Caro carburanti, la crisi dei trasporti mette alla prova la filiera farmaceutica

Le proteste degli autotrasportatori sollevano interrogativi sulla continuità degli approvvigionamenti, dalla produzione alla distribuzione dei medicinali. LIPHE chiede interventi urgenti per evitare ripercussioni sulla supply chain farmaceutica e garantire le forniture essenziali.

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Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti aprono un nuovo fronte di criticità per le catene di approvvigionamento italiane. I fermi dei mezzi e i presidi che interessano diverse regioni del Mezzogiorno, insieme alla prospettiva di un’estensione delle mobilitazioni, pongono interrogativi sulla capacità delle filiere industriali di mantenere regolari i flussi di materiali e prodotti.

Tra i settori potenzialmente più esposti alle conseguenze di un’interruzione prolungata dei trasporti figura quello farmaceutico. Una filiera articolata, caratterizzata da reti di fornitura internazionali, requisiti di qualità stringenti e dalla necessità di assicurare continuità nell’approvvigionamento dei medicinali.

A richiamare l’attenzione sulla situazione è LIPHE – Logistica Integrata Pharma Healthcare, che ha rivolto un appello al Governo e agli operatori pubblici e privati coinvolti nella filiera affinché vengano adottate misure urgenti per evitare ripercussioni sulla distribuzione farmaceutica.

LIPHE – Logistica Integrata Pharma Healthcare è l’associazione che rappresenta le imprese attive nella logistica, nel trasporto e nei servizi dedicati al settore farmaceutico e sanitario. Con una storia associativa che risale al 1965, LIPHE opera come interlocutore della filiera e delle istituzioni, promuovendo il confronto sulle esigenze operative, normative e organizzative della distribuzione healthcare. L’associazione, presieduta da Pierluigi Petrone, pone al centro della propria attività la valorizzazione della logistica specializzata e la continuità dell’approvvigionamento dei medicinali, elementi essenziali per il funzionamento del sistema sanitario e la tutela dei pazienti.

Per maggiori informazioni: www.liphe.it

Caro gasolio e proteste: il contesto della crisi

L’aumento dei costi del carburante sta mettendo sotto pressione le imprese dell’autotrasporto, che denunciano una crescente difficoltà a sostenere le spese operative e chiedono interventi economici immediati.

Le proteste hanno assunto particolare rilevanza nelle regioni meridionali. In Puglia si sono verificati presidi e disagi alla circolazione e all’approvvigionamento di carburante; in Calabria e Sicilia sono state avviate mobilitazioni degli autotrasportatori, con fermi annunciati fino al 20 ottobre. La possibilità di un’estensione delle agitazioni ad altre aree del Paese alimenta le preoccupazioni delle imprese che dipendono dalla regolarità dei collegamenti stradali.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha convocato un confronto con le rappresentanze del settore per il 27 ottobre, mentre gli operatori chiedono risposte più rapide.

La questione riguarda due dimensioni distinte: da un lato l’aumento dei costi di trasporto, che incide sull’equilibrio economico delle attività logistiche; dall’altro il rischio di interruzioni fisiche della circolazione delle merci. Quest’ultimo aspetto può avere conseguenze immediate sull’operatività delle filiere produttive e distributive, soprattutto quando i tempi di consegna costituiscono una variabile critica.

LIPHE: salvaguardare la distribuzione dei medicinali

È in questo scenario che interviene LIPHE, associazione che rappresenta gli operatori della logistica e del trasporto dedicati al settore farmaceutico e sanitario.

Il presidente Pierluigi Petrone sottolinea la necessità di evitare che la crisi dell’autotrasporto comprometta la continuità della distribuzione dei farmaci: «Non ci siamo mai fermati neanche durante la pandemia da Covid e non possiamo farlo neanche ora che morde con drammaticità la crisi caro carburante».

Petrone richiama l’attenzione sui blocchi stradali e autostradali e sollecita un intervento coordinato delle istituzioni e dei soggetti coinvolti nella filiera: «Facciamo appello al Governo e a tutti gli stakeholders pubblici e privati coinvolti nel salvaguardare la piena operatività della supply chain farmaceutica al fine di predisporre con urgenza misure atte ad impedire la paralisi».

Il presidente LIPHE chiede inoltre di prevenire possibili effetti a catena che potrebbero compromettere i regolari rifornimenti, compresi quelli dei medicinali salvavita.
L’associazione si dichiara pronta a collaborare e richiama il ruolo del patto di filiera e dell’alleanza pubblico-privato nella tutela dei cittadini e dei pazienti.

L’intervento pone al centro una questione essenziale: la logistica farmaceutica non può essere considerata esclusivamente un’attività commerciale, perché dalla sua continuità dipende anche la possibilità di garantire l’accesso alle terapie.

Gli effetti potenziali sulla produzione farmaceutica

L’allarme sulla distribuzione dei medicinali rappresenta però soltanto una parte del problema. La dipendenza dell’industria farmaceutica dai servizi di trasporto riguarda l’intero ciclo produttivo, a partire dall’approvvigionamento delle materie prime.

Principi attivi, eccipienti, materiali di confezionamento e componenti necessari alla produzione possono attraversare più Paesi e diversi nodi logistici prima di raggiungere lo stabilimento di destinazione. Anche quando il trasporto internazionale avviene via mare o per via aerea, il trasferimento da porti, aeroporti e piattaforme distributive agli impianti produttivi dipende spesso dalla rete stradale.

Un’interruzione dei collegamenti può quindi ritardare l’arrivo dei materiali necessari alle lavorazioni, modificare le priorità di approvvigionamento e rendere più complessa la programmazione dei lotti.

Le conseguenze dipendono dalla disponibilità delle scorte, dalla durata delle interruzioni e dalla possibilità di ricorrere a fornitori o percorsi alternativi. Non ogni ritardo logistico determina un fermo produttivo, ma l’accumularsi di criticità su materiali diversi può ridurre la flessibilità operativa di uno stabilimento.

Un ulteriore elemento riguarda le relazioni tra aziende farmaceutiche, produttori conto terzi e fornitori specializzati. Nelle filiere che coinvolgono CMO e CDMO, il trasferimento di materiali, semilavorati e prodotti confezionati richiede un coordinamento tra impianti e operatori logistici. Ritardi nelle consegne possono ripercuotersi sulle finestre produttive e sulle attività programmate a valle.

In questo contesto, la crisi dell’autotrasporto può trasformarsi da problema logistico a fattore di rischio per la pianificazione industriale.

Trasporti farmaceutici, catena del freddo e requisiti GDP

La gestione dei ritardi assume una particolare rilevanza quando riguarda medicinali che devono essere conservati e trasportati entro condizioni ambientali definite.

Le Good Distribution Practices (GDP) europee richiedono che le condizioni di conservazione dei medicinali siano rispettate durante il trasporto e che gli operatori possano dimostrare che i prodotti non sono stati esposti a condizioni tali da comprometterne qualità e integrità.

Per i prodotti termosensibili, tra cui numerosi medicinali biologici, il mantenimento della temperatura prevista richiede soluzioni di trasporto qualificate, sistemi di monitoraggio e procedure per la gestione degli scostamenti.

Un blocco stradale prolungato può incidere sulla durata del viaggio, sulla capacità di mantenere le condizioni previste e sull’organizzazione delle eventuali soste o operazioni di trasferimento.

Un ritardo non comporta necessariamente un’escursione termica o la perdita del prodotto. Tuttavia, qualora si verifichi una deviazione dalle condizioni prescritte, questa deve essere gestita e valutata secondo le procedure applicabili, prima di assumere decisioni sulla destinazione del medicinale.

La pianificazione dei percorsi, la qualificazione delle soluzioni di trasporto, il monitoraggio delle condizioni e la disponibilità di piani alternativi diventano quindi strumenti fondamentali per contenere le conseguenze operative di situazioni straordinarie.

Il costo del carburante, inoltre, assume un peso particolare nei trasporti che richiedono mezzi refrigerati o apparecchiature alimentate per il controllo della temperatura, aggiungendo pressione economica a servizi già caratterizzati da requisiti tecnici elevati.

Dalla gestione dell’emergenza alla resilienza della supply chain

Le mobilitazioni degli autotrasportatori richiamano un tema più ampio: la capacità della supply chain farmaceutica di assorbire eventi esterni senza compromettere la continuità delle attività.

La gestione del rischio logistico richiede di identificare non soltanto i fornitori e i materiali critici, ma anche le dipendenze dai vettori, dalle infrastrutture e dai principali nodi di transito.

In presenza di interruzioni potenzialmente prolungate, le imprese possono valutare la disponibilità di scorte di sicurezza, la possibilità di utilizzare percorsi alternativi, la diversificazione dei servizi di trasporto e l’attribuzione di priorità alle spedizioni essenziali.

Queste misure non eliminano il rischio, né possono essere adottate indistintamente per ogni prodotto. Devono essere definite tenendo conto dei tempi di approvvigionamento, delle caratteristiche dei medicinali, dei requisiti di qualità e dell’effettiva disponibilità delle alternative logistiche.

Diventa inoltre determinante il coordinamento informativo tra produttori, operatori logistici, depositari, distributori e strutture sanitarie. Una conoscenza tempestiva delle criticità permette di valutare gli effetti sulle consegne e di intervenire prima che i ritardi si traducano in indisponibilità di prodotto.

È in questa prospettiva che assume rilievo il richiamo di LIPHE alla collaborazione tra soggetti pubblici e privati: la continuità della distribuzione farmaceutica dipende da una pluralità di attori, le cui decisioni devono essere coordinate soprattutto in situazioni di emergenza.

Un rischio da prevenire, non una carenza di medicinali già accertata

LIPHE richiama la necessità di evitare che la situazione evolva fino a compromettere i regolari approvvigionamenti: gli effetti sul settore farmaceutico dipenderanno dall’estensione territoriale e temporale delle mobilitazioni, dalla capacità degli operatori di mantenere attivi i collegamenti e dalle misure eventualmente adottate per tutelare le forniture essenziali.

La crisi del caro carburanti evidenzia comunque una vulnerabilità strutturale: anche una filiera altamente regolamentata, dotata di sistemi avanzati di controllo della qualità e della distribuzione, resta esposta al funzionamento delle infrastrutture e dei servizi logistici da cui dipende.

Per l’industria farmaceutica, garantire la continuità operativa significa quindi integrare i rischi di trasporto nelle strategie di approvvigionamento, produzione e distribuzione. Per le istituzioni, significa riconoscere il ruolo essenziale della logistica sanitaria nella tutela della salute pubblica.

L’appello di LIPHE si colloca precisamente all’incrocio tra queste due esigenze: assicurare la sostenibilità delle attività di trasporto e impedire che una crisi economica e infrastrutturale possa ripercuotersi sull’accesso alle cure.

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