Cybersecurity nel pharma. Quando il rischio ferma la produzione

La cybersecurity nel settore farmaceutico non è più solo una questione IT. L’integrazione tra sistemi digitali e impianti produttivi espone la filiera a nuovi rischi, con impatti diretti sulla continuità operativa. Attacchi informatici possono bloccare stabilimenti, interrompere forniture e compromettere dati critici. Il tema diventa industriale, non solo tecnologico.

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Per lungo tempo, la cybersecurity nel settore farmaceutico è stata percepita come un tema confinato all’ambito IT. Protezione dei dati, sicurezza delle reti, difesa da accessi non autorizzati. Un insieme di pratiche necessarie, ma separate dalla dimensione industriale.

Nel 2026 questa distinzione non regge più. L’integrazione crescente tra sistemi digitali e impianti produttivi ha trasformato la natura del rischio. Un attacco informatico non compromette più solo informazioni, ma può incidere direttamente sulla capacità di produrre. La cybersecurity diventa così un elemento della continuità operativa.

Dall’IT all’OT, una convergenza inevitabile

Il cambiamento è legato alla convergenza tra IT e OT (Operational Technology). I sistemi che controllano la produzione, un tempo isolati, sono oggi sempre più connessi: sensori, sistemi di controllo, piattaforme di monitoraggio.

Questa integrazione consente maggiore efficienza e controllo, ma amplia anche la superficie di attacco. Ciò che prima era protetto dalla separazione fisica, oggi è esposto attraverso la connessione. Il risultato è un sistema più potente, ma anche più vulnerabile.

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Quando un attacco diventa un blocco produttivo

Nel contesto industriale, la differenza tra un incidente IT e un incidente OT è sostanziale. Nel primo caso, l’impatto può riguardare dati o servizi digitali. Nel secondo, può tradursi in un arresto della produzione.

Nel pharma, questo significa:

  • interruzione di lotti produttivi
  • impossibilità di accedere ai sistemi di controllo
  • blocco della distribuzione

Il rischio non è solo economico, ma operativo e, in alcuni casi, sanitario.

La vulnerabilità delle filiere interconnesse

La trasformazione digitale ha reso le filiere farmaceutiche sempre più interconnesse. Produzione, logistica, distribuzione: sistemi diversi che comunicano tra loro.

Questa interconnessione aumenta l’efficienza, ma crea anche punti di vulnerabilità. Un attacco non deve necessariamente colpire direttamente uno stabilimento per avere effetto. Può propagarsi attraverso fornitori, partner o sistemi condivisi. La sicurezza non è più un tema interno all’azienda, ma riguarda l’intero ecosistema.

Dati e produzione, due facce dello stesso rischio

Nel pharma, il dato ha un valore particolare. Non è solo informazione, ma parte integrante del processo produttivo e della qualità.

Un attacco che compromette l’integrità dei dati può rendere inutilizzabile un intero lotto, anche in assenza di problemi fisici nella produzione. La distinzione tra sicurezza informatica e qualità del prodotto si riduce. Proteggere il dato significa proteggere il processo.

Regolatorio e responsabilità

Il quadro regolatorio si sta evolvendo per tenere conto di questi rischi. Normative come la NIS2 ampliano le responsabilità delle aziende in termini di sicurezza e gestione degli incidenti.

Questo introduce un nuovo livello di obblighi, ma anche di complessità. Le aziende devono dimostrare non solo di avere sistemi sicuri, ma di essere in grado di gestire e contenere eventuali attacchi. La cybersecurity entra così nel perimetro della compliance.

👉 Di NIS2 ne abbiamo parlato anche qui: 

Oltre la tecnologia, la gestione del rischio

Affrontare la cybersecurity come un problema puramente tecnologico è riduttivo. Il nodo centrale è la gestione del rischio.

Questo implica:

  • identificazione delle vulnerabilità
  • valutazione degli impatti
  • definizione di priorità
  • integrazione tra funzioni

La sicurezza diventa un elemento della strategia aziendale, non solo dell’infrastruttura IT.

Organizzazione e cultura della sicurezza

Un elemento spesso sottovalutato riguarda la dimensione organizzativa. Le vulnerabilità non derivano solo da sistemi tecnici, ma anche da comportamenti e processi.

Formazione del personale, consapevolezza del rischio, coordinamento tra funzioni: sono tutti fattori che influenzano il livello di sicurezza.

La cybersecurity non è solo una questione di strumenti, ma di cultura.

Continuità operativa come obiettivo

Nel pharma, la sicurezza deve essere letta in relazione alla continuità operativa. L’obiettivo non è eliminare il rischio  – cosa impossibile – ma ridurne l’impatto.

Questo richiede:

  • piani di risposta agli incidenti
  • sistemi di backup e ripristino
  • capacità di isolare i problemi

La resilienza diventa un elemento chiave.

Un equilibrio ancora in costruzione

Nel 2026, la cybersecurity nel pharma è ancora in fase di maturazione. Le aziende stanno progressivamente integrando sicurezza IT e OT, ma il percorso non è uniforme.

La trasformazione digitale ha aumentato le capacità del sistema, ma ha anche introdotto nuove fragilità. Governarle richiede un approccio integrato, che tenga insieme tecnologia, organizzazione e strategia.

Il rischio non è più invisibile. È parte del sistema.