Quando la logistica diventa sanità

Nel riordino della legislazione farmaceutica entra un tema rimasto ai margini: la logistica. Il contributo di LIPHE in Senato mostra come distribuzione, innovazione e accesso al farmaco siano ormai inscindibili, e perché il legislatore debba aggiornare una visione ormai superata.

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C’è una frase, tra quelle emerse nel contributo portato in Senato da LIPHE durante l’esame del DDL 1786, che merita di essere presa sul serio: la logistica è il braccio operativo che garantisce il diritto alla salute, indipendentemente dal codice postale.

Non è una formula evocativa. È la sintesi di una trasformazione già avvenuta, che il quadro normativo non ha ancora pienamente riconosciuto.

Nel passaggio parlamentare dedicato al riordino della legislazione farmaceutica si sta giocando infatti una partita meno visibile rispetto a quella su prezzi o governance, ma altrettanto decisiva: il riconoscimento della logistica come infrastruttura critica del sistema sanitario.

Una filiera più ampia di quanto si racconta

Un primo elemento che il documento LIPHE rende esplicito è la dimensione reale del comparto.

L’associazione rappresenta oltre 120 imprese – tra multinazionali e PMI – che collegano produzione, grossisti, farmacie, ospedali e pazienti, garantendo continuità delle cure e sicurezza dei trattamenti. Non è quindi un segmento accessorio, ma un’infrastruttura distribuita che tiene insieme l’intero sistema.
E il suo perimetro si sta ampliando. La logistica non si limita più alla distribuzione tradizionale: entra nell’assistenza territoriale, nella consegna domiciliare, nella gestione diretta del paziente.

Qui si inserisce un primo punto critico per il legislatore: il DDL 1786 affronta il rafforzamento della rete territoriale, ma non integra pienamente il ruolo logistico in questa trasformazione.

La filiera è cambiata

Come ha sottolineato Mila De Iure intervenendo in Commissione, negli ultimi dieci anni il settore è passato dalla prevalenza di farmaci di sintesi chimica a una biologia di precisione sempre più complessa.

La produzione è diventata data-driven. L’intelligenza artificiale interviene nei processi, nel controllo qualità, nella gestione delle variabili critiche.

Questo cambiamento ha trasformato l’intera filiera, e quindi anche la logistica ha mutato natura: non più semplice distribuzione, ma gestione di prodotti altamente sensibili, catene del freddo stringenti, monitoraggio continuo e integrazione digitale con la produzione.

Regole pensate per un’altra logistica

È su questo punto che emerge il nodo regolatorio: il quadro normativo della distribuzione – costruito sulle Good Distribution Practice europee – nasce per una logistica più lineare, centrata su prodotti relativamente stabili e su flussi prevedibili.

Oggi, invece, la realtà operativa è molto diversa. Il problema non è l’assenza di regole, ma il loro disallineamento rispetto alla complessità attuale.

Continuare a regolare la logistica come un segmento standardizzabile rischia di non cogliere la natura evoluta del sistema e di rallentare l’adozione di modelli già operativi.

Dalla distribuzione alla gestione del paziente

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda il ruolo della logistica nella relazione con il paziente.

La consegna domiciliare dei farmaci, il supporto all’assistenza territoriale e le nuove modalità di trasporto – incluse soluzioni innovative come i droni – segnano un passaggio netto.

La logistica diventa infrastruttura operativa della prossimità: non si tratta più solo di portare un prodotto da un punto A a un punto B, ma di garantire accesso, continuità e qualità del trattamento. Questo spostamento richiede anche un aggiornamento normativo, oggi ancora parziale.

La fine della standardizzazione

In un contesto in cui una variazione minima di temperatura può compromettere l’integrità di un farmaco, la standardizzazione non è più sufficiente.

I magazzini diventano control room. I servizi si costruiscono su misura. La gestione dei flussi richiede livelli di precisione e integrazione sempre più elevati.

Le aziende italiane si sono posizionate proprio su questo terreno, sviluppando modelli ad alta flessibilità e personalizzazione.

Un vantaggio competitivo reale, che però necessita di un quadro regolatorio coerente per essere sostenuto nel tempo.

Logistica come infrastruttura critica

Da qui deriva la richiesta centrale: riconoscere formalmente la logistica farmaceutica come attività essenziale, strategica e di interesse nazionale.

Ma è bene chiarire che non è una questione settoriale: in un contesto segnato da reshoring, tensioni geopolitiche e necessità di autonomia strategica, la capacità di garantire la sicurezza e l’integrità dei flussi di farmaci diventa un tema di politica industriale oltre che sanitaria.

Inserire la logistica nelle politiche pubbliche – salute, industria, sicurezza – significa rafforzare la resilienza complessiva del sistema.

Una filiera che deve collaborare

Nel passaggio più netto del contributo, il presidente Pierluigi Petrone sintetizza il punto: il futuro della filiera farmaceutica potrà reggere solo su una piena collaborazione tra tutti gli attori.

Produzione, distribuzione, regolatorio e accesso non sono più ambiti separati. Riconoscere la logistica significa riconoscere questa interdipendenza e accettare che l’integrità del farmaco – e quindi la sicurezza del paziente – dipende anche da chi lo movimenta.

Un nodo politico prima che tecnico

Il DDL 1786 nasce con un obiettivo ambizioso: rafforzare l’accesso, la sostenibilità e l’organizzazione del sistema farmaceutico. Ma proprio per questo non può permettersi di lasciare ai margini un elemento che attraversa tutti questi ambiti.

Il legislatore ha davanti una scelta precisa: può continuare a considerare la logistica un segmento della distribuzione oppure può riconoscerla come infrastruttura abilitante dell’intero sistema.

Nel primo caso, la norma rischia di essere già parziale. Nel secondo, può allinearsi alla realtà operativa.

Il punto, in fondo, è semplice: se il farmaco è salute, anche ciò che ne garantisce integrità, accesso e continuità deve essere trattato come tale.