Antibiotici, il calo sul territorio non chiude il problema

Nel 2025 i consumi di antibatterici sistemici nell’assistenza convenzionata sono diminuiti, mentre gli acquisti delle strutture pubbliche hanno continuato a crescere. Il dato OsMed descrive due contesti clinici diversi. Per valutare i progressi contro l’antimicrobico-resistenza non basta misurare quante dosi vengono utilizzate: occorre capire dove, per quali pazienti e con quali molecole.

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Il Rapporto OsMed 2025 registra una riduzione del 7,9% dei consumi di antibatterici sistemici nell’assistenza convenzionata e un calo dell’8,6% della relativa spesa. Nello stesso periodo, gli acquisti delle strutture sanitarie pubbliche sono aumentati del 2,4%.

La prima variazione rappresenta un segnale incoraggiante. Sul territorio si concentra una parte rilevante delle prescrizioni per infezioni respiratorie e urinarie, comprese quelle nelle quali l’antibiotico può essere utilizzato senza una reale indicazione batterica. Il dato ospedaliero richiede invece una lettura differente: pazienti più fragili, infezioni complesse e circolazione di microrganismi resistenti possono rendere necessari trattamenti più intensivi o molecole di ultima linea.

La riduzione territoriale non consente quindi di considerare risolto il problema dell’appropriatezza.

Meno dosi non significa automaticamente uso migliore

Il consumo complessivo è un indicatore essenziale, ma non dice quale antibiotico sia stato scelto, per quanto tempo e in relazione a quale diagnosi. Una riduzione quantitativa può accompagnarsi a prescrizioni più appropriate, ma può anche lasciare invariato il ricorso eccessivo alle molecole ad ampio spettro.

È la qualità della scelta a determinare buona parte della pressione selettiva che favorisce lo sviluppo delle resistenze. Quando un antibiotico ad ampio spettro viene prescritto al posto di un trattamento più mirato, l’effetto non riguarda soltanto il singolo paziente. Aumenta anche la probabilità che i batteri sviluppino o mantengano meccanismi di resistenza.

Gli indicatori di consumo devono essere letti insieme alla composizione delle prescrizioni, al rapporto tra antibiotici Access, Watch e Reserve e alla durata delle terapie. Il miglioramento non consiste semplicemente nel prescrivere meno, ma nel prescrivere in modo più preciso.

Territorio e ospedale affrontano pressioni diverse

Nell’assistenza territoriale molte decisioni vengono prese prima che sia disponibile una conferma microbiologica. Il medico deve basarsi sui sintomi, sulla storia clinica e sull’andamento epidemiologico. Diagnostica rapida, linee guida accessibili e possibilità di rivalutare il paziente possono ridurre l’incertezza e limitare trattamenti non necessari.

In ospedale il quadro cambia. Pazienti immunodepressi, interventi invasivi, dispositivi medici e degenze prolungate aumentano il rischio di infezioni correlate all’assistenza. La maggiore presenza di batteri resistenti può richiedere antibiotici ad ampio spettro o di ultima linea, almeno nella fase iniziale.

L’aumento degli acquisti ospedalieri non è dunque, da solo, una prova di inappropriatezza. È però un segnale da mettere in relazione con tipologia dei pazienti, dati microbiologici, infezioni ospedaliere e politiche locali di stewardship.

La stewardship entra nella pratica clinica

L’antimicrobial stewardship viene spesso descritta come un insieme di raccomandazioni, ma la sua efficacia dipende dalla capacità di entrare nei processi quotidiani. Servono protocolli condivisi, consulenza infettivologica e microbiologica, revisione della terapia dopo i primi risultati diagnostici e controllo di dosaggi e durata.

Un trattamento empirico ad ampio spettro può essere necessario nelle prime ore. Quando il microrganismo responsabile viene identificato, dovrebbe però essere possibile restringere la terapia, sostituirla o interromperla. Questo passaggio riduce l’esposizione non necessaria senza indebolire la cura.

La stewardship richiede anche dati tempestivi. Consumi, antibiogrammi e resistenze devono essere leggibili a livello di struttura e reparto, perché la situazione epidemiologica locale orienta le scelte più delle medie nazionali.

Le differenze territoriali restano rilevanti

I rapporti AIFA sugli antibiotici mostrano ampie differenze regionali nei consumi, nella prevalenza d’uso e nel ricorso alle molecole ad ampio spettro. Anche l’età incide: nel 2024 quasi quattro cittadini su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione, con una prevalenza particolarmente elevata nei primi quattro anni di vita e dopo gli 85 anni.

Questa variabilità non dipende soltanto dalla frequenza delle infezioni. Pesano abitudini prescrittive, aspettative dei pazienti, disponibilità della diagnostica, organizzazione della medicina territoriale e accesso agli specialisti.

Le campagne informative sono utili, ma devono essere accompagnate da interventi mirati nei territori in cui gli indicatori mostrano maggiori criticità. L’OsMed nasce anche per sostenere il confronto regionale e orientare la programmazione sanitaria.

Un mercato fragile proprio quando serve di più

Il contrasto all’antimicrobico-resistenza presenta anche una dimensione industriale. Gli antibiotici devono essere usati con parsimonia, ma devono rimanere disponibili quando necessari. Questa caratteristica rende il mercato meno attrattivo rispetto a quello dei farmaci destinati a trattamenti cronici.

Prezzi bassi, domanda difficile da prevedere e ridotta redditività possono favorire l’uscita dei produttori e aumentare la dipendenza da poche fonti di principi attivi. Ne derivano rischi di carenza proprio per medicinali essenziali, compresi prodotti maturi e di uso ospedaliero.

La sostenibilità non può coincidere con la sola riduzione della spesa. Gare, prezzi e politiche di approvvigionamento dovrebbero preservare una pluralità di fornitori e riconoscere il valore della continuità produttiva. Anche lo sviluppo di nuovi antibiotici richiede modelli capaci di separare almeno in parte la remunerazione dai volumi venduti, per non incentivare l’uso eccessivo.

Il dato deve diventare una decisione

Il calo delle prescrizioni territoriali nel 2025 è un risultato da osservare con attenzione, soprattutto se confermato nel tempo. Non basta però a descrivere l’intera situazione italiana. La crescita degli acquisti pubblici, la pressione delle infezioni ospedaliere e la diffusione delle resistenze mostrano che il problema si sta articolando.

La domanda non è soltanto quanti antibiotici vengano consumati. Conta sapere se siano stati utilizzati nel paziente corretto, con la molecola più adatta, alla dose necessaria e per il tempo appropriato.

OsMed offre la base quantitativa per seguire questa evoluzione. Il passaggio decisivo avviene quando dati di consumo, microbiologia, resistenze e disponibilità delle forniture vengono letti insieme. È su questa integrazione che si misura la capacità del sistema di proteggere l’efficacia degli antibiotici senza limitarne l’accesso quando sono indispensabili.

Fonti

Agenzia Italiana del Farmaco, L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto nazionale OsMed 2025
https://www.aifa.gov.it/-/l-uso-dei-farmaci-in-italia-rapporto-osmed-2025

Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA pubblica il Rapporto OsMed 2025 “L’uso dei farmaci in Italia”
https://www.aifa.gov.it/-/aifa-pubblica-rapporto-osmed-2025

Agenzia Italiana del Farmaco, L’uso degli antibiotici in Italia – Rapporto nazionale 2024
https://www.aifa.gov.it/-/uso-degli-antibiotici-in-italia-rapporto-nazionale-anno-2024

Agenzia Italiana del Farmaco, L’uso degli antibiotici in Italia
https://www.aifa.gov.it/l-uso-degli-antibiotici-in-italia%C2%A0

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