Chi sale e chi scende, sviluppo farmaceutico 2023

Il panorama dello sviluppo farmaceutico durante il 2023 è stato movimentato da molte approvazioni ma anche dalla fine della sperimentazione di diversi farmaci. Ecco chi è salito e chi è sceso, con qualche sorpresa.

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L’anno che si è chiuso ha visto 77 nuove raccomandazioni per l’immissione in commercio da parte di Ema. L’unica nel campo delle Atmp riguarda la terapia genica basata su CRISPR/Cas-9: il farmaco si chiama Casgevy (exagamglogene autotemcel) e il suo target sono specifiche mutazioni genomiche relative alla produzione o funzione dell’emoglobina. Proprio per questo Casgevy è indicato per il trattamento della beta-talassemia trasfusione-dipendente e dell’anemia falciforme severa, malattie per cui rappresenta una vera innovazione terapeutica.

Anche il mondo dei vaccini ha visto dei nuovi ingressi per proteggere la salute dei pazienti contro le malattie delle basse vie respiratorie causate da virus respiratorio sinciziale. Si tratta di due diversi vaccini: l’Abrysvo e l’Arexvy, pensati per immunizzare gli over 60. L’Abrysvo, inoltre, è indicato anche per l’immunizzazione dei futuri nascituri attraverso la vaccinazione della madre durante la gravidanza.

Per quanto riguarda invece il comparto oncologico, i nuovi farmaci approvati sono stati 14. Sono quindi diverse le malattie che potranno essere trattate con le nuove terapie, come il mieloma multiplo refrattario o recidivante, grazie all’approvazione di Elrexflo (elranatamab) e Talvey (Talquetamab), o il linfoma diffuso a grandi cellule b con i farmaci Columvi (Glofitamab) e Tepkinly (epcoritamab). Anche per la mielofibrosi è stato approvato un nuovo trattamento, chiamato Omjjara (momelotinib), mentre contro il glioma cerebrale nei pazienti pedriatici a partire da un anno di età è stata approvata la combinazione di Finlee (dabrafenib) e Spexotras (trametinib).

Infine, altre 39 approvazioni hanno visto come oggetto nuovi principi attivi: 14 sono farmaci generici, 8 biosimilari e 17 farmaci orfani. Alcuni di questi sono stati approvati seguendo percorsi particolari, come il programma PRIME per i farmaci prioritari, il programma di approvazione accelerata, l’approvazione in circostanze eccezionali o l’approvazione condizionata, mentre due farmaci sono stati approvati da Ema per l’utilizzo fuori dai territori dell’Unione europea con il programma di autorizzazione dedicato. Si tratta dell’Arpraziquantel (arpraziquantel), una nuova arma per trattare la schistosomiasi, e del Fezinidazolo Winthrop (fexinidazolo), che ha visto un’estensione dell’indicazione terapeutica dalla sola tripanosomiasi causata dal parassita Trypanosoma brucei gambiense a quella più acuta e letale causata da Trypanosoma rhodesiense.

Cattive notizie

Con 3 opinioni negative, 19 ritiri e la conclusione dei monitoraggi delle performance commerciali per il triennio 2020-2023, l’anno che si è concluso non ha portato però solo buone notizie. L’onda lunga di Covid-19 ha ridotto infatti le performance commerciali di alcuni farmaci lanciati nel 2020 rispetto a quelli lanciati nel triennio 2016-2019, a causa dei continui cambi di priorità e della necessità di far fronte a carenze e problemi a livello di supply chain. Gli unici farmaci ad aver ottenuto buoni risultati in questo periodo sono stati quelli che incontravano bisogni non soddisfatti significativi o che portavano a benefici terapeutici molto marcati. In particolare nessuno dei prodotti approvati nel 2020 come primo lancio, che corrispondono al 21% del totale, ha superato le previsioni anzi, circa la metà ne è stata ben al di sotto. Il farmaco più performante in questo contesto è stato Trodelvy, un coniugato anticorpo-farmaco, che ha contribuito al successo del comparto oncologia. Proprio questa è infatti l’indicazione terapeutica che ha visto il maggior numero di nuovi lanci, il 29% del totale, insieme alla neurologia, responsabile del 16% sotto forma soprattutto di piccole molecole o anticorpi monoclonali.

Inoltre, alcuni farmaci che suscitavano grandi speranze hanno disatteso le aspettative. Izokibep, piccola proteina sviluppata da Acelyrin, ha fallito l’endpoint primario relativo al placebo probabilmente a causa di un errore di programmazione da parte di un Cro, causando un crollo del valore azionario della compagnia. Sempre un errore è alla base del fallimento del trial clinico di fase 2 del farmaco Rezpeg (rezpegaldesleukin) sviluppato da Nektar Therapeutics contro il lupus, questa volta commesso dal partner industriale Eli Lilly nell’interpretare i dati relativi a un trial di fase 1b relativo a eczema e psoriasi. Uno stato troppo avanzato della malattia nei pazienti arruolati sembra invece essere alla base del fallimento dello studio di fase 2b di efruximerfin, un analogo di FGF21, pensato per il trattamento della fibrosi dovuta a cirrosi MASH.

Per quanto riguarda i prodotti per la terapia genica, il farmaco Elevidy, sviluppato da Sarepta per il trattamento della distrofia muscolare di Duchenne, ha fallito l’endpoint primario dello studio di fase 3 Embark: Fda sta analizzando l’accaduto dato che aveva già approvato il farmaco. Nel mondo dei vaccini invece lo studio di fase 3 Mosaico dell’atteso vaccino contro l’HIV di Janssen Pharmaceuticals non è stato ritenuto in grado di raggiungere l’endpoint primario ed è stato quindi concluso, causando la fine dello sviluppo del farmaco da parte dell’azienda e la revisione dell’unità di ricerca e sviluppo dedicata alle malattie infettive.

Brutte notizie anche per i pazienti che soffrono di fibrillazione atriale con rischio di ictus, dato che l’inibitore del fattore Xla chiamato asundexlan e sviluppato da Bayer ha chiuso la sperimentazione a causa di una minore efficacia rispetto al trattamento standard Eliquis. Non va meglio a chi soffre di edema oculare dovuto a diabete, poiché la possibilità di approvazione del biopolimero coniugato con anticorpo anti VEGF Tarcocimab tedromer, sviluppato da Kodiak Sciences, è sfumata per il mancato raggiungimento dell’endpoint primario in uno studio di fase 3 rispetto alla terapia approvata. Anche due malattie profondamente studiate come la sclerosi multipla e il cancro del polmone non a piccole cellule non potranno avvalersi di due nuovi trattamenti: rispettivamente l’inibitore BTK evobrutinib sviluppato da Merck KGaA, che ha fallito il paragone con lo standard di riferimento in due sudi di fase 3, e l’inibitore di chinasi sitravatinib sviluppato da Mirati Therapeutics per superare la resistenza agli inibitori di checkpoint, che non ha portato il beneficio sperato nell’analisi della sopravvivenza complessiva a 3.5 mesi nello studio di fase 3 Sapphire.

Infine, un duro colpo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’R&D farmaceutico è stato inferto dal fallimento di BEN-2293, inibitore pan-Trk a uso topico contro l’eczema sviluppato da Benevolent AI, che non ha raggiunto l’endpoint secondario legato alla sicurezza del farmaco.