HomeCOVID-19Regolatorio dei vaccini: i successi e la semplificazione necessaria alla produzione italiana

Regolatorio dei vaccini: i successi e la semplificazione necessaria alla produzione italiana

In vista della produzione italiana, oltre ai finanziamenti per la riconversione delle linee produttive e agli altri incentivi, è essenziale predisporre una semplificazione del regolatorio dei vaccini

Il Presidente AIFA Giorgio Palù ha aperto il webinar organizzato da AFI “La Scienza nei Vaccini anti COVID-19” con una riflessione sull’attività svolta fin qui dall’Agenzia del Farmaco nel regolatorio dei vaccini e, più in generale, dei farmaci utilizzati per la cura dell’infezione da SARS-CoV-2:

L’esperienza maturata a causa di questa pandemia ci aiuterà dal punto di vista della farmacologia anche per il futuro. Mi piacerebbe vedere AIFA crescere sul modello di altre agenzie internazionali e assumere una connotazione più improntata alla ricerca

Palù ha ricordato il primato dell’industria farmaceutica italiana nella produzione europea di farmaci, ma ha sottolineato anche la necessità di ulteriori spinte all’innovazione, un aspetto riguardo il quale ha confermato il suo commitment personale.

In questa prospettiva, la sinergizzazione dei diversi contributi industriali e istituzionali e la creazione di una task force sovranazionale potrebbe rendere possibile la nascita di realtà analoghe a quelle di Moderna e BioNTech, che sono cresciute negli ultimi anni.

Oltre il regolatorio dei vaccini: la produzione italiana

Non è possibile prevedere con esattezza i tempi di produzione di un vaccino, perché si tratta di un prodotto vivo

Massimo Scaccabarozzi

L’apertura del presidente di Farmindustria è una chiara risposta alle polemiche suscitate dai ritardi nelle consegne dei vaccini, ma anche alla pianificazione, attualmente in atto, della produzione italiana.

Le pressioni per accelerare sono forti, ma dobbiamo fare i conti con un contesto critico ed essere consapevoli della presenza di molti aspetti di non facile gestione.

Ad esempio, il fatto che in molti casi non tutte le fasi della produzione possono essere effettuate nello stesso stabilimento. Questo potrebbe allungare i tempi di produzione.

Occorre, tuttavia, specificare un punto importante. Se il ciclo di produzione completo di un vaccino richiede un tempo pari a circa 4-6 mesi, in alcuni casi addirittura un anno, è anche vero che il 70% dei processi è legittimato dalla tutela della qualità del vaccino.

Un’altra criticità è rappresentata dalla tipologia degli impianti presenti sul territorio italiano, che sono specifici per la produzione di vaccini contro patogeni batterici. La riconversione necessaria alla produzione di vaccini per l’immunizzazione da una patologia virale complica ulteriormente la questione.

Tutte queste istanze sono state portate al tavolo strategico convocato dal Ministro Giancarlo Giorgetti al Ministero dello Sviluppo Economico. Un consesso al quale, oltre al presidente Scaccabarozzi, partecipano il direttore generale Enrica Giorgetti ed il direttore del Centro Studi di Farmindustria Carlo Riccini, il presidente Palù (per AIFA) ed il commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo.

In questo ambito è stato eseguita un’attività di scouting presso le aziende, per individuare quelle potenzialmente adatte alla produzione. Ne sono emerse 4, anche se l’auspicio generale è che se ne trovino altre.

Questo non è un problema industriale, non è un problema politico: è un problema di salute

Giancarlo Giorgetti

Il regolatorio dei vaccini e la semplificazione

Sulle problematiche inerenti la produzione dei vaccini italiani, Massimo Scaccabarozzi risponde a due domande poste da MakingLife e da altri interlocutori collegati:

Presidente, pensa siano necessari incentivi e interventi di snellimento degli adempimenti in materia di controlli e validazione per accelerare la produzione?

“Ritengo che gli incentivi siano importanti, così come la collaborazione pubblico-privato. Ma ancora più necessaria è la semplificazione dei quadri normativi e regolatori. Questo è il feedback che ho ricevuto dalle aziende che hanno partecipato al tavolo organizzato al MISE. Purtroppo, noi abbiamo ancora un regolatorio che non favorisce gli investimenti nel Paese.”

Il tema dei finanziamenti rimane critico in vista della realizzazione di catene produttive sul nostro territorio?

“Continuiamo a considerare le spese sostenute in Sanità come un costo e non come un investimento. Ma questo è un errore che stiamo già pagando a caro prezzo, tanto è vero che l’arrivo di questo virus ha messo in ginocchio sia l’economia che la salute a livello globale.

Le aziende, fra quelle individuate che non possono provvedere all’allestimento dell’intera catena produttiva ma che comunque hanno tutte le carte in regola per partecipare a questo progetto si appoggeranno a realtà straniere in grado di supportarle nelle fasi critiche. Dovrebbero essere in grado di dare il via alla produzione entro l’inizio del prossimo anno”.

Azione globale nelle aree strategiche

Non solo semplificazione del regolatorio dei vaccini e incentivi.

Marco Cavaleri, responsabile del dipartimento Biological Health Threats and Vaccine Strategy di EMA, sottolinea un ulteriore fattore cruciale di penalizzazione:

“In Europa la partnership pubblico-privata vista negli Stati Uniti, e che ha portato ai noti risultati positivi in termini di ottenimento dei vaccini, non può realizzarsi. Intanto perché noi non disponiamo di una struttura simile all’NIH e poi perché da noi non esiste ancora una cultura di collaborazione di questo tipo. Una forma mentis che, almeno in aree strategiche come la salute, dovremmo invece avere. Personalmente punto molto su HERA, l’agenzia che avrà la funzione di costituire un polo di sviluppo per farmaci e vaccini per quelle che potranno essere le emergenze di domani. Le aree associate alle malattie infettive sono molto problematiche per i privati e critiche in termini di salute pubblica: questo aspetto impone un impegno del settore pubblico.”

La pronta reazione di EMA

Fin dalle primissime fasi dell’emergenza, EMA si è impegnata a mettere in piedi un sistema regolatorio per l’approvazione ed il monitoraggio dei prodotti che sarebbero presumibilmente serviti a gestire la pandemia.

In prima istanza è stato attivato l’Health Threat Plan predisposto per l’influenza suina e aggiornato con le successive emergenze rappresentate da Ebola, Zika e Chikungunya. Il Piano ha permesso all’Agenzia di mettere subito in atto strumenti specifici per l’approvazione dei vaccini.

Successivamente, nel marzo 2020, è stato costituito un team (EMA Task Force, ETF) che, presieduto dallo stesso Cavaleri, è stato incaricato di fornire tempestivamente pareri scientifici. Un sistema analogo a quello di FDA, che ha consentito di produrre risposte alle aziende in tempi ultra rapidi.

La rolling review: strumento basilare per l’approvazione dei vaccini

Il terzo, importantissimo step, è stato quello dell’introduzione della rolling review. La revisione a cicli comporta la sottomissione dei dati mano a mano che emergono dalla sperimentazione. Il passaggio dalla rolling review all’approvazione è avvenuto, per tutti i vaccini oggi in commercio, mediante autorizzazione condizionata.

Malgrado la definizione possa suscitare perplessità in materia di sicurezza, si tratta di un’autorizzazione a tutti gli effetti. Inoltre, in ossequio all’approccio tradizionalmente cauto del regolatorio europeo, l’autorizzazione condizionata di EMA richiede una quantità superiore di dati rispetto a quella di FDA e MHRA.

Ad oggi, l’Agenzia Europea dei Medicinali ha approvato 4 vaccini e ne ha in revisione altri 3.

L’aspetto cruciale nel regolatorio dei vaccini: la farmacovigilanza

Dal punto di vista della sorveglianza post autorizzativa nel regolatorio dei vaccini, in particolare della farmacovigilanza passiva, le attività sono ben sviluppate a livello europeo.

È stato attivato un risk management plan con le attività che devono essere condotte a valle dell’approvazione per il monitoraggio efficace del vaccino nelle popolazioni non studiate in fase di sperimentazione clinica, come le donne in gravidanza ed i soggetti immunocompromessi.

Cavaleri ricorda come, sulle criticità coagulative dei vaccini, l’Europa sia stata la prima a identificare il potenziale problema e a intraprendere azioni regolatorie (l’aggiornamento delle informazioni di prodotto).

E aggiunge che EMA si occuperà anche di farmacovigilanza attiva attraverso studi mirati sull’impiego dei vaccini nel real world.

Per quanto riguarda le varianti, il problema all’ordine del giorno, è fondamentale monitorare i dati relativi alla protezione garantita dai vaccini. Cavaleri si esprime con fiducia sulla situazione attuale. Ma precisa che è in atto l’organizzazione di procedure per la rapida approvazione di vaccini aggiornati qualora si rendesse necessaria.

 

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