Marcello Cattani è stato confermato all’unanimità alla Presidenza di Farmindustria. La decisione è arrivata nel corso dell’Assemblea privata dell’Associazione delle imprese farmaceutiche, che ha rinnovato la fiducia al manager per il biennio 2026-2028. Per Cattani si tratta del terzo mandato alla guida dell’Associazione, un dato che segnala continuità di indirizzo in una fase particolarmente rilevante per il settore.
Il rinnovo arriva infatti in un momento in cui l’industria farmaceutica è chiamata a misurarsi con più piani di trasformazione: la revisione del quadro regolatorio europeo, la competitività della ricerca, la tenuta delle catene produttive, l’accesso alle terapie innovative, la sostenibilità della spesa sanitaria e il ruolo strategico della manifattura farmaceutica all’interno delle politiche industriali nazionali ed europee.
In questo scenario, la conferma di Cattani rappresenta una scelta di stabilità, ma anche l’apertura di una nuova fase associativa. Le priorità strategiche della squadra per il biennio 2026-2028 saranno illustrate nel corso dell’Assemblea pubblica di Farmindustria, in programma a Roma il 23 giugno presso l’Auditorium della Conciliazione.
Un terzo mandato nel segno della continuità
Parmigiano, 54 anni, laureato in Scienze Biologiche a indirizzo biomolecolare, con una specializzazione in Chimica e Tecnologia Alimentari, Marcello Cattani è Presidente e Amministratore Delegato di Sanofi Italia e Malta. Il suo profilo combina competenze scientifiche, esperienza manageriale e rappresentanza istituzionale, elementi sempre più rilevanti per un comparto che vive all’incrocio tra salute pubblica, industria, ricerca e politica economica.
Cattani fa parte del Consiglio Generale di Confindustria e del Consiglio Generale di Assolombarda. Da ottobre 2022 è inoltre Presidente del Club Santé Italia, realtà che riunisce 40 aziende francesi operanti in Italia nell’ambito medico-farmaceutico. Si tratta di un percorso che colloca la sua figura dentro una rete ampia di relazioni industriali, associative e internazionali.
La conferma alla guida di Farmindustria consolida quindi una linea di rappresentanza che negli ultimi anni ha insistito sul valore del pharma come settore ad alta intensità di conoscenza, capace di generare occupazione qualificata, investimenti in ricerca, export e innovazione terapeutica. Una linea che, nel prossimo biennio, dovrà confrontarsi con decisioni decisive per il futuro del comparto.
La nuova squadra di Presidenza
L’Assemblea ha eletto anche il Comitato di Presidenza, composto da cinque Vice Presidenti: Fulvio Berardo di Astellas, Massimo Di Martino di Abiogen, Massimiliano Florio di SO.SE.PHARM, Raffaello Innocenti di Chiesi ed Elias Khalil di Eli Lilly.
Del Comitato di Presidenza fanno parte anche Lucia Aleotti di Menarini, Valentino Confalone di Novartis, Francesco De Santis di Italfarmaco, Claudio Longo di AstraZeneca, Pierluigi Petrone di Euromed e Regina Vasiliou di Bristol Myers Squibb.
Al Comitato parteciperanno inoltre Giuseppe Banfi di Biogen, Antonino Biroccio di GSK, Federico Chinni di UCB, Alessandro Del Bono di Neopharmed Gentili, Luciano Grottola di Ecupharma, Nicoletta Luppi di MSD Italia, Paolo Marcucci di Kedrion, Sergio Marullo di Condojanni di Angelini, Jacopo Murzi di J&J Innovative Medicine, Ramon Palou de Comasema di Merck Serono, Nedim Pipic di Boehringer Ingelheim e Stefanos Tsamousis di Roche.
La composizione della squadra riflette la pluralità dell’industria farmaceutica presente in Italia. Vi sono grandi gruppi multinazionali, imprese italiane, aziende orientate alla ricerca, realtà produttive, operatori specializzati in aree terapeutiche ad alta complessità e imprese radicate in filiere specifiche. È un elemento non secondario, perché la rappresentanza associativa del pharma deve oggi tenere insieme interessi industriali diversi, ma sempre più interdipendenti.
Le sfide del biennio 2026-2028
Il nuovo mandato si apre in una fase nella quale la farmaceutica europea sta ridefinendo il proprio posizionamento. Il settore è al centro di una competizione globale sempre più intensa, in cui Stati Uniti e Asia attraggono investimenti, ricerca clinica, capacità produttiva e competenze scientifiche. Per l’Europa, e per l’Italia, la questione non riguarda soltanto la salute dei cittadini, ma anche la capacità di conservare un ruolo industriale avanzato.
Da questo punto di vista, Farmindustria sarà chiamata a rappresentare le esigenze delle imprese in un contesto complesso. Da un lato, serve sostenere l’innovazione e garantire tempi di accesso coerenti con il valore delle nuove terapie. Dall’altro, occorre preservare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e costruire modelli di valutazione capaci di riconoscere il beneficio clinico, sociale ed economico dei farmaci.
Un altro terreno decisivo sarà quello della produzione. Gli ultimi anni hanno mostrato quanto la disponibilità dei medicinali dipenda dalla robustezza delle filiere, dalla sicurezza degli approvvigionamenti, dalla qualità regolatoria e dalla capacità dei siti industriali di investire in tecnologie, competenze e processi. L’Italia, già forte di una base manifatturiera farmaceutica rilevante, può giocare una partita importante se riuscirà a integrare politiche industriali, formazione, innovazione e semplificazione amministrativa.
Un’associazione chiamata a parlare al Paese
La conferma di Cattani e il rinnovo del Comitato di Presidenza non sono quindi soltanto un passaggio interno alla governance associativa. Riguardano il modo in cui l’industria farmaceutica intende rappresentarsi nel dibattito pubblico e istituzionale dei prossimi anni.
Il pharma non è più percepibile solo come settore produttore di medicinali. È una filiera complessa che comprende ricerca, sviluppo clinico, produzione, qualità, regolatorio, distribuzione, dati, competenze digitali, accesso e relazioni con il sistema sanitario. Ogni decisione che riguarda il farmaco ha effetti sulla competitività delle imprese, sulla capacità di cura del Paese e sulla tenuta del sistema sanitario.
Il biennio 2026-2028 sarà dunque un banco di prova significativo. La nuova Presidenza dovrà contribuire a definire le condizioni perché l’Italia resti un territorio attrattivo per gli investimenti farmaceutici, rafforzi la propria capacità produttiva e mantenga un ruolo autorevole nelle politiche europee della salute e dell’industria.
La scelta dell’unanimità assegna a Cattani un mandato forte. Ora la sfida sarà trasformare questa continuità in una visione operativa, capace di tenere insieme innovazione, accesso, competitività e responsabilità industriale.


