Comunicazione e vaccini anti COVID-19

La comunicazione sul vaccino anti COVID fa leva su espressioni che ne sottolineano gli aspetti etici: è una strategia efficace?

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comunicazione vaccino anti-COVID

Alla ricca e intensa produzione di studi sulla COVID-19 si è affiancata una comunicazione, scientifica e non, altrettanto articolata.

In particolare, il tema dei vaccini ha permesso la realizzazione di contenuti molto eterogenei che affrontano anche gli aspetti etici connessi.

La vaccine hesitancy non è una contingenza recente, ma una criticità di vecchia data. Per superarla la politica ha optato, nel 2017, per l’obbligo vaccinale. Un provvedimento controverso, quello della Legge Lorenzin, che ha scatenato anche fra gli addetti ai lavori vivaci polemiche.

Da un lato, l’effetto collaterale dato dalla limitazione delle libertà individuali. Dall’altro la necessità di tutelare la salute pubblica messa a rischio dalla preoccupante riduzione delle coperture vaccinali.

Per scongiurare il rischio di focolai di malattie ritenute, a torto, ormai superate, lo Stato ha messo in atto un’iniziativa coraggiosa.

Vaccino anti COVID, la politica punta sulla fiducia

Nell’ottica di una gestione complessiva nel lungo periodo della pandemia, i rappresentanti del Ministero della Salute e dello stesso Governo hanno da tempo preso le distanze dalla volontà di rendere la vaccinazione anti COVID-19 obbligatoria.

La scelta è stata motivata con la volontà di difendere la libertà di cura, qui intesa nel suo senso più lato che comprende la prevenzione.

Il Ministro Roberto Speranza ha più volte sottolineato l’intenzione della politica di fidarsi del senso di responsabilità dei cittadini.

Chiamata al dovere dai rischi economici, sociali e sanitari connessi alla trasmissione del contagio virale, la popolazione avrebbe sviluppato un senso di comunità tale da adoperarsi per favorire l’adesione all’immunizzazione.

Comunicazione, vaccino anti COVID e solidarietà sociale

Anche Papa Francesco, da tempo vicino alla causa della scienza, si è espresso sul tema della vaccinazione.

Nel corso di più interventi ha fatto appello allo spirito di sacrificio individuale, ha definito l’adesione alla campagna vaccinale come un’azione etica e un dovere ed una responsabilità morali.

Il Pontefice ha anche invitato alla responsabilità di praticare una reale solidarietà, alla luce del fatto che con la vaccinazione ci salviamo insieme.

Seppur mossa da ragioni diverse, anche UNEBA, l’organizzazione di categoria che include i professionisti delle RSA, ha insistito sui medesimi punti:

Contiamo sul fatto che saranno il senso di responsabilità e la solidarietà che sempre contraddistinguono la loro opera quotidiana a orientare la decisione delle lavoratrici e dei lavoratori sulla vaccinazione contro il COVID-19

La pandemia ha cambiato la società

Nell’ottica di una disamina sulle diverse strategie di comunicazione adottabili in merito al tema del vaccino anti COVID, vale la pena sottolineare alcuni aspetti del contesto in cui deve essere inserita.

La pandemia ha impedito (e continua a farlo) alle persone di lavorare, ha generato disparità notevoli e acuito i conflitti sociali. La politica, dall’altro lato, pur offrendo ristori economici e parole di vicinanza, è stata più volte costretta ad imporre forti limitazioni e a chiedere sacrifici ai cittadini.

D’altra parte, per quanto riguarda chiusure, divieti e imposizioni è abbastanza legittimo parlare di sacrifici.

Inoltre, a differenza di quanto è avvenuto durante la prima ondata, il sentimento di unità sociale si è fortemente indebolito e ha lasciato spazio al risentimento generalizzato associato all’impossibilità di agire.

La comunicazione sul vaccino anti COVID e il potere della parola

Siamo sicuri che una comunicazione che presenta la vaccinazione come un sacrificio, un obbligo morale colga nel segno? Non rischia, forse, di suscitare l’effetto opposto?

Altro interrogativo: il vaccino anti COVID non è, forse, uno strumento prezioso per l’emancipazione da questa fase storica di restrizioni e imposizioni?

Se è così, perché facciamo leva sul senso di responsabilità nel sottoporsi all’inoculo?

Perché usiamo il termine sacrificio per indicare la disponibilità ad avvalersi di quello che dovrebbe, a tutti gli effetti, essere ritenuto un diritto e non già un dovere. A maggior ragione nel Paese che vanta un servizio sanitario universalistico, com’è il nostro.

Perché utilizzare l’espressione altruismo quando vaccinarsi è fondamentalmente un atto egoistico che, anomalia nel suo genere, ha anche ripercussioni sociali positive.

Oltretutto, guardandoci intorno, siamo ragionevolmente più colpiti dalla generale frustrazione per i ritardi nella distribuzione del vaccino che non dalla riluttanza nei suoi confronti.

La comunicazione a supporto del cittadino

Nel mezzo di una pandemia potrebbe sembrare futile occuparsi delle espressioni linguistiche usate nelle campagne di comunicazione. Ma, a causa della distanza sociale che si è creata negli ultimi mesi, si è acuita la sensibilità nei confronti di questi temi.

Le persone vogliono sentirsi destinatarie di un messaggio. Hanno bisogno di raccogliere informazioni scientificamente validate, chiedono che si abbandoni il tono paternalistico e che si diano loro strumenti per capire cosa sta succedendo, per poter elaborare le difficoltà emotive e sviluppare soluzioni adattative.

La sensibilità alle parole si è intensificata e vale la pena interrogarsi sul loro uso: promuovere quelle inappropriate potrebbe produrre conseguenze spiacevoli.

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