Circolare fino in fondo

Estrarre molecole attive dai residui della lavorazione agroalimentare può comportare impatti sull’ambiente che indeboliscono il valore del sistema circolare che si sta creando. Ma le alternative sostenibili sono già disponibili

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circolare fino in fondo

Le tecniche di estrazione di molecole funzionali possono avere un impatto ambientale tutt’altro che trascurabile. Ci si può allora trovare di fronte al paradosso di utilizzare come fonte scarti dell’industria agroalimentare ma impiegare processi ben poco ecologici e sostenibili per l’estrazione delle molecole funzionali, applicando quindi i dettami dell’economia circolare solo a metà.

Abbiamo chiesto a Luca Campone, ricercatore e docente di chimica degli alimenti presso il Dipartimento di biotecnologie e bioscienze dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, di raccontarci come funzionano le tecniche di estrazione a impatto ridotto.

Su quali principi si basano le tecniche di estrazione verdi?

Volendo entrare appieno nell’ottica dell’economia circolare, abbiamo deciso di affiancare al riutilizzo di scarti della filiera agroalimentare delle tecniche estrattive a basso impatto ambientale, in modo da rendere più ecologico ed efficiente il processo con cui si ottengono le molecole funzionali. Queste tecniche evitano l’utilizzo dei comuni solventi chimici che, oltre a un certo grado di tossicità, hanno un elevato impatto ambientale sia in fase di produzione sia in fase di smaltimento.

In particolare mi riferisco alla Phwe (Pressurized hot water extraction) e alla Sfe (Supercritical fluid extraction).

Nel primo caso come solvente viene utilizzata principalmente l’acqua, le cui proprietà chimico fisiche vengono modificate sottoponendola a temperature e pressioni specifiche.

Nella seconda tecnica la protagonista è l’anidride carbonica che, ancora una volta sottoposta a temperature e pressioni particolari, diventa fluida e agisce da solvente. Le due tecniche si basano quindi su composti assolutamente innocui per l’organismo, atossici ed economici e sono complementari: se la molecola da estrarre ha caratteristiche che la rendono polare o mediamente polare si usa la Phwe, se tende invece ad essere più apolare si sceglie la Sfe.

Il vantaggio di queste tecniche sembra evidente, ma quali sono gli svantaggi?

Per le aziende possono essere grosso modo tre le criticità che frenano l’attuazione di queste tecniche. Innanzitutto l’investimento iniziale necessario per la strumentazione: gli impianti per lavorare con tecniche del genere sono piuttosto costosi. In secondo luogo sono necessarie competenze specifiche. Pur non essendo tecniche scoperte di recente, le competenze da possedere per maneggiarle efficacemente sono ancora rare nelle aziende e la loro implementazione richiederebbe quindi l’assunzione di personale dedicato. Infine esiste una resistenza culturale: spesso infatti non si è a conoscenza dei reali vantaggi di queste tecniche oppure si resta legati alla sicurezza e alla comodità della strada già battuta. Eppure l’impiego di queste tecniche, oltre a permettere di accedere a diversi finanziamenti stanziati dall’Unione Europea, è molto vantaggioso a lungo temine, anche dal punto di vista economico. E cavalcare una tendenza come la riduzione dell’impatto ambientale permetterebbe di diventare leader sul mercato prima delle altre aziende.