Roche punta alle malattie infiammatorie intestinali

Con i suoi farmaci oncologici in declino e una serie di recenti fallimenti sull’Alzheimer, il colosso svizzero vira sulle Inflammatory Bowel Diseases (IBD) assicurandosi per oltre 7 miliardi i diritti Usa di un nuovo farmaco in sperimentazione

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Roche acquisirà Telavant Holdings, società costituita congiuntamente da Roivant e Pfizer, per 7,1 miliardi di dollari e un pagamento a breve termine di 150 milioni di dollari.

L’accordo comprende i diritti di sviluppo, produzione e commercializzazione negli Stati Uniti e in Giappone di un nuovo anticorpo in fase di sviluppo per le persone affette da malattie infiammatorie intestinali, tra cui la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. La società svizzera, inoltre, potrà vantare un’opzione per avviare una collaborazione globale con Pfizer su un anticorpo bispecifico.

Fin qui il comunicato ufficiale, accompagnato dalle entusiastiche dichiarazioni di rito dei Ceo delle aziende coinvolte, per una mossa che in qualche modo si configura come una risposta a Merck. Il colosso americano infatti ha recentemente acquisito Prometheus Biosciences, anch’essa focalizzata sul trattamento delle malattie infiammatorie intestinali, per 10,8 miliardi di dollari.

La malattia infiammatoria intestinale colpisce quasi 8 milioni di persone in tutto il mondo. Roche acquisirà i diritti di vendita negli Stati Uniti, dove esiste un mercato potenziale di 15 miliardi di dollari per questa patologie.
Ma cosa pensano gli analisti di questa operazione?

I giudizi degli analisti

L’acquisizione di Telavant rappresenta evidentemente una mossa strategica per rafforzare la pipeline nel campo dell’immunologia, ma il suo impatto sul mercato (e sui conti di Roche) dipenderà in larga misura dal successo del nuovo farmaco in sperimentazione.

RVT-3101 (questo è il nome attuale del farmaco) ha finora ottenuto risultati incoraggianti nella fase 2 della sperimentazione e Roche prevede di passare ora alla fase 3 ma proprio il fatto che non sia ancora entro in sperimentazione clinica ha indotto qualche osservatore a ritenere “costosa” questa operazione. Anche se tutto dovesse andare secondo i piani, comunque, l’impatto sui conti di Roche non sembra così significativo.

Secondo le stime di JPMorgan, se si ipotizza il lancio sul mercato nel 2028, il nuovo farmaco potrebbe raggiungere un picco di vendite negli Stati Uniti di 2,4 miliardi di franchi svizzeri (2,5 miliardi di euro), ma non prima del 2037. Un valore che rappresenta circa il 5% del fatturato complessivo previsto per l’azienda svizzera e posiziona l’operazione al livello di “una diversificazione su scala minore”.

Gli analisti prevedono che quest’anno la divisione farmaceutica di Roche genererà un fatturato di quasi 45 miliardi di franchi svizzeri, con un free cash flow di circa 16 miliardi di franchi per quest’anno e per il prossimo. Questi calcoli suggeriscono che l’acquisizione, pur essendo significativa, faccia parte di una più ampia strategia di diversificazione e potenziamento della pipeline di farmaci.

Valutazioni inalterate

Del resto il valore dell’acquisizione, per quanto elevato, non ha modificato le valutazioni delle agenzie di credito. Fitch Ratings, ad esempio, ha confermato il giudizio AA con un outlook “stabile” che, tradotto, significa che l’agenzia considera Roche molto affidabile, con una elevata capacità di far fronte ai propri obblighi finanziari e che è improbabile ci siano dei cambiamenti di questo giudizio nel breve e medio termine.

Fitch conferma infatti “il forte profilo innovativo del business farmaceutico di Roche, caratterizzato da posizioni di leadership nel mercato in diverse aree terapeutiche specialistiche e sostenuto da lanci di successo che hanno migliorato significativamente la diversificazione e le prospettive di crescita per il resto del decennio”.

L’agenzia di rating prevede anche che, in seguito all’acquisizione di Telavant finanziata con il debito, la leva finanziaria (il peso del debito sulla redditività) aumenterà leggermente nel 2024, ma giudica che rimarrà comodamente all’interno dei limiti previsti per il rating attuale.

Un’insolita serie di fallimenti

Questi giudizi comunque potrebbero non controbilanciare i recenti fallimenti su operazioni di alto profilo che hanno raffreddato l’entusiasmo degli investitori. Secondo il Financial Times non saranno le acquisizione bolt-on (quelle, cioè, di aziende dello stesso settore di attività, più piccole ma con un potenziale valore strategico) “a far uscire Roche dalla crisi”.

Secondo la testata finanziaria, nei quattro anni fino al 2022 i tassi di successo della fase 3 per la casa svizzera sono stati ben al di sotto della media del settore, e comprendono due dei suoi studi clinici sull’Alzheimer in fase avanzata, che si sono conclusi l’anno scorso con un fallimento. Molti osservatori sottolineano l’insolito numero di contrattempi nei trial clinici.

Anche il nuovo amministratore delegato, Thomas Schinecker, in carica da marzo, ha ammesso che i tassi di successo dei farmaci sono stati bassi. Roche ha assolutamente bisogno di qualche successo perché le attività di Roche nel settore oncologico “cominciano a invecchiare”: per il 2023 è previsto un declino di 1,1 miliardi di franchi svizzeri dalle vendite dei farmaci consolidati Herceptin, Avastin e Rituxan.
Questa situazione ha portato Roche ad essere scambiata a meno di 12 volte gli utili del prossimo anno (AstraZeneca, per confronto, è a più di 15 volte). Il rapporto prezzo/utili (P/E o Price-to-Earnings Ratio) è un indicatore utilizzato in ambito finanziario per valutare se il prezzo di un’azione è in linea con gli utili prodotti oppure se l’azienda è sotto- o sopravvalutata.
La notizia dell’acquisizione non sembra aver cambiato la percezione del mercato: dopo la conferma dell’accordo, di cui peraltro si parlava da tempo, le quotazioni di Roche sono rimaste praticamente inalterate.