Farmindustria, export da record e quattro priorità per la competitività

All’Assemblea 2026 di Farmindustria, Marcello Cattani ha indicato l’industria farmaceutica come asset strategico per salute, crescita e sicurezza nazionale. Al centro dell’intervento, export, innovazione, investimenti, accesso ai farmaci e rischi legati alla competitività europea.

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Farmindustria Assemblea 2026 Cattani

L’industria farmaceutica italiana si presenta all’Assemblea 2026 di Farmindustria con numeri di crescita rilevanti e con una richiesta esplicita alle istituzioni: consolidare le condizioni che permettono al settore di continuare ad attrarre investimenti, generare export e sostenere l’accesso all’innovazione.

L’Assemblea, che si è svolta il 23 giugno a Roma presso l’Auditorium Conciliazione, ha avuto come titolo “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione”. Un’impostazione che riflette il doppio piano su cui Farmindustria ha costruito il proprio messaggio: da un lato il contributo del farmaco alla salute pubblica, dall’altro il ruolo del comparto nella competitività economica italiana.

Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, appena rieletto per il terzo mandato alla guida dell’associazione per il biennio 2026-2028, ha sintetizzato il quadro con un richiamo alla dimensione industriale e geopolitica del settore.

«Le imprese farmaceutiche hanno già contribuito per il 33% all’obiettivo di 700 miliardi di esportazioni fissato dal Governo per il 2027. Siamo in un contesto geopolitico internazionale con molte opportunità, ma anche tanti rischi e occorre un’alleanza tra tutti gli attori del sistema per mantenere gli investimenti, gestire l’aumento dei costi e i rischi sanitari».

Un settore in crescita tra export, produzione e occupazione

Secondo i dati presentati da Farmindustria, l’export farmaceutico italiano è cresciuto del 248% negli ultimi dieci anni, un andamento superiore a quello degli altri grandi Paesi europei e alla media UE. Nel 2025 il comparto ha raggiunto 69 miliardi di euro di export e 74 miliardi di euro di produzione, contribuendo in modo significativo alla crescita manifatturiera del Paese.

Il peso del settore viene misurato anche in termini occupazionali e di filiera. Gli addetti diretti sono 72.200, che diventano oltre 300.000 considerando l’indotto. Gli investimenti complessivi ammontano a 4,4 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi destinati alla ricerca e sviluppo.

Farmindustria sottolinea inoltre il contributo del comparto all’obiettivo nazionale di portare l’export italiano a 700 miliardi di euro entro il 2027. Per raggiungere quel risultato, nel periodo 2022-2027 è necessario un incremento di 73,8 miliardi di euro. L’industria farmaceutica, secondo l’associazione, ha già contribuito con 24,7 miliardi di crescita export, pari a circa un terzo dell’incremento atteso.

I principali indicatori 2025 dell’industria farmaceutica italiana: produzione, export, occupazione e investimenti.
I principali indicatori 2025 dell’industria farmaceutica italiana: produzione, export, occupazione e investimenti.

Il comparto viene descritto come un unicum in Europa, composto per circa il 40% da imprese a capitale italiano e per il 60% da imprese a capitale internazionale. Una struttura mista che, secondo Farmindustria, rappresenta uno dei punti di forza del modello produttivo nazionale.

Innovazione farmaceutica e valore per il sistema sanitario

Nella relazione di Cattani, l’innovazione farmaceutica viene collegata non solo allo sviluppo industriale, ma anche ai risultati di salute. La nota diffusa da Farmindustria ricorda che in Italia la vita media è oggi vicina agli 84 anni, con un incremento costante di tre mesi all’anno negli ultimi cinquant’anni. Negli ultimi venticinque anni, la mortalità totale è diminuita del 31%, quella per malattie croniche del 41% e quella per neoplasie del 27%.

A livello globale, la ricerca farmaceutica sta accelerando. Sono 23.000 i farmaci in sviluppo nel mondo, il doppio rispetto a dieci anni fa, distribuiti tra molecole di sintesi chimica e prodotti biotech. La media dei nuovi medicinali approvati ogni anno è passata da 58 nel periodo 2013-2022 a 78 nel periodo 2023-2025.

In questo contesto, Farmindustria evidenzia anche il ruolo dell’intelligenza artificiale. Gli studi clinici condotti con piattaforme IA sono aumentati dell’82% tra il periodo 2016-2020 e il periodo 2021-2025, mentre i tempi di ricerca possono ridursi fino al 40%.

Cattani ha richiamato il valore dell’innovazione farmaceutica come investimento per il sistema sanitario.

«Un nuovo farmaco non deve essere considerato esclusivamente come un costo aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale. L’innovazione farmaceutica è un investimento che consente di salvare vite, prevenire complicanze, evitare ricoveri, ridurre disabilità e perdita di autonomia. Modificare il decorso delle malattie significa migliorare la vita delle persone e rendere più sostenibile il sistema sanitario nel lungo periodo. In più, la nostra industria rappresenta un asset strategico per la crescita e la sicurezza della Nazione anche di fronte a possibili nuove emergenze sanitarie».

Le quattro priorità indicate da Farmindustria

La parte centrale dell’intervento è stata dedicata alle quattro priorità che, secondo Farmindustria, devono essere affrontate per consolidare investimenti e competitività. Si tratta della politica statunitense sui prezzi dei farmaci, del payback farmaceutico, della revisione del prontuario terapeutico e dei tempi di accesso ai nuovi farmaci.

Il primo nodo riguarda la Most Favored Nation, promossa nel maggio 2025 dall’amministrazione statunitense. La misura mira a riequilibrare il finanziamento dell’innovazione a livello globale, chiedendo agli Stati europei di allineare i prezzi dei farmaci a quelli degli Stati Uniti. Secondo Farmindustria, questo scenario sta modificando gli equilibri competitivi tra Stati Uniti, Cina e Unione europea.

La nuova geografia dell’innovazione farmaceutica mostra una competizione sempre più intensa tra USA, Europa e Cina, con un progressivo arretramento relativo dell’UE.
La nuova geografia dell’innovazione farmaceutica mostra una competizione sempre più intensa tra USA, Europa e Cina, con un progressivo arretramento relativo dell’UE.

Cattani ha sottolineato il rischio di perdita di competitività europea.

«Mentre USA e Cina aumentano gli strumenti per attrarre investimenti, l’Europa rischia di diventare meno competitiva. Già oggi osserviamo segnali preoccupanti: nei 10 mesi successivi all’annuncio della MFN si registra una riduzione del 40% nei lanci di nuovi farmaci nel continente europeo. Pochi giorni fa lo US Trade Representative ha avviato un’indagine (Section 301) sulla Germania per determinare se sussistano pratiche discriminatorie o irragionevoli nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda i farmaci innovativi. Vogliamo evitare che i pazienti europei vengano penalizzati e non possiamo permetterci che le imprese paghino il prezzo di questo arretramento. In risposta alla sfida competitiva globale dell’MFN occorre un patto per compensare gli investimenti in Italia e gli oneri per le aziende, perseguendo una logica win-win, sul modello dell’accordo USA-UK».

Payback e revisione del prontuario

Il secondo tema riguarda il payback farmaceutico, che nel 2025 ha raggiunto circa 2,4 miliardi di euro. Farmindustria lo considera un fattore di incertezza per le imprese e un elemento che, nello schema MFN, può essere letto come una riduzione del prezzo, con possibili effetti sulla competitività dell’Italia.

Cattani ha definito il payback farmaceutico un meccanismo da superare progressivamente.

«Una tassa sulle tasse che mette a rischio la competitività dell’Italia e il mantenimento degli investimenti. Un sistema nato come strumento di governo della spesa, che oggi rischia di operare oltre la sua funzione originaria. Va messo subito un limite, pari al livello del 2023 (1,6 miliardi) per poi progressivamente superarlo in 3 anni, introducendo un sistema che si basi sulla misurazione del valore delle terapie e si concentri sul costo complessivo della cura e sui costi evitati dai farmaci».

Il terzo punto riguarda la revisione del prontuario terapeutico avviata dall’AIFA. L’associazione esprime preoccupazione per alcune proposte ricevute dalle aziende e chiede che le decisioni siano guidate dal criterio scientifico e dal valore terapeutico.

Cattani ha collegato il tema alla personalizzazione delle cure e alla necessità di valutare correttamente le differenze cliniche tra farmaci.

«La personalizzazione delle cure è una delle grandi conquiste della medicina moderna. Non si possono considerare confrontabili, solo per abbassarne il costo per il SSN, farmaci che presentano profili clinici differenti e che rispondono alle esigenze di pazienti diversi. Il valore terapeutico e la scienza devono rimanere il criterio guida delle decisioni. Un approccio incentrato unicamente sul contenimento dei costi rischierebbe di restringere le opzioni terapeutiche a disposizione dei pazienti e di mettere in crisi una parte importante della base industriale. Soprattutto in una fase di forte aumento dei costi della produzione, in un contesto che opera su prezzi amministrati e quindi fissi, e della concorrenza internazionale, che determina un forte e rapido riposizionamento a livello globale degli investimenti in ricerca e produzione. Non dimentichiamo infine che le norme UE impongono costi, ad esempio energia e regolazione, che vanno remunerati per non mettere a rischio la competitività e la sostenibilità industriale delle aziende che producono e fanno ricerca in Italia».

Accesso all’innovazione e tempi di approvazione

La terza priorità, strettamente collegata alla precedente, riguarda la necessità di migliorare l’accesso ai nuovi farmaci, integrare i benefici dell’innovazione nelle valutazioni di farmaci e vaccini e aumentare gli investimenti del Servizio sanitario nazionale.

Cattani ha richiamato la necessità di modelli di valutazione più ampi, fondati su valore, esiti e impatti complessivi delle cure.

«Occorrono modelli basati su valore ed esiti delle cure, nonché su valutazioni HTA che incorporino le dimensioni sociali, economiche, organizzative, tenendo conto dell’inflazione. L’incremento della spesa farmaceutica è causato da trend demografici e dalla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche grazie alla R&S delle aziende ed è falso che sia fuori controllo. Superare il sottofinanziamento della spesa e colmare un divario di sistema per valorizzare accesso dell’innovazione e competitività sono priorità sulle quali lavorare».

Il quarto nodo riguarda i tempi di accesso ai farmaci. Secondo il WAIT Indicator di EFPIA, dopo l’approvazione europea sono ancora necessari circa 400 giorni perché un farmaco venga autorizzato anche in Italia. A questi tempi si aggiungono poi quelli legati all’inserimento nei prontuari regionali.

Cattani ha indicato come obiettivo un meccanismo strutturato di early access.

«È necessario dunque prevedere un meccanismo strutturato di early access che acceleri l’arrivo dei nuovi farmaci ai pazienti e garantisca a tutti, ovunque risiedano, lo stesso tempestivo accesso alle cure, con l’obiettivo di renderle disponibili dal primo giorno dopo l’approvazione dell’EMA».

Ricerca clinica e Manifesto per l’Italia

L’Assemblea ha dedicato spazio anche alla ricerca clinica. Secondo Farmindustria, l’Italia ha le condizioni per rafforzare il proprio posizionamento europeo. Il Paese è oggi al quarto posto in Europa per numero complessivo di trial clinici attivati, ma persistono criticità organizzative.

La nota cita una media di 148 giorni per avviare la fase effettiva di arruolamento dei pazienti, 36 giorni in più rispetto alla Spagna. Secondo le stime riportate, ogni 2,5 giorni di ritardo equivalgono a un paziente perso per ogni studio. Nel triennio 2022-2025 questo si sarebbe tradotto in 10.540 pazienti non arruolati e in una perdita potenziale di circa 180 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale.

Farmindustria ha quindi elaborato un Manifesto per fare dell’Italia un punto di riferimento europeo nella ricerca clinica e preclinica.

Cattani ha collegato ricerca clinica, qualità delle cure e attrattività del Paese.

«Dove si fa ricerca si cura meglio. L’Italia ha tutte le competenze per passare dall’attuale quarto al secondo posto in Europa negli studi clinici entro 5 anni. Dobbiamo accelerare autorizzazioni e procedure, valorizzare i dati e la Real World Evidence, investire nelle competenze STEM e medico-scientifiche, rendere strutturali gli incentivi alla ricerca e rafforzare le partnership tra imprese, università, IRCCS e centri di eccellenza».

Il messaggio conclusivo dell’intervento: spesa sanitaria e politica industriale nello stesso spazio strategico.
Il messaggio conclusivo dell’intervento: spesa sanitaria e politica industriale nello stesso spazio strategico.

L’appello alle istituzioni

Nella parte finale dell’intervento, Farmindustria ha espresso apprezzamento per il percorso di riforma avviato da Parlamento e Governo e per l’obiettivo di arrivare entro l’anno a un Testo Unico della Farmaceutica. L’associazione lo considera uno strumento importante per rafforzare la competitività del settore in un momento di forte riposizionamento globale.

Cattani ha richiamato la necessità di scelte rapide, in un quadro nel quale gli investimenti globali in ricerca e produzione farmaceutica si stanno riallocando. Gli Stati Uniti, secondo quanto riportato da Farmindustria, si sono già aggiudicati più di 400 miliardi di dollari di nuovi investimenti.

«Siamo in una fase decisiva. Nei prossimi anni verranno allocati dall’industria farmaceutica globale nuovi investimenti in ricerca e produzione: gli USA si sono già aggiudicati più di 400 miliardi. L’Italia ha tutte le carte in regola per attrarne una parte importante, ma servono scelte veloci e coraggiose. Ci appelliamo a tutto il Governo affinché la nostra Nazione resti protagonista della nuova geografia mondiale dell’innovazione e della produzione farmaceutica, diventando un hub per gli investimenti».

Farmindustria ha infine accolto con favore la proposta avanzata da Confindustria durante l’Assemblea del 26 maggio di riallocare 20 miliardi di euro di risorse strategiche pubbliche, senza aumento del debito, destinandone un terzo alla sanità, un terzo alla crescita e un terzo alla scuola. Per l’associazione si tratta di leve utili a rafforzare competitività, innovazione e benessere sociale attraverso settori ad alta tecnologia, a partire dal farmaco.