M&A, ondata di operazioni dopo il lockdown

Dopo la pausa dovuta al lockdown, le operazioni finanziarie hanno ripreso a livelli record. Un report di Deloitte analizza la situazione mettendo in luce la volontà delle aziende di adattarsi rapidamente all’ambiente post-Covid

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M&A, ondata di operazioni post-lockdown

Il mondo delle operazioni finanziarie sembra essersi risvegliato dopo il torpore del lockdown e, nella seconda metà del 2020, ha fatto registrare un’attività record. A dare vitalità alle aziende sarebbero soprattutto la volontà di adattarsi rapidamente ai cambiamenti in corso e un certo ottimismo sulle opportunità di crescita di alcuni settori, soprattutto in alcuni ambiti (tra cui le Life science).

Questo quadro emerge dal report “M&A emerges from quarantine” pubblicato da Deloitte Insight che analizza l’andamento globale delle operazioni di M&A nei primi dieci mesi del 2020. Il documento rivela che tra febbraio 2020 e aprile 2020 il numero di accordi si è dimezzato a causa delle incertezze generate dalla pandemia e dai regimi di lockdown imposti dai governi di (quasi) tutto il mondo. Non appena le restrizioni si sono allentate, però, il ritmo delle operazioni è tornato a salire.
Nel periodo giugno-ottobre 2020 vi è stata un’esplosione degli accordi (+84% rispetto ai primi cinque mesi dell’anno), con un record complessivo di 1,4 trilioni di dollari.

 

M&A, ondata di operazioni post-lockdown
Andamento delle operazioni di M&A nel 2020 – Fonte Deloitte analysis.

Nei primi dieci mesi dell’anno, le aziende hanno chiuso accordi per un valore complessivo di 2,2 trilioni di dollari. I settori Life Science e Healtcare, in particolare, hanno mosso 186 miliardi di dollari. Un impulso particolarmente significativo sembra essere arrivato dalle incoraggianti notizie sull’efficacia dei vaccini contro il Sars-Cov-2: nella sola settimana in cui sono state resi noti i dati sull’efficacia dei vaccini Pfizer-BioNtech e Moderna, sono stati annunciati deal per oltre 40 miliardi di dollari.

Adattarsi al mondo post-pandemico

L’aspetto più interessante riguarda il fatto che solo una parte di queste operazioni deriva dalla ripresa degli affari messi in stand-by durante il lockdown. Una quota significativa, infatti, rappresenta una risposta delle aziende per adattarsi al mondo post-pandemia.

Molti di questi accordi, infatti, non sono tradizionali M&A di consolidamento, ma operazioni strategiche guidate dalla volontà di adattarsi ai mutamenti del mondo post-Covid: alleanze intersettoriali, co-investimenti con private equity, cessioni di asset pregiati, operazioni per assicurare le supply chain, e mosse disruptive per acquisire tecnologie innovative e sostenibili. In particolare, vi è stato un consistente aumento dei mega-deal, oltre i 5 miliardi di dollari di valore.

Nel mondo delle imprese, comunque, resta un clima di prudenza come testimonia il fatto che molti accordi hanno comportato lo scambio o il trasferimento di azioni, segnale che rivela la volontà degli acquirenti di preservare la propria liquidità per i casi di emergenza.
Un sondaggio svolto da Deloitte tra i 1.500 CFO di 17 Paesi europei, rivela infatti una doppia tendenza: da un lato una diffusa fiducia nella stabilità dei bilanci della propria azienda e delle prospettive del settore di attività, dall’altro una certa prudenza dovuta al quadro economico generale e alle difficoltà di ordine normativo che ostacolano le operazioni di M&A.

Motivi di fiducia

Circa l’83% dei CFO ha riportato alti livelli di fiducia nella solidità dei loro bilanci, riconducibile soprattutto alle strategie messe in atto dopo la crisi finanziaria del 2008 a salvaguardia dei capitali e della liquidità. Da allora, infatti, le imprese europee hanno costantemente accumulato riserve di liquidità: al termine del secondo trimestre 2020, le società non finanziarie EURO-STOXX 600 possedevano contanti e investimenti a breve termine per oltre un trilione di dollari.
Anche l’attuale politica monetaria altamente accomodante induce i CFO all’ottimismo: circa il 73% degli intervistati si dice fiducioso sulla disponibilità di credito. La stessa quota esprime fiducia sulle opportunità di crescita nel settore, specialmente nei servizi finanziari, nelle Life Science e nella ICT.

…e di cautela

D’altro canto, la maggioranza dei CFO si dice preoccupata per il quadro economico generale. Circa il 40% del campione è scettico sulle possibilità di una ripresa entro i prossimi 12 mesi, e il 44% teme gli ostacoli politici e normativi che dovranno essere superati per completare le transazioni M&A.
All’inizio di quest’anno la Commissione europea ha annunciato un’estensione dei referral system in materia di fusioni, mentre il governo UK ha annunciato restrizioni per salvaguardare gli asset sensibili del Regno Unito dalla possibilità che vengano acquisiti da società estere.