Leadership femminile: mettere al centro la persona

Quasi la metà dei quadri e oltre il 40% dei dirigenti di Bayer sono donne. Secondo Monica Poggio, amministratore delegato di Bayer Italia, il segreto di questo equilibrio è mettere le persone al centro a prescindere dal genere

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Leadership femminile: mettere al centro la persona. Intervista con Monica Poggio

Monica Poggio è stata spesso una pioniera. Ha attraversato – sempre con successo – settori diversificati dal banking, all’energia, alle tecnologie aerospaziali. Prima dirigente donna in un’azienda ad altissima prevalenza maschile come General Electric Oil & gas, è entra in Bayer nel 2012 con il ruolo di direttrice delle risorse umane e appena cinque anni più tardi è stata nominata AD di Bayer Italia. Parallelamente ai successi professionali, ha sviluppato progetti dedicati ai giovani e alla leadership femminile, come il primo “Women’s Network” di General Electric in Italia e il progetto “Women and Leadership” del Gruppo Unicredit. Ha inoltre contribuito alla nascita di Valore D, la prima associazione di grandi imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile in azienda, di cui è stata anche membro del consiglio direttivo.

Cosa l’ha guidata nel suo percorso professionale così diversificato?

In tutti questi anni sono stata spinta soprattutto dalla curiosità, dalla voglia di conoscere ed esplorare, in maniera a volte pionieristica.

Ho iniziato la mia carriera alle risorse umane guidata dalla curiosità di capire come funziona un’organizzazione, come si gestiscono le risorse, le diverse professionalità, la leadership. Ho sempre avuto anche molta passione per il cambiamento sia personale sia dei metodi per introdurlo nelle diverse organizzazioni e nei settori in cui ho operato.

Che difficoltà ha incontrato?
È stato un percorso ricco di soddisfazioni, legate non solo al raggiungimento degli obiettivi personali ma anche ai rapporti umani che si sono creati in questi anni, al vedere collaborare persone motivate, al gusto di conoscere prodotti e realtà differenti. Naturalmente un percorso di questo tipo include anche momenti più duri, in cui si devono compiere scelte difficili. La maternità è stata sicuramente uno di questi. Conciliare la maternità con i miei impegni e le scelte lavorative ha senz’altro comportato un’elaborazione impegnativa.
Come si concilia la vita familiare con quella manageriale, soprattutto ad alti livelli?
Monica Poggio, AD di Bayer Italia. Leadership femminile: mettere al centro al persona

La conciliazione è possibile, ad alcune condizioni: la prima è avere le idee molto chiare rispetto agli obiettivi professionali che si vogliono raggiungere nel corso della propria carriera. Dopodiché si deve selezionare un partner adatto, visto che dovrà condividere con noi il tipo di impostazione che intendiamo dare alla nostra vita. Infine, bisogna cercarsi aziende dove questo tipo di valori sia supportato. Se un’azienda non si concilia, bisogna cambiare azienda.

Lei ritiene di aver mai subito disparità di genere?

Direi di no. Ho incontrato a volte contesti aziendali meno facilitanti, ad esempio durante il periodo di gestione del bambino piccolo, ma ho sempre trovato superiori che in queste situazioni mi hanno supportato. Naturalmente, a mia volta – sia nel ruolo di responsabile delle risorse umane e ora come Ceo – ho sempre cercato di creare un contesto organizzativo che non ostacolasse le donne o facesse subire loro disparità di genere.

Riguardo la leadership femminile, com’è ora la situazione nella sua azienda?

Bayer è un’azienda atipica; da questo punto di vista è un’isola felice rispetto al panorama generale. In Bayer Italia, sul totale organico, le donne sono il 44%, a livello di quadri la percentuale raggiunge il 49% e tra i dirigenti il 42%. Con questi dati mi sento di poter affermare che la situazione è sostanzialmente bilanciata.

Qual è la chiave per questo bilanciamento?

La chiave è non pensare al genere del lavoratore ma mettere al centro la persona e tenere presente che ogni persona fa parte di una famiglia. Avendo in mente questo principio nella gestione dell’organizzazione, nella cultura aziendale, nella definizione delle procedure si evita automaticamente che si creino gap tra i generi.

Quando ha iniziato a sentire l’esigenza di voler fare di più per le donne in azienda?

Ho avuto l’occasione di potermi occupare di questo tema in General Electric Oil & gas, un’azienda con un’altissima prevalenza maschile, soprattutto all’epoca, dato l’elevato contenuto tecnico-ingegneristico. Già allora la società lavorava al target di ribilanciamento della presenza e della leadership femminile ma esistevano ostacoli oggettivi. Ad esempio, trovare laureate in ingegneria era molto difficile. Ho cominciato ad appassionarmi a quest’aspetto: com’era possibile che una ragazza decidesse di laurearsi in matematica ma non in ingegneria? Ho iniziato così a lavorare su questi temi, in parallelo con il mio sviluppo professionale e le mie scelte di giovane donna.

Cosa significa per lei essere una Ceo di un’azienda Life Science di questo livello?

Significa innanzitutto servire un purpose, come usa dire oggi, lo scopo che l’azienda si è posta e che, in questo caso, coincide molto con i miei valori. Il purpose di Bayer si inquadra soprattutto nell’ambito della sostenibilità, in particolare in due ambiti – salute e nutrizione – che sono diventati aree molto strategiche per l’azienda. È molto importante per noi poter fornire un contributo al raggiungimento di due goal fondamentali dell’agenda di sostenibilità delle Nazioni unite: combattere la fame e garantire le terapie.

Da un lato la popolazione mondiale sta aumentando ma vi sono fenomeni che stanno riducendo gli spazi agricoli, come l’erosione del suolo e i cambiamenti climatici. Aumenta quindi l’esigenza di introdurre innovazione in agricoltura per supportare la popolazione sul pianeta. Parallelamente, l’aspettativa di vita aumenta e con essa cresce l’esigenza di garantire un elevato standard di salute e terapie adeguate per tutti. Il raggiungimento di questo due obiettivi si sintetizza la vision di Bayer: “Health for all, hunger for none”.

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