Dolore di genere

Sebbene sia chiara la necessità di diversificare l’approccio farmacologico in base al genere, gli studi specializzati e le applicazioni restano rare. Come nella gestione del dolore

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Un nuovo articolo del Laboratorio del Servizio di Farmacologia Clinica “Franco Ghezzo” (Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, Università degli Studi di Torino, Ospedale San Luigi Gonzaga) torna sull’importanza di tenere sempre conto della farmacologia di genere per l’aggiustamento delle terapie e il corretto uso dei medicinali.

La medicina di genere studia l’impatto del sesso e del genere sulle patologie. Non si tratta solo di dividere le persone in “uomini” e “donne”, ma di comprendere come le diverse caratteristiche biologiche (fattori anatomici, fisiologici e ormonali), sociali e culturali influenzino la salute, la malattia e la risposta ai trattamenti. L’obiettivo della medicina di genere è migliorare le strategie preventive, diagnostiche e terapeutiche individuando le differenze, a partire dai fattori di rischio e dai sintomi per arrivare ai meccanismi farmacocinetici e farmacodinamici degli agenti terapeutici.

Ciò include il modo in cui si manifestano le malattie e il modo in cui i farmaci agiscono sui diversi organismi. Esistono ragioni ormonali, anatomiche e sociali per cui uomini e donne possono sperimentare le malattie in modo diverso. Per esempio, le donne tendono ad avere una risposta immunitaria più forte ma sono anche più soggette alle malattie autoimmuni. La medicina di genere è ancora un settore emergente, ma ha il potenziale per migliorare l’assistenza sanitaria per tutti.

A livello di ricerca clinica, sebbene sia chiara la necessità di diversificare l’approccio farmacologico riguardo ai dosaggi e alle formulazioni nonché di concentrare l’interpretazione dei risultati sulle disuguaglianze di genere, gli studi specializzati restano rari.

Un esempio di studi che hanno riferito sulle differenze nell’assimilazione e nella risposta ai trattamenti dell’organismo femminile rispetto a quello maschile riguarda la gestione del dolore.

Il dolore e il suo trattamento nelle donne e negli uomini

Se la differenza del dolore in base al sesso è nota, non sempre è però tradotta nella gestione pratica del dolore.

Uno studio (Barrachina et al.) ha confrontato la risposta analgesica del tapentadolo e dell’ossicodone/naloxone (OXN) rispetto ad altri oppioidi. È emerso un maggiore utilizzo ospedaliero (con dose giornaliera equivalente di morfina più elevata) e una minore tollerabilità femminile con OXN. Inoltre, è stato dimostrato che le disparità di sesso sono associate a maggiori risorse ospedaliere e a peggiore accettabilità dei farmaci nelle donne utilizzatrici di OXN.

Le donne usavano benzodiazepine a un tasso significativamente più alto, sperimentavano più costipazione e mal di testa come eventi avversi e avevano maggiori probabilità di segnalare disfunzioni sessuali e perdita di interesse. Le donne erano anche significativamente più anziane degli uomini.

Un altro studio trasversale osservazionale (Escorial et al.) si è concentrato sulle possibili disparità legate al sesso tra pazienti ambulatoriali con dolore cronico non oncologico. Rispetto ai controlli maschili, i controlli femminili erano più anziani, sottoposti a terapia del dolore meno rigorosa e avevano più prescrizioni e visite psichiatriche.

Gli uomini hanno riportato il maggior numero di risposte avverse ai farmaci e un maggiore utilizzo di fentanil. Le donne, invece, hanno dimostrato un tasso più elevato di disturbo da uso di sostanze e un tasso inferiore di utilizzo di tramadolo.