La spesa sanitaria “intelligente” secondo l’Efpia

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Secondo l’Oecd, a livello globale un quinto delle risorse finanziarie viene utilizzato in modo inefficiente dai sistemi sanitari e non apporta alcun contributo in termini di outcome. La Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche (Efpia) ha organizzato un evento virtuale dall’eloquente titolo “Are we spending smart in healthcare?” nel quale ha affrontato il tema fornendo anche alcune indicazioni ai decisori politici avallando le sue proposte con diversi casi studio. Obiettivo: impiegare in modo più efficiente le risorse attraverso una migliore pianificazione e un sistema di “spesa intelligente”.

Ecco alcuni dei suggerimenti:

Misurare gli outcome e pubblicare i dati

Calcolare gli outcome ottenuti in funzione delle risorse impiegate può essere fuorviante, perché il dato fornisce indicazioni solo sull’efficienza del sistema ma non sull’efficacia degli interventi svolti. Tuttavia, per poter stabilire delle vie di miglioramento, i responsabili del sistema sanitario hanno bisogno di dati affidabili, omogenei e dettagliati sui risultati finora ottenuti.

La crisi di Covid-19 ha ampiamente dimostrato quanto possa essere complicato – e dannoso – provare a confrontare dati raccolti con diverse metodologie, come i tassi di mortalità nei diversi Stati.

Migliorare il coordinamento delle cure

Secondo alcune stime, in Italia e in Francia il 20% delle visite al pronto soccorso sono inappropriate. Questa percentuale raggiunge il 30% in Portogallo e supera il 50% in Belgio e Slovenia. I servizi ospedalieri sono una risorsa costosa, e dovrebbero essere utilizzati solo per quei trattamenti e cure che richiedono un elevato livello di competenza o attrezzature specializzate. Affrontare lo scarso coordinamento esistente tra gli ospedali e gli altri presidi sanitari permetterebbe un’importante incremento dell’efficienza.

Promuovere l’efficienza attraverso una spesa farmaceutica intelligente

Risparmi sostanziali potrebbero derivare da una maggior concorrenza nel mercato dei farmaci off-patent. Non solo: gli Stati membri dovrebbero impiegare strumenti digitali per garantire una maggior appropriatezza prescrittiva e una migliore aderenza alle cure. I risparmi ottenuti con la razionalizzazione delle spese farmaceutiche, dovrebbero essere reinvestiti per migliorare l’accesso alle medicine innovative, che hanno un ruolo importante anche nello sgravare altre sezioni del sistema sanitario da spese non necessarie.

Rafforzare prevenzione, diagnosi precoce e alfabetizzazione sanitaria

Il modo più economico per preservare la salute è spesso quello di prevenire l’insorgenza delle malattie o individuarne al più presto l’insorgenza. In Italia, il programma quasi ventennale di vaccinazioni contro l’epatite B ha consentito un risparmio netto di 580 milioni di euro e, a livello europeo, la vaccinazione antinfluenzale permette un risparmio annuale di 250 milioni di euro. Nei Paesi Baschi lo screening del cancro al colon ha ridotto incidenza e mortalità rispettivamente del 16% e del 26%, consentendo anche un risparmio netto di 93 milioni di euro. Replicato su scala UE equivarrebbe a un risparmio di 9,9 miliardi di euro.

Un’ulteriore fonte di inefficienza nell’assistenza sanitaria deriva dal basso livello di alfabetizzazione sanitaria: quasi la metà degli europei possiede competenze inadeguate (12%) o problematiche (35%). Programmi che intervengano su questo fattore, come avviene in Austria, Germania e Svizzera (la quale perde tra 1,5 e 2,3 miliardi di CHF all’anno per questo motivo), contribuirà a migliorare i risultati sanitari e a realizzare un uso più efficiente delle risorse.

Privilegiare modelli di pagamento che premiano i risultati rispetto ai volumi

La maggior parte dei servizi sanitari viene ancora rimborsato in base al volume. Questi sistemi – che pagano per la quantità di cure fornite senza tener conto dell’effettivo risultato – possono creare serie distorsioni. Uno studio ha rilevato che i pazienti con assicurazione privata registravano tassi di parto cesareo molto superiori rispetto a quelli non assicurati, poiché l’assicurazione privata rimborsava importi significativamente superiori per il cesareo rispetto al parto vaginale. Anche i modelli di capitazione possono essere altrettanto distorsivi. Calcolando la remunerazione sulla base di un numero fisso di pazienti registrati, possono indurre i servizi sanitari a una minor somministrazione di cure o a selezionare pazienti con minori necessità.

Dovrebbero quindi essere introdotti schemi di pagamento “più smart”: anziché pagare i letti d’ospedale, le visite ai medici, gli esami o i farmaci, i sistemi di assistenza sanitaria dovrebbero garantire migliori risultati e una vita più lunga per i pazienti. Alcuni esempi di pagamenti più corretti sono i bonus pay-for-performance (P4P), i pagamenti a pacchetto e i rimborsi basati sulla popolazione.

Integrare i budget in tutto il ciclo di cura

Anche l’Efpia si sofferma sul problema della suddivisione in silos dei sistemi sanitari. I modelli di rimborso devono tener conto dell’intero percorso clinico in modo da facilitare l’integrazione dei diversi servizi e indurli a ragionare come sistema unico. Oltre a consentire un’allocazione più efficiente delle risorse, la rimozione dei silos di bilancio consentirà ai sistemi sanitari di diventare più flessibili e in grado di affrontare più efficacemente shock esterni e le future minacce per la salute.

Condividere le migliori prassi

La condivisione e l’implementazione delle migliori prassi è ovviamente un passo fondamentale per valorizzare le conoscenze man mano che vengono raggiunte.

Vi sono molte storie di successo in UE che dovrebbero essere replicate, come l’ERN, una rete di oltre 900 ospedali che lavorano su malattie rare e complesse mettendo in comune le loro conoscenze o l’All Can Efficiency Hub, che raccoglie da tutto il mondo le migliori pratiche sulla cura del cancro.

Riferimenti

https://efpia.eu/news-events/the-efpia-view/statements-press-releases/strengthening-health-systems-through-smart-spending/

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