Le Car-T e l’evoluzione della logistica

Le Car-T rappresentano una sfida impegnativa anche per la logistica che deve diventare sempre più versatile adattandosi alle esigenze dei singoli pazienti

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Le terapie a base di farmaci Car-T sono terapie personalizzate molto complesse, non solo dal punto di vista della produzione e della gestione del paziente. Alla pari della terapia, infatti, anche la soluzione logistica deve essere individuale in termini di tempi di trasporto, requisiti di stoccaggio, controllo della temperatura e attività di manipolazione.

Le diverse fasi che portano dalla produzione alla somministrazione al paziente richiedono una serrata collaborazione tra gli anelli della supply chain e un’accorta gestione del prodotto, che può essere effettuata solo attraverso la cieca osservanza delle Buone pratiche di produzione e delle Buone pratiche di distribuzione. Infatti, in questo caso il farmaco è un campione unico, la cui manomissione porterebbe al fallimento dell’intera terapia, probabilmente in modo definitivo, in quanto le condizioni dei pazienti che accedono alla terapia non sempre consentono una dilazione dei tempi di produzione e somministrazione.

Un ciclo di vita (e di trasporto) articolato

Le cinque fasi in cui potremmo suddividere il ciclo di terapia vedono centri autorizzati, produzione e operatori sanitari interfacciarsi con le aziende impegnate nella gestione logistica del campione prima e del farmaco dopo. La prima fase di questa filiera personalizzata ha inizio con il prelievo del campione di linfociti T del paziente. Il campione viene poi preparato per il trasporto dal centro alle strutture di produzione: viene trasferito in sacche monouso e si procede alla crioconservazione e al trasporto tramite operatori specializzati nella cold chain severa. In alcuni casi, il centro ospedaliero dispone di una propria officina farmaceutica autorizzata dall’Aifa alla produzione di un medicinale per terapie avanzate. In questi casi è l’officina stessa a procedere alla fase di ingegnerizzazione genetica. È quanto avviene, ad esempio, all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Programmazione e flessibilità

La presa in carico e il trasporto, sia a una struttura in house sia alla struttura di produzione, implicano un’attenta programmazione delle attività. Il partner logistico e il sito produttivo si coordinano con notevole anticipo sul piano di viaggio e lo comunicano, indicando esattamente itinerario, numero della vettura (o del volo) e date di pick up e di arrivo, così da permettere al centro ospedaliero di adempiere quanto prima agli obblighi amministrativi.
Per comprendere a pieno l’effort in termini di risorse temporali ed economiche, è importante tenere a mente che tutte queste attività vengono messe in campo per il trasporto di un singolo campione.

Una volta raggiunta l’azienda produttiva o l’officina farmaceutica, il campione viene riportato a temperatura e geneticamente modificato, poi le cellule Car-T ottenute vengono moltiplicate per crearne milioni di copie. A questo punto il farmaco, pronto per essere re-infuso nel paziente, viene nuovamente sottoposto a crioconservazione e stoccato in attesa che il centro ospedaliero sia pronto a riceverlo.
Tutti gli operatori coinvolti si coordinano nuovamente sulla possibile data di consegna e infusione, per programmare itinerario e tempistiche del trasporto. Si tratta di una fase molto delicata, che può subire improvvise variazioni dettate dallo stato di salute del paziente.
Infatti, prima dell’infusione, i pazienti vengono anche sottoposti a un trattamento chemioterapico volto a favorire l’espansione e la proliferazione delle cellule Car-T quando saranno infuse.

La sfida logistica

Queste terapie personalizzate stanno reinventando i flussi tradizionali, imponendo una logistica sempre più versatile, ma accurata. Quando il farmaco che si trasporta è creato su misura di una sola persona e a partire dal suo corredo genetico, non può esistere alcun margine d’errore, non solo nella gestione e nel trasporto di quel prodotto, ma anche delle informazioni a esso correlate.
Questo processo di logistica circolare, che parte e ritorna al centro dove il paziente è ricoverato, deve garantire: la condivisione delle informazioni con gli altri operatori, un’accurata pianificazione che sia però flessibile in base allo stato di salute del paziente, una solida esperienza nella gestione e nel trasporto di prodotti in cold chain severa, la tracciabilità e la rintracciabilità del campione e del farmaco in qualunque fase del percorso, visti i costi e l’effort legato al prodotto.

Le Car-T rappresentano, dunque, una grande sfida non solo per la ricerca, ma per tutta la supply chain farmaceutica.

Mentre si moltiplicano anche in Italia gli studi su nuovi ambiti di applicazione e nuove strategie, i costi elevati di queste terapie personalizzate impongono sempre più una standardizzazione nella catena di approvvigionamento per consentirne la scalabilità.