Materie prime nelle life science: il 2024 sarà l’anno della ripresa?

Secondo un sondaggio condotto tra i trader di raw material in ambito food e pharma, le maggiori aspettative di crescita si concentrano sui primi sei mesi del nuovo anno

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Il commercio globale di materie prime chiave per la salute animale e umana si avvia a tornare ai livelli pre-crisi. Dopo quattro trimestri consecutivi di volumi commerciali deboli, i dati del terzo trimestre 2023 lasciano ben sperare indicando una ripresa rispetto alla linea di tendenza
storica. Tuttavia, gli esperti avvertono che i prossimi due trimestri saranno fondamentali per confermare la solidità di questa ripresa.

Lo afferma il report “Current state of raw materials”, una relazione su “come l’industria delle materie prime nelle life sciences vede se stessa in tempi difficili” pubblicata da Kemiex, una piattaforma digitale di trading specializzata in ingredienti farmaceutici attivi, additivi, vitamine, aminoacidi, minerali, fosfati e altri additivi per alimenti e mangimi.

La società ha condotto un sondaggio tra i suoi clienti e i professionisti del settore delle materie prime per misurarne il “sentiment” al termine di un (altro) anno impegnativo per la manifattura e il commercio.

I dati raccolti dai professionisti del settore forniscono prospettive preziose sulle prospettive per le industrie del settore nel 2024.

Stefan Schmidinger,
Head of Market & Supply Chain Research, Kemiex

 

Nel 2022, una concatenazione di eventi iniziati nel 2021 – come mercati dei trasporti in difficoltà e il blocco del Canale di Suez, la carenza energetica cinese, il controllo delle emissioni in vista delle Olimpiadi di Pechino, l’impennata dei prezzi, la crisi in Ucraina – hanno generato una improvvisa contrazione della domanda in diversi settori causando un eccesso di scorte per molte aziende.

Speranze per il 2024

Il 2023 ha mostrato segnali di ripresa ma le principali aspettative si concentrano sull’inizio del nuovo anno: secondo i risultati del sondaggio, solo il 14% degli intervistati ha già sperimentato una crescita dell’attività commerciale nei primi tre trimestri del 2023 con un ulteriore 15% che conta sui risultati dell’ultimo trimestre.

La maggior parte dei professionisti (35% ), invece, nutre maggiore ottimismo per una crescita economica nella prima metà del 2024, mentre un altro 19% è incline a prevedere un incremento nella seconda metà dell’anno. Gli autori del report pongo mettono anche in evidenza che un 17% prevede un’espansione più lenta, posticipando le aspettative di crescita oltre il 2025.

Il giudizio sull’attuale dinamica di mercato è coerente con questi dati: analizzando i volumi di acquisto e vendita e il numero di richieste e transazioni rispetto agli ultimi 24 mesi, la maggior parte dei partecipanti al sondaggio ha espresso un giudizio moderato: il 35% ha descritto l’attività come di moderato scambio, segnalando una crescita stabile ma non significativa. Il 31% ha valutato l’attività come regolare, suggerendo una situazione di mercato sana ma con alcune limitazioni.

Solo il 10% ha osservato un commercio molto attivo (livello 5), mentre il 12% lo ha definito attivo, segno di una forte crescita ma qualche (lieve) limitazione. Il 4% ha attribuito il livello più basso, giudicando lenta la propria attività commerciale.

Un difficile contesto commerciale

A incidere sulla prestazione delle aziende sono – secondo i protagonisti – principalmente tre fattori, tutti di carattere commerciale: una feroce competizione sui prezzi (54%), il calo degli ordini dei clienti e cicli di pianificazione più brevi (52%), un eccesso di scorte con conseguente riduzione delle stesse (50%).
Anche il contesto socioeconomico, comunque, riveste un ruolo significativo nell’influenzare i risultati aziendali. Emergono infatti fattori critici, in primis l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, segnalato dal 40% dei rispondenti come una delle principali sfide. Inoltre, il 37% ha evidenziato l’inflazione e il conseguente calo del potere d’acquisto come ulteriori fattore di stress per le aziende e il 25% ha sottolineato l’aumento dei tassi di interesse che incide sui finanziamenti, sul capitale circolante e sulla gestione delle scorte, mettendo così ulteriormente alla prova la resilienza delle imprese in un contesto economico già complesso.

…ma il mood rimane positivo

Nonostante le difficoltà, la percezione degli intervistati sull’andamento aziendale risulta positiva: quando è stato chiesto ai partecipanti di scegliere un’emoji che meglio rappresentasse le prestazioni di profitto della loro azienda o unità aziendale nel 2023, il 35% ha optato per un’emoji che simboleggia un’ottica positiva, il 25% ha scelto un’emoji che rappresenta una performance media, e il 15% ha selezionato un’emoji che esprime una tendenza molto positiva. Sul lato opposto, il 15% ha indicato una prestazione leggermente negativa mentre il 10% ha scelto un’emoji che rappresenta una diminuzione significativa dei profitti.


Quale sentiment rappresenta la performance della vostra azienda o business unit nel 2023 rispetto agli anni precedenti?