Cinque farmaci o più

Il Rapporto OsMed 2025 mostra con chiarezza quanto il farmaco sia diventato parte strutturale dell’assistenza agli anziani. Il 67,7% assume almeno cinque medicinali contemporaneamente, il 27,9% ne usa dieci o più e un terzo segue una politerapia cronica. Non è un dato da leggere in chiave allarmistica, ma un segnale che chiama in causa organizzazione, continuità assistenziale e capacità di governo clinico.

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L’invecchiamento della popolazione italiana rende inevitabile una presenza crescente del farmaco nella vita quotidiana. Il punto, però, non è semplicemente quanti medicinali vengano prescritti, ma in quale contesto, con quale coordinamento e con quale capacità di controllo nel tempo.

Il Rapporto OsMed 2025 porta il tema al centro della discussione. Tra gli anziani, il 67,7% assume almeno cinque farmaci contemporaneamente, mentre il 27,9% è esposto a dieci o più medicinali. Il 33,2% segue inoltre una politerapia cronica, definita come l’assunzione di almeno cinque farmaci diversi per sei mesi nell’arco dell’anno.

Più farmaci non significa necessariamente inappropriatezza

Numeri di questo tipo si prestano facilmente a una lettura semplificata: più medicinali equivalgono a una peggiore qualità delle cure. Sarebbe però una conclusione affrettata.

La politerapia, in sé, non è necessariamente sinonimo di inappropriatezza. In una popolazione anziana, spesso affetta da più patologie croniche, l’impiego contemporaneo di diversi medicinali può essere clinicamente giustificato. Diabete, ipertensione, patologie cardiovascolari, disturbi respiratori e condizioni neurologiche richiedono spesso trattamenti concomitanti e protratti nel tempo.

Il problema emerge quando le terapie si accumulano senza una visione complessiva, quando il percorso del paziente si frammenta tra specialisti, dimissioni ospedaliere, medicina generale e assistenza territoriale, oppure quando la revisione del trattamento diventa occasionale.

Il rischio nasce dalla frammentazione

Ogni farmaco può risultare appropriato se considerato singolarmente e concorrere, allo stesso tempo, a costruire un quadro terapeutico difficile da gestire. Interazioni, duplicazioni, effetti avversi e scarsa aderenza sono rischi che aumentano con il numero dei medicinali, ma soprattutto con la frammentazione delle decisioni.

L’anziano in politerapia rende visibili alcune debolezze organizzative del sistema. Quando più prescrittori intervengono sulla stessa persona, la riconciliazione terapeutica non può restare un passaggio formale. Deve diventare un’attività strutturata, in particolare nei momenti di transizione: ricovero, dimissione, visita specialistica, accesso al pronto soccorso, ingresso nell’assistenza domiciliare o in una struttura residenziale.

Senza questo raccordo, farmaci prescritti in fasi diverse possono continuare a essere assunti anche quando le condizioni cliniche sono cambiate, oppure sovrapporsi a nuovi trattamenti senza una valutazione aggiornata del rapporto tra benefici e rischi.

Una terapia deve funzionare anche nella vita quotidiana

La politerapia riguarda direttamente anche l’aderenza. Una cura articolata, distribuita in orari differenti e composta da dosaggi e modalità di assunzione diverse, è più difficile da seguire.

Non basta quindi che la prescrizione sia corretta sulla carta. Deve risultare comprensibile e sostenibile nella vita quotidiana del paziente, tenendo conto delle capacità cognitive, dell’autonomia, della presenza di caregiver e delle condizioni sociali.

In molte situazioni, la qualità della cura dipende dalla possibilità di semplificare il piano terapeutico, spiegare le ragioni dei trattamenti e monitorarne l’effettiva assunzione. Anche la deprescrizione può avere un ruolo, quando permette di sospendere medicinali non più necessari o non più coerenti con le priorità cliniche della persona.

Deprescrivere non significa ridurre l’assistenza. Significa verificare se tutti i trattamenti avviati in momenti diversi continuino a produrre un beneficio adeguato e se possano essere mantenuti senza aumentare inutilmente la complessità.

Appropriatezza come responsabilità condivisa

L’aumento della politerapia cronica non si governa con richiami generici alla prudenza prescrittiva. Servono strumenti organizzativi: integrazione tra professionisti, accesso ai dati clinici e farmacologici, sistemi per la verifica delle interazioni, monitoraggio dell’aderenza e revisione periodica del piano terapeutico.

Il medico di medicina generale mantiene una posizione centrale perché può ricostruire la storia complessiva del paziente. Gli specialisti devono però poter conoscere le terapie già in corso e valutarne le possibili interferenze. Anche il farmacista ospedaliero e territoriale può contribuire all’individuazione delle criticità, alla riconciliazione e al supporto all’aderenza.

La qualità dell’assistenza dipende sempre meno dal singolo atto prescrittivo e sempre più dalla capacità del sistema di mantenere una continuità tra professionisti, strutture e momenti diversi della cura.

La qualità clinica sostiene anche la sostenibilità

Una popolazione anziana ad alta esposizione farmacologica produce inevitabilmente un impatto economico e gestionale. La risposta, tuttavia, non può essere un contenimento lineare delle prescrizioni.

Una terapia ben coordinata può ridurre eventi avversi, ricoveri evitabili, accessi impropri e sovrapposizioni. Appropriatezza e sostenibilità non sono quindi obiettivi contrapposti: una migliore qualità clinica può tradursi anche in un uso più razionale delle risorse.

La spesa legata alla politerapia non dipende soltanto dal prezzo dei medicinali. Occorre considerare anche i costi generati da interazioni, errori nell’assunzione, perdita di aderenza e complicanze prevenibili. Governare meglio il trattamento può produrre benefici che vanno oltre la sola voce farmaceutica.

Dalla quantità alla qualità dell’assistenza

Il Rapporto OsMed non consegna soltanto una statistica sulla popolazione anziana. Pone una domanda più ampia: il sistema è attrezzato per gestire pazienti sempre più complessi, nei quali il medicinale occupa una parte centrale del percorso di cura?

La risposta non dipende solo dalle terapie disponibili, ma dalla capacità di tenere insieme medicina generale, specialistica, ospedale, territorio e informazione clinica.

La politerapia accompagna la transizione demografica e la crescita delle cronicità. Non basta sapere quanti anziani assumano cinque o dieci farmaci. Occorre capire se quelle terapie siano coordinate, rivalutate e compatibili con la vita della persona. È in questo passaggio che il numero dei medicinali torna a essere una questione di qualità dell’assistenza.

Fonti

Agenzia Italiana del Farmaco, L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto nazionale OsMed 2025
https://www.aifa.gov.it/-/l-uso-dei-farmaci-in-italia-rapporto-osmed-2025

Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA pubblica il Rapporto OsMed 2025 “L’uso dei farmaci in Italia”
https://www.aifa.gov.it/-/aifa-pubblica-rapporto-osmed-2025

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