Un punteggio può predire il nostro stato di salute futuro?

Un gruppo di scienziati americani afferma che è possibile stimare l'effetto di livello scolastico, reddito e condizione famigliare sulla fisiologia di una persona.

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Oggi, vi sono grandi aspettative sul Poligenic risk score, il “punteggio di rischio poligenico”, cioè sulla stima della probabilità di sviluppare una particolare condizione medica valutando le informazioni di più marcatori genetici e varianti.

Ora, cosa accadrebbe se però noi potessimo sviluppare degli score, dei punteggi, anche nell’ambito dei fattori sociali? In altri termini, è possibile stimare l’effetto sulla fisiologia di una persona del suo livello scolastico, reddito, condizione famigliare, stili di vita, reti sociali, tipologia di consumi? Secondo un gruppo di scienziati, sì.
In alcuni ambiti di ricerca accademica americana si lavora alacremente allo sviluppo del Polysocial risk score.

Per capire meglio come stanno le cose dobbiamo introdurre due riferimenti: uno scientifico e uno di fantasia.

Sappiamo che gran parte del nostro stato di salute è determinato da fattori sociali e psicosociali. Per fattori sociali possiamo intendere il reddito, il tipo di lavoro, il livello di istruzione, il capitale sociale, ma anche il quartiere dove viviamo.
Questi fattori influenzano i nostri stili di vita – fumare, bere, l’alimentazione in genere, l’attività fisica – così come l’accesso ai servizi sanitari e la capacità di raggiungere, comprendere e utilizzare proficuamente le informazioni sulla salute.

Epidemiologi e sociologi hanno prodotto un’enorme mole di ricerca quantitativa sulle relazioni tra determinanti sociali e salute.
Le ricerche sono spesso molto raffinate: quanto pesa il livello di istruzione sulla capacità di smettere di fumare? C’è una relazione tra il quartiere di residenza e l’essere vegani? Perché tra le persone di alto status sociale ci sono pochi astemi ma anche pochissimi forti bevitori?

Uno scenario di fantasia, anzi di fiction scientifica può darci qualche risposta.

Il nostro scenario di fantasia lo sviluppiamo invece richiamando due film di grande successo: Gattaca (1997) e Minority Report (2002). Gattaca è ambientato in un futuro prossimo in cui la società si divide in due classi sociali: i “Validi” e i “Non Validi”.
I Validi sono coloro che hanno un corredo genetico sano, frutto della selezione degli embrioni. I Non Validi sono quelli nati naturalmente che, quindi, hanno imperfezioni di vario tipo e grandezza.

Sulla base dei test genetici è dunque possibile predire l’aspettativa di vita delle persone e così allocarle in lavori più o meno prestigiosi.
Ovviamente, i Validi sono al top della scala sociale e i Non Validi sono relegati ai lavori più umili.
Quindi, il corredo genetico, in Gattaca, predice la propria posizione nella società, agendo da fattore di inclusione o esclusione sociale. Non è un caso se il filone artistico a cui viene ascritto Gattaca è quello detto “biopunk”.

In Minority Report siamo ancora in un futuro distopico. In questo contesto sociale, i colpevoli vengono arrestati prima che commettano il crimine. La predizione viene elaborata da tre veggenti dotati di poteri supernaturali. Dunque, anche qui il posto della previsione è centrale.

Fino ad oggi la maggior parte degli sforzi per quantificare l’influenza sull’individuo dei determinati di salute sono falliti: i nessi causali sono numerosi, interconnessi e complessi.

Ma da alcuni anni c’è qualcosa di nuovo come scrivono Figueroa e i suoi colleghi di Harvard, nell’articolo “Addressing social determinants of health. Time for a Polysocial risk score”, uscito recentemente sul Journal of American medical association.

Oggi l’enorme mole di dati che possono essere raccolti digitalmente sulla salute delle persone può segnare un turning point per lo sviluppo di stime precise sul rischio individuale di ammalarsi.

Queste ricerche, negli Stati Uniti, sono spesso sponsorizzate da un nuovo tipo di assicurazione sanitaria.
Si tratta di assicurazioni che fanno un tipo di polizza che guarda alle nostre abitudini di vita e ai nostri comportamenti, le Behavior-based insurance. Infatti, la riforma Obama, allo scopo di valorizzare la prevenzione, offrì l’opportunità alle assicurazioni sanitarie di praticare sconti a chi cercava di aderire a stili di vita sani.

Di qui l’interesse delle assicurazioni alla vita e agli stili di vita dei propri assicurati.
Alcune assicurazioni richiedono che i loro membri condividano i proprio dati fisiologici raccolti da un braccialetto elettronico. Un po’ come si può fare con l’assicurazione dell’auto.

Ma ci sono anche altri indicatori dello stato di salute (futuro) di una persona come i comportamenti di acquisto, la partecipazione ai forum online, perfino i like lasciati sui social.

I big data individuali offrono un enorme set di informazioni connesse ai determinanti sociali di salute. Questi big data possono essere sintetizzati in un punteggio (il Polysocial risk score, appunto) che misura la nostra probabilità di ammalarci.

Si tratta di uno scenario ancora distante dall’essere realizzato ma gli investimenti finanziari non fa dormire sonni tranquilli. Chiaramente i rischi di discriminazione sociale sono enormi. Le assicurazioni sanitarie tendono infatti a selezionare il maggior numero di persone sane, a discapito delle classi sociali non affluenti, che si ammalano di più. Del resto, non tutti possono andare in barca a vela e mangiare mirtilli per mantenersi sani.
In secondo luogo, l’assicurazione diviene qualcosa di diverso dalla sua essenza: il rischio infatti viene individualizzato e non spalmato su tutti gli assicurati.
Terzo, un algoritmo sorveglierà i nostri stati fisiologici: alla faccia della privacy!