EMA avvia la valutazione di Sputnik V

EMA ha dato il via alla valutazione del vaccino russo: malgrado l'interesse verso lo Sputnik V, ravvivato dai dati di efficacia pubblicati su The Lancet, si accendono gli interrogativi su quale potrà essere il suo destino in Europa.

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Courtesy BBC

Il CHMP ha dato il via libera per la rolling review del vaccino russo Sputnik V (Gam-COVID-Vac) sviluppato dal Gamaleya National Centre of Epidemiology and Microbiology.

La sottomissione è stata effettuata dalla tedesca R-Pharm.

Alti e bassi fra scetticismo ed entusiasmo

L’approvazione russa del vaccino, annunciata nell’agosto scorso dal Presidente Vladimir Putin, ha colto la comunità scientifica di sorpresa. Lo scetticismo generale con cui la notizia fu accolta era legittimato dal fatto che la decisione giungeva ancora prima del termine della fase III della sperimentazione.

Neppure la pubblicazione, avvenuta su The Lancet, dei risultati di fase I/II fornì le risposte che i ricercatori di tutto il mondo attendevano.

Con il trascorrere del tempo e l’osservazione del comportamento real world del vaccino, gli stati d’animo si sono modificati. Fino alla consacrazione, avvenuta ancora sul Lancet, che lo scorso 2 febbraio è uscito con un articolo titolato Sputnik V COVID-19 vaccine candidate appears safe and effective.

Di fronte al 91,6% di efficacia anche i più scettici si sono mostrati disponibili a saperne di più. L’interesse è progressivamente cresciuto, e con esso le voci di contatti con EMA. Tanto che la stessa Agenzia dei Medicinali si è vista costretta a smentire la sottomissione di dati con un comunicato emanato il 10 febbraio scorso.

Vaccini e geopolitica

Ad oggi Sputnik V è stato approvato in 42 Paesi, comprese le europee Ungheria e Slovacchia. In questo momento è soggetto anche alla valutazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Insomma, per dirla con le stessa parole usate dal Primo Ministro slovacco Igor Matovic, COVID-19 non è interessato alla geopolitica.

A proposito della decisione del regolatore europeo, il CEO del Russian Direct Investment Fund (che ha supportato lo sviluppo del vaccino) Kirill Dmitriev ha dichiarato:

Dopo l’approvazione da parte di EMA, saremo in grado di fornire vaccini per 50 milioni di europei a partire da giugno

Un annuncio che confligge con le affermazioni caute del Presidente Putin.

Gestire il gossip

C’è da chiedersi come, nel caso EMA deliberasse, come ci auguriamo, l’autorizzazione all’immissione in commercio in Europa, i cittadini reagirebbero nei confronti del più chiacchierato dei vaccini oggi disponibili. Questo anche alla luce delle opinioni contrastanti sul prodotto, peraltro efficace e sicuro “oltre ogni ragionevole dubbio” di AstraZeneca.

La pubblicazione di febbraio sul Lancet è stata un successo politico, oltre che scientifico, per il Presidente Putin. Ma basterà per convincere l’opinione pubblica, turbata e confusa dalle contraddizioni continue che frammentano la comunicazione?

A maggior ragione se proprio i cittadini russi, presso i quali la popolarità dello Sputnik V non sembra sia mai decollata, sono i più diffidenti.

D’altra parte, è proprio questa stretta commistione, quasi sovrapposizione, fra l’immagine del vaccino e quella del leader russo a preoccupare, per le possibili pieghe a livello di politica internazionale che la situazione può prendere. Parafrasando l’espressione del Primo Ministro ungherese, potremmo dire che COVID-19 non è interessato alla geopolitica ma di sicuro la geopolitica subisce il suo ascendente.

I dubbi sulla capacità di produzione

Il secondo, grande interrogativo riguarda la capacità di produzione. Gli ordini piovono e l’UE dovrà sfoderare le sue più affinate tecniche di negoziato per ottenere forniture in tempi compatibili con la gestione dell’emergenza. Un aspetto dell’attività della Commissione che ultimamente non ha suscitato molti plausi.

Smentendo la forse troppo frettolosa dichiarazione del capo del Russian Direct Investment Fund, il Cremlino stesso ha asserito, non è dato sapere quanto per strategia e quanto per amor di onestà, che la Russia non è in grado di fare fronte a tutte le richieste.