Terapie digitali in uso, da Deprexis a Somryst, fino a Oleena

Una “carrellata” delle terapie digitali già in uso negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei. E di quelle in fase di sviluppo

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Terapie digitali in uso

Le terapie digitali stanno prendendo sempre più piede: alcune sono già state approvate da enti regolatori statunitensi ed europei; altre sono in fase di sviluppo e promettono di essere efficaci per il trattamento di molteplici patologie.

Terapie digitali per combattere la depressione

Umore sotto i tacchi, concentrazione che va in fumo, notti in bianco, sensi di colpa e di inadeguatezza. Sono alcuni dei campanelli d’allarme della depressione, una malattia che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, colpisce circa 322 milioni di persone nel mondo e che entro il 2030 sarà la patologia più diffusa. Più delle malattie cardiovascolari, più del cancro, più dell’Alzheimer.

Proprio per questo, una decina di anni fa ha fatto capolino Deprexis, una delle prime terapie digitali al mondo. Realizzata dall’azienda Gaia e testata in 14 studi, ha dimostrato di avere effetti simili a quelli dei farmaci antidepressivi, aprendo la strada a molti altri dispositivi digitali.

Terapia efficace contro le dipendenze

Sulla stessa scia, nel 2017, l’azienda Pear Therapeutics ha sviluppato Reset per arginare la dipendenza da droghe, alcol, nicotina. Il device, composto da un’app per il paziente e da un cruscotto per il medico, eroga una terapia cognitivo-comportamentale suddivisa in 61 moduli, con lezioni, esercizi, quiz, mirati a identificare i fattori che favoriscono l’uso di sostanze (per esempio, solitudine, dolore, pressione sociale), affrontare i pensieri correlati alla dipendenza, assumersi la responsabilità delle proprie scelte valutandone le conseguenze. La terapia, che deve comunque essere supportata da un programma terapeutico nello studio del medico e che ha una durata di tre mesi, ha dimostrato la propria efficacia in una sperimentazione condotta su 507 pazienti in dieci centri specialistici statunitensi. L’anno successivo è stata creata anche la terapia “cugina” Reset-0 per trattare la dipendenza da oppiacei.

Gestire i sintomi del cancro e dei trattamenti oncologici

Nel 2019 è stata la volta di Oleena, progettata dall’azienda Voluntis per aiutare i malati di tumore nella gestione dei sintomi (per esempio, nausea, diarrea, stipsi, dolore) derivanti dalla patologia o dai trattamenti, consentendo nel contempo il monitoraggio remoto da parte del team di assistenza. In pratica, il sistema, che è stato testato in alcune sperimentazioni, funziona così: quando il paziente avverte un disturbo, accede all’app e lo segnala al medico; quest’ultimo lo valuta, fornendo una raccomandazione personalizzata; l’utente gestisce autonomamente il proprio sintomo e, se la situazione si aggrava, viene subito messo in contatto con l’ospedale.

Diabete sotto controllo

Dall’oncologia al diabete con BlueStar, l’app prodotta sempre nel 2019 da Welldoc per tenere sotto controllo glicemia, attività fisica, alimentazione, pressione, peso, sia manualmente che tramite bluetooth. Gli studi effettuati sul dispositivo hanno dimostrato che la terapia è in grado di abbassare l’emoglobina glicata (valore che indica la media glicemica in un determinato periodo nel sangue) di due punti percentuali, un risultato positivo, che spesso non si riesce a ottenere neppure con i farmaci. «Per molte malattie i medicinali rappresentano senz’altro il cardine terapeutico», spiega Gualberto Gussoni, direttore scientifico del Centro studi della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi) di Milano, «mentre in altre il loro ruolo è meno decisivo. Per esempio, nel caso delle patologie croniche associate a stili di vita errati, come il diabete di tipo 2, l’efficacia dei farmaci risulta parziale».

Per combattere l’insonnia

Nell’ambito delle malattie croniche, nel 2020 negli Stati Uniti è stato creato anche Somryst, un dispositivo contro l’insonnia utilizzabile dai 22 anni d’età, che eroga trattamenti su misura. «I farmaci oggi disponibili per questa malattia sono raccomandati per un uso a breve termine, in quanto a lungo andare potrebbero determinare assuefazione ed effetti collaterali», mette in guardia il medico. «Il trattamento digitale mira, invece, a risolvere il disturbo, mantenendo i risultati anche dopo anni». Il prodotto è stato testato in due studi. Uno, pubblicato su Jama Psichiatry, è stato condotto su 303 pazienti, che hanno ottenuto un miglioramento del tempo di addormentamento e del numero di risvegli notturni, mantenutosi anche a distanza di sei mesi e di un anno. L’altro, comparso sulle pagine di Lancet Psychiatry, ha coinvolto 1.149 pazienti con insonnia associata a depressione, che hanno riscontrato benefici che si sono protratti per oltre un anno. L’applicazione risulta controindicata per camionisti e conducenti di pullman a lunga percorrenza, oltre che per i controllori di traffico aereo.

Trattamento personalizzato contro il deficit di attenzione

Sempre nel 2020 è stata prodotta anche Endeavor, una terapia digitale per i bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni affetti da deficit di attenzione con iperattività. La tecnologia consente l’attivazione di specifici gruppi di neuroni e può offrire un trattamento personalizzato. L’efficacia del metodo è stata dimostrata da uno studio condotto su 348 piccoli pazienti e pubblicato su Lancet Digital Health. In alcuni casi (circa il 9%), si sono verificati effetti collaterali, come senso di frustrazione, mal di testa, vertigini, nausea, aggressività.

Se queste sono le principali terapie digitali già in uso, altre sono in fase di sviluppo. Tra queste si annoverano Hypertension per l’ipertensione, Smoking Cessation per la disassuefazione dal fumo e altri due dispositivi, uno per il trattamento dell’autismo, l’altro della schizofrenia.