tutti, vorrei quindi di seguito focalizzare il report sul punto di vista delle agenzie regolatorie sulla digitalizzazione. In particolare, sulle novità da parte di FDA e sulla tavola rotonda che ha visto il confronto tra diverse agenzie sui benefici e sui rischi che la trasformazione digitale porta con sé.

Il futuro non è questione di sfera magica

Ho trovato l’intervento di Nandina Rakala di FDA illuminante nello specifico per tre aspetti.

Il primo aspetto è che ha acceso una luce su cosa succede in una delle tante stanze interne alla stessa agenzia – l’ufficio del quality surveillance – in merito al digitale. Abbiamo imparato che è attivo un profondo programma di utilizzo di tecniche di advanced analytics che permette di disporre oggi di piattaforme proattive di sorveglianza della qualità dei siti e dei prodotti, grazie alla integrazione di strumenti di analisi predittiva di machine learning e intelligenza artificiale. Tutto ciò al fine di andare oltre la conoscenza di cosa succede adesso o cosa è successo nel passato, per spostarsi nel campo previsionale e cioè del che cosa accadrà in futuro.

Abbiamo inoltre scoperto che già oggi FDA utilizza modelli basati su machine learning (apprendimento automatico da parte dei computer che imparano e migliorano da soli dalla esperienza) per prevedere le metriche di efficacia dei sistemi di qualità delle aziende, così come utilizza il natural processing language (elaborazione di una grande quantità di dati in linguaggio naturale per “comprendere” il contenuto dei documenti e le loro sfumature contestuali) per monitorare le performance della catena logistica del farmaco e per analizzare e agire con priorità nei confronti dei segnali che arrivano dalla enorme mole di informazioni a disposizione di FDA dai prodotti in commercio.

Non è vero che la qualità non paga

Il secondo aspetto che mi ha molto colpito è che FDA, con la voce di Nandina, ha lanciato un messaggio importante, e direi anche piuttosto sorprendente, non tanto come contenuti, che condividiamo nel mondo industriale da molti anni, ma piuttosto perché arriva da una agenzia. Ha sottolineato che la qualità è conveniente per le aziende del farmaco, permettendo di ridurre deviazioni, rilavorazioni, tempi di investigazione, richiami di prodotti e rappresentando un elemento chiave nelle decisioni di acquisto.

Programma quality metrics, “inteded to be mandatory”

Il terzo aspetto che vorrei qui condividere riguarda alcune novità sui quality metrics. Saranno un elemento chiave per FDA nell’ottica del miglioramento dei piani ispettivi e del loro approccio basato su rischi effettivi e misurati, ma anche per rendere più proattiva ed efficace la gestione, anche preventiva, di rilevazioni di segnali e carenze di farmaci su tutta la catena logistica.

Tre gli obiettivi del programma FDA sui quality metrics:

  • ottenere misurazioni quantitative e oggettive sulla qualità e affidabilità delle aziende;
  • far parte di un sistema più ampio di sorveglianza della qualità da parte dell’Agenzia;
  • incoraggiare le aziende a realizzare dei sistemi di gestione della qualità innovativi e allo stato dell’arte.

La principale novità annunciata da FDA – e per quanto mi risulta si tratta della prima volta che viene dichiarato in modo esplicito – è che il programma quality metrics è “inteded to be mandatory”. Ci dobbiamo quindi aspettare che diventi obbligatorio in tempi non troppo lunghi.

Non facciamoci trovare impreparati

Aggiungo come nota personale: prepariamoci perché ci metteremo un po’ di tempo. Non si tratterà solo di creare qualche report aggiuntivo, ma dovremo cambiare i processi di assicurazione qualità, e in generale i processi che all’interno della catena di fornitura generano informazioni e dati che impattano sulla qualità e sicurezza dei medicinali. E anche i sistemi digitali a supporto e la loro interazione, la raccolta dei parametri critici (con dati “integri”) e le modalità di analisi. Sarà importante identificare in modo consapevole quali sono i dati di cui disporre e con quali criteri elaborarli per ottenere informazioni “di valore”.  E l’ottica dovrà essere sempre più ampia, perché ci chiedono di valutare il potenziale impatto sul paziente (non solo sul prodotto) e soprattutto si aspettano capacità predittive.

FDA ci dice di aver compreso, dai diversi anni di lavoro sul tema e due “wave” di piloti con aziende volontarie, che il settore è molto eterogeneo, dotato per sua natura di metriche diverse, spesso dipendenti dalle specifiche realtà aziendali, e che non si riuscirà ad uniformare tutti i KPI e le loro modalità di elaborazione. Ha però identificato delle aree comuni alle diverse complessità aziendali, che rappresentano i processi critici all’interno della catena di fornitura dei prodotti medicinali, quali la produzione, i laboratori, il sistema di qualità e la logistica. Per ognuna di queste “general practice areas” ha suggerito dei KPI e delle modalità di calcolo. L’efficacia del sistema di qualità si conferma quindi un focus importante, tant’è che è partita anche una iniziativa che porterà alla valutazione del grado di maturità dei sistemi di qualità delle aziende.

Digital tansformation, il dibattito è aperto

E arriviamo dunque alla tavola rotonda che ho avuto piacere di moderare insieme a Christian Wolbeling – tra i fondatori del gruppo Ispe sul Pharma 4.0™ – sul tema digital transformation e che ha visto sul palco, fisico e virtuale: Carmelo Rosa, director di CDER/FDA; Ib Alstrup, medicines inspector IT, della Danish Medicines Agency; Brendan Cuddy, lead scientific officer di EMA; David Churchward, global head sterility sssurance, cell and gene technologies di Lonza Biologics (con un recente importante trascorso in Mhra).

Christian Wolbeling e Teresa Minero moderano la tavola rotonda della conferenza europea Ispe 2022
Christian Wolbeling e Teresa Minero moderano la tavola rotonda della conferenza europea Ispe 2022

In apertura di tavola rotonda abbiamo ricordato che Ispe ha creato dal 2016 un’iniziativa – Special Interest Group (SIG), del cui steering committee faccio parte – chiamata Pharma 4.0™ (con marchio registrato da Ispe Europa). Tale iniziativa ha come obiettivo primario quello di fornire alle aziende delle linee guida pratiche, incorporando al loro interno le migliori interpretazioni normative, al fine di permettere di accelerare la trasformazione digitale nel Pharma e nel Life Science in generale.  Tra le tante novità del citato SIG Ispe, la più rilevante è certamente l’avvio della stesura di una Baseline Guide Ispe dedicata al Pharma 4.0™ che raccoglierà i tanti contenuti sin qui elaborati dai circa 200 volontari Ispe attivi da più di sei anni a livello globale: dal modello operativo ispirato a ICH Q9/Q10/Q12, alle diverse metodologie di roadmap e implementazione, ai riferimenti normativi, alle tecnologie abilitanti, alla descrizione dei tanti progetti realizzati nel mondo su questo tema corredati di dati reali, benefici e lezioni apprese.

Con l’obiettivo di aprire il dibattito, ho presentato un estratto della quinta edizione di una survey sul Pharma 4.0™, che promuovo all’interno di Ispe sin dal 2017, dal primo convegno Pharma 4.0 internazionale a Verona. In particolare, l‘edizione del 2021, ha identificato i seguenti principali vantaggi portati da una trasformazione digitale di successo nelle aziende farmaceutiche: qualità e compliance, efficienza, risparmio di costi/tempi e produttività.

PER APPROFONDIRE

Carmelo Rosa di FDA ha iniziato la tavola rotonda, premettendo che i sistemi digitali sono stati fondamentali durante la pandemia e ha ricordato quanto la stessa FDA stia investendo per la sua stessa trasformazione digitale (e lo abbiamo visto con l’intervento di Rakala).  Ha continuato commentando che i regolatori non hanno aspettative molto diverse da quelle riportate dalla industria nella Survey Ispe, in quanto le agenzie sono essenzialmente alla ricerca di strategie di controllo efficaci, di integrità dei dati e di una adeguata sorveglianza in ambito qualità.

Sempre Rosa ha però anche sottolineato che purtroppo si evidenziano ancora tanti e troppi problemi con la trasformazione digitale, che richiedono una grande attenzione da parte delle aziende e ha citato: violazioni di cyber security che riescono ad arrivare a interferire con la produzione, perdite di dati, sistemi digitali non progettati correttamente che compromettono la disponibilità dei farmaci verso i pazienti.

Ib Alstrup della agenzia danese ha confermato che le aziende troppo spesso sembrano ancora perdere i dati a causa di sistemi digitali non progettati adeguatamente o non gestiti correttamente.

La vera sfida è il cambiamento organizzativo e culturale

David Churchward ha commentato che la sfida più sottovalutata dalle aziende, non è quella legata agli aspetti tecnici, ma alla gestione del cambiamento organizzativo e culturale. Proprio su questo fronte Ib Alstrup ha aggiunto che al di là delle tecnologie utilizzate, sono le persone che devono rimanere responsabili e non è accettabile per un ispettore sentirsi dire “la macchina ha commesso un errore”. Alla fine uno “human being” deve essere responsabile. E David Churchward ha voluto sottolineare che una persona qualificata, sebbene non debba e non dovrà essere un esperto IT, ha bisogno di comprendere. La QP deve poter comprendere abbastanza del processo e del prodotto e dei sistemi digitali da aver fiducia nel team che progetta, implementa e manutiene il sistema digitale.

Come moderatori non abbiamo che potuto annuire, anche sulla base della nostra esperienza di ogni giorno sul campo e sulla base dei risultati della citata survey Ispe.

Giunti alla conclusione della tavola rotonda, Brendan Cuddy di EMA ha ribadito che l’UE, sebbene recentemente abbia riesaminato tutta la legislazione europea in materia di digitale, abbia alla fine ritenuto che la legislazione attuale sia adeguata a sostenere la trasformazione in atto nelle aziende del comparto e non si siano evidenziati cambiamenti necessari.

Insomma, i regolatori usano la trasformazione digitale, anzi ce la chiedono. E ci chiedono di farla bene, con le regolamentazioni che abbiamo. Sembra facile, poi sappiamo che all’atto pratico lo è meno.

Ci aspetta un mondo nuovo

Tra i tanti “takeaway”, uno mi è rimasto impresso più di altri ed è una citazione di Paul Rutten di Mc Kinsey:

… nel prossimo decennio, sperimenteremo più progressi rispetto agli ultimi 100 anni messi insieme, poiché nuove tecnologie, nuovi materiali e la non più rimandabile sfida per la sostenibilità rimodelleranno il nostro mondo, ma soprattutto lo vedremo nei settori salute e life sciences.

FDA ci informa che usa già oggi strumenti, che in alcune realtà industriali paiono ancora fantascienza, come machine learning, natural language processing e artificial intelligence per analizzare i nostri dati. L’industria del farmaco dovrà adottare con urgenza il medesimo “occhio” – o strumento digitale – con il quale le stesse agenzie ci guardano, analizzano i nostri dati e prendono decisioni decisamente rilevanti per le nostre aziende, tra tutte i piani ispettivi. Ma soprattutto alle aziende saranno preziose queste nuove tecnologie del 4.0 (o del 5.0) per capire cosa è successo, ma ancora di più per comprendere cosa succederà, o potrebbe succedere, nei nostri siti di ricerca e produttivi e nelle catene logistiche sino al paziente.

Insomma, credo proprio sarà interessante lavorare nel nostro settore nei prossimi anni. Anche perché già nell’aprile 2022 a Madrid, come vi ho in piccola parte riportato … “I’ve seen things you people wouldn’t believe” (Blade Runner, 1982).